Con tanto di squilli di tromba, trombone e sax, venerdì sera a Trento Vasco Rossi ha aperto in grande stile la stagione concertistica estiva. La musica torna a ruggire “live” e le previsioni del settore indicano che, se tutto andrà bene, il 2022 potrebbe eclissare il 2019 come anno record per la vendita dei biglietti.

«Sebbene abbia programmato eventi anche lo scorso anno nel rispetto delle limitazioni imposte, ora intravedo finalmente l’uscita da un tunnel che ha prodotto ingenti danni a tutto il comparto», commenta Nuccio La Ferlita manager e produttore musicale di Puntoeacapo. «Alla luce del decreto che ha eliminato green pass e mascherine Ffp2, ripristinando le capienze e le normali modalità di accesso, è necessario che ora il pubblico riprenda fiducia e superi la fase psicologica di paura. Se si è arrivati a queste decisioni, dopo l’enorme cautela e prudenza di questi due anni, vuol dire che si può riacquistare la serenità».

Nuccio La Ferlita: «In questi due anni è cambiato il mercato musicale: a farlo oggi sono i giovani artisti e questo perché il pubblico giovane ha meno paura, corre in massa ai concerti»

I primi segnali positivi arrivano dalle prevendite. «Vanno bene, i giovani vanno soprattutto bene, i concerti evergreen invece faticano», indica Giuseppe Rapisarda, manager della GRM Management. «Fra gli adulti c’è ancora un po’ di titubanza nel frequentare posti affollati. Ma, secondo me, c’è anche una sorta di sacrificio da parte dei genitori che preferiscono stare a casa e spendere per i figli. Fra i ragazzi, invece, non ci sono paure, loro stanno fuori da sempre».

«A patire di più è la musica jazz che ha un pubblico adulto», si lamenta Pompeo Benincasa di Catania Jazz. «Ho visto la programmazione di alcuni festival al Nord e tutti puntano su pezzi da novanta o su gruppi che possono attrarre ragazzi: Simple Minds, Incognito. È difficile oggi piazzare artisti poco conosciuti, ancor di più chi fa musica siciliana. Noi puntiamo su proposte originali, emergenti di grande talento. Penso che chi vale vada fatto suonare».

In generale, la macchina avanza a tutto gas, sull’onda «della voglia di stare insieme e di condividere da parte dei giovani, indipendentemente dal nome di richiamo dell’artista», sottolinea Andrea Cavallaro direttore di Sicilia Festival. «In questi due anni è cambiato il mercato musicale: a farlo oggi sono i giovani artisti e questo perché il pubblico giovane ha meno paura, corre in massa ai concerti», spiega La Ferlita. «Certo il carovita, le preoccupazioni relative alla guerra in Ucraina non aiutano, ma la gente ha voglia di divertirsi, di uscire, di viaggiare».

Tornano tutti festival, dall’Indiegeno di Patti-Tindari al Mish Mash di Milazzo, dall’Ypsigrock di Castelbuono all’Ortigia Sound Festival, dal FestiValle di Agrigento all’Opera Festival di Milo. E se ne aggiungono altri

Per un po’ è sembrato così lontano: ascoltare il tuo artista preferito, bicchieri di birra che volavano sopra la testa, fare la fila per i bagni chimici, perdere i tuoi amici e trovarne di nuovi. Ma dopo due anni di cancellazioni e ritardi, gli amanti della musica possono nuovamente aspettarsi una serie di festival e concerti quest’estate. «È una ripartenza “violenta”, gli eventi sono davvero tanti», commenta Giampaolo Grotta, responsabile della Show Biz e consigliere nazionale di Assomusica, che tuttavia conferma il trend positivo: «Le prevendite funzionano tutte. Vanno parecchio bene i concerti rivolti al pubblico più giovane».

Tornano tutti festival, dall’Indiegeno di Patti-Tindari che lo scorso anno aveva dato forfait al Mish Mash di Milazzo, dall’Ypsigrock di Castelbuono all’Ortigia Sound Festival, dal FestiValle di Agrigento all’Opera Festival di Milo. E se ne aggiungono altri: The Island di Pantelleria, Palermo Festival, Ellenic ad Agrigento, Alcart ad Alcamo. Non solo. «Con la collaborazione dell’Università di Catania abbiamo avviato uno studio per analizzare le capacità attrattive dei Festival boutique e il loro impatto economico e sociale sul territorio», annuncia Andrea Cavallaro. «E, dopo la nostra nota di protesta dell’anno scorso, si è aperto un dialogo con la Regione siciliana».

La Ferlita: «In Sicilia purtroppo persistono grandi difficoltà nel reperire spazi idonei. La situazione va sempre più peggiorando e non vedo grandi prospettive»

Villa Bellini a Catania e l’anfiteatro di Zafferana sono gli scenari preferiti dalla nuova scena musicale italiana, con i concerti di Blanco, Sangiovanni, Pinguini Tattici Nucleari, Gemitaiz, Fabri Fibra, Ghali, Frah Quintale, Rkomi e via dicendo, alcuni dei quali già “sold out”. Ma la proposta musicale è eterogenea e c’è qualcosa nel calendario per tutti: dal rock storico dei Jethro Tull e Steve Hackett a quello sperimentale dei The Smile di Thom Yorke, dalla canzone d’autore alla new wave dei Simple Minds e alla black music dei Black Eyed Peas. Si amplia l’offerta anche nel jazz, con due festival a Palermo, ed altri a Zafferana, Milo, Caltanissetta, Castroreale, Castelbuono, Noto, Santa Venerina. E poi le colorate feste del Marranzano World Fest di Catania e del Dedalo di Caltabellotta. Si riaprono perfino gli stadi: il Massimino di Catania per Ultimo, il San Filippo di Messina per Vasco Rossi e la Favorita di Palermo per il Festival che dopo 52 anni riporta la musica pop allo stadio Renzo Barbera.

«C’è da dire che in Sicilia purtroppo persistono grandi difficoltà nel reperire spazi idonei. La situazione va sempre più peggiorando e non vedo grandi prospettive», si lamenta La Ferlita. «Siamo costretti a inventarci luoghi che si fatica a renderli agibili e alcuni spettacoli annunciati potrebbero saltare proprio per questi problemi. E poi c’è il nodo della burocrazia, della difficoltà ad avere in tempo le date. Non possiamo aspettare il bando per poter ottenere una data in un luogo. Catania si è mossa in modo diverso, ha dato la precedenza a chi è da tempo nel settore, come me, Costa e Rapisarda e, non a caso, ha la stagione migliore. Bisogna snellire la gestione delle concessioni degli spazi. Si stabiliscano delle regole comportamentali e se non le rispetti sei fuori. E che valgano per palasport, teatri di pietra e stadi».

Ma c’è il paradosso che consolidate e storiche associazioni musicali siano costrette a cercare altrove riconoscimenti alla loro attività. È il caso di Catania Jazz che quest’anno approda sul Lago Maggiore. «Mentre in Sicilia non siamo degnati dalla Regione, ad Arona troviamo sponsor, fondi e anche l’alto patrocinio della presidenza della Repubblica».

Quest’anno anche siti archeologici importanti, come quelli di Siracusa e Agrigento, si aprono alla musica, sulla scia di Taormina e Selinunte. In alcuni casi, come è capitato nella città aretusea non sono tuttavia mancate le polemiche per alcuni eventi “rock” ritenuti rischiosi per la salvaguardia del Teatro greco.

La “grande assente” dell’estate musicale è la “capitale”. Giuseppe Rapisarda: «La situazione di Palermo è allucinante. Non solo mancano spazi adeguati ad ospitare concerti ma l’unico esistente, il Teatro di Verdura, oggi costa 4mila euro».

«Le polemiche sull’apertura dei monumenti ai concerti sono archeologia», stigmatizza La Ferlita. «Mi meraviglia Sgarbi che fu proprio lui, due-tre anni fa, a fare tornare la musica al Teatro antico di Taormina. Mentre posso giustificare gli studiosi che hanno poche informazioni sulla musica e non sanno che oggi il pubblico di Gianna Nannini è formato da sessantenni, gli stessi che frequentano le rappresentazioni classiche, e che Elisa arriva in Sicilia nelle vesti di ambasciatrice dell’Onu per l’ambiente: il suo è un dei primi show ecosostenibili e la mattina sarà preceduto da visite guidate e incontri con studenti e famiglie sui temi dell’ambientalismo».

La “grande assente” dell’estate musicale siciliana è la “capitale” Palermo. «Non ci sono spazi per concerti rivolti ai giovani. Sono difficoltà che ci portiamo dietro da diversi anni, eppure gli spazi ci sarebbero», spiega Grotta. «Il Velodromo al momento è un salto nel buio, non è agibile, ci stanno lavorando. È come andare in vacanza e prenotare un albergo in costruzione. Il Castello al Mare è tabù nell’ambito della ristrutturazione del porto, ma nel Parco della Favorita o nelle vicinanze del Teatro di Verdura ci potrebbero essere spazi adatti da attrezzare. In Sicilia ancora non si è capito che occorre puntare sul turismo di programmazione, bisogna saper annunciare a fine estate gli eventi che ci saranno l’anno successivo. Noi mettiamo in moto un indotto, portiamo lavoro per ristoranti, alberghi, trasporti: per Andrea Bocelli abbiamo venduto biglietti in 82 Paesi. Il turista deve avere la possibilità di prenotare in largo anticipo voli e hotel per risparmiare».

«La situazione di Palermo è allucinante», rincara Rapisarda. «Non solo mancano spazi adeguati ad ospitare concerti, ma l’unico esistente, il Teatro di Verdura, che fino all’anno scorso costava 2mila euro d’affitto a sera, oggi costa 4mila euro. Dopo due anni di crisi a causa del Covid, avrebbero dovuto venirci incontro riducendo le spese e invece hanno alzato i prezzi».

La musica dal vivo sta emergendo da un letargo imposto dal Covid che ha visto circa un terzo dei posti di lavoro in tutta l’industria musicale spazzati via e il manager della GRM Management solleva un altro problema: «Non si trovano maestranze, non si trovano operai che facciano i lavori più duri: scaricare un camion, facchinaggio, aiuto-catering. Siamo costretti a pagarli due-tre volte di più rispetto al passato», denuncia Rapisarda. «Questo perché chi svolgeva questi compiti, dopo due anni di fermo, si è trovato un posto come pizzaiolo o panettiere, tutti gli altri hanno il reddito di cittadinanza e non hanno interesse a fare lavori duri. Non troviamo più gente per le pulizie e anche le spese per rizollare il prato si sono raddoppiate».

Insomma, si ricomincia. Tra luci e ombre, come al solito, ma si riprende. L’industria culturale ha dimostrato di possedere il potenziale per svolgere un ruolo chiave nella ripresa della nazione dalla pandemia, purtroppo non si è approfittato dei due anni di inattività per programmare una giusta ripartenza.

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