La condivisione dei beni culturali: l’avventura di Francesco Mannino e Officine Culturali

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«Non sono d’accordo con la finalità dei bandi per una fruizione esclusivamente turistica. I beni devono favorire soprattutto i locali»

«Il patrimonio culturale può divenire occasione per creare coesione ed inclusione tra tutte le fasce di popolazione normalmente escluse dalla partecipazione culturale e sociale. Vorrei che questo divenisse uno degli obiettivi fondamentali per la Sicilia». Francesco Mannino fa proprie le linee guide dell’Ue in merito alla gestione del patrimonio culturale e si sforza di concretizzarle nel quotidiano con i suoi collaboratori. Presidente di Officine culturali, associazione nata nel 2009 e impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale, nutre una passione incondizionata per il passato e una totale fiducia nel futuro. In particolare l’associazione è impegnata nelle attività di fruizione del Monastero dei Benedettini e in quest’ambito ha conseguito un’importante vittoria, «oggi la comunità catanese considera il Monastero elemento identitario – prosegue Mannino – e ne è prova il fatto che su TripAdvisor sia il secondo luogo più votato dopo l’Etna.

A ciò si aggiungano, sullo stesso sito di viaggi, i commenti riguardanti il Monastero: dal 2011 trapela la sorpresa per un bene riacquisito, a cui negli anni successivi si è aggiunta la soddisfazione per dei servizi efficienti; infine negli ultimi anni prevale l’invito, per i turisti, a visitare il sito storico. Questa è la più grande dimostrazione del senso di appartenenza frattanto maturato». Un obiettivo raggiunto grazie all’impegno di molti ma soprattutto grazie ad una nuova visione dei beni culturali, pensati non più solo per la fruizione turistica. Mannino, pur ammettendo la pochezza dei fondi stanziati per la tutela del Patrimonio culturale, focalizza l’attenzione su un altro gravoso problema, ovvero l’inadeguatezza dei bandi che distribuiscono questi fondi. «Tra i bandi l’obiettivo finale è quello di aumentare l’accessibilità turistica, io non sono d’accordo. Nessuno si preoccupa di favorire la fruizione della comunità locale e non si tratta di un discorso localista, bisogna partire dai bisogni di chi poi attorno a quei beni costruisce la propria vita».

LA TERZA MISSIONE DELLE UNIVERSITÀ «Officine culturali – spiega – coadiuva l’università e la sua principale finalità è la fusione tra comunicazione sociale e ricerca scientifica, ovvero favorire la fruizione del patrimonio artistico alla luce delle ricerche e degli studi universitari svolti». Quello che quest’associazione fa, in sinergia con il Dipartimento di Scienze Umanistiche, è insomma svolgere la cosiddetta terza missione che affianca le più tradizionali funzioni universitarie, ricerca e didattica, ovvero diffondere i risultati della ricerca al di fuori del mondo universitario per capire quale impatto positivo questi possano avere sulle comunità locali. Si tratta di un impegno tutto nuovo per l’Università italiana, ma in merito al quale quella di Catania si è aggiudicata una buona posizione nella classifica stilata dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca). E l’innovazione, come spesso capita, si radica nei periodi di maggior crisi: «i dipartimenti umanistici si sono dovuti confrontare con una grave contrazione del mercato del lavoro, specie nel settore loro attinente. Questo le ha spinte a riorganizzarsi, e se prima sfornavano solo insegnanti, oggi sfornano protezionisti del patrimonio culturale a vario titolo, il che è frutto della resilienza applicata alle università». In questa nuova prospettiva il Disum è per Mannino un prodotto nuovo e sperimentale che protende alla ricerca e contemporaneamente alla sua applicazione concreta, «oggi percepisco un’aria frizzante molto proiettata al futuro». Per questo motivo rivolge un invito ai giovani, lontano da ogni facile morale o dagli stereotipi comuni: «Bisogna affacciarsi alla finestra delle opportunità formative e coglierle secondo le proprie possibilità e propensione».

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