Se in questi giorni camminate per le fredde strade norvegesi, costeggiando il perimetro di una scuola materna, potrebbe capitarvi di sentire le note di una antica e popolare melodia napoletana “Santa Lucia” (scritta da Teodoro Cottrau nel 1849) e nel medesimo tempo, di fiutare l’odore di zafferano dei Lussekatter, dolci tipici di Santa Lucia.

Siamo a dicembre. La Norvegia, come si sa, è conosciuta per il cosiddetto sole di mezzanotte in estate e per le lunghe e buie notti in inverno. Se viveste qui come me potreste infatti, in un orario del tutto normale, andare al lavoro col buio e ritornare a casa col buio. Per intenderci, il prossimo 21 dicembre (solstizio d’inverno) nei paraggi di Oslo il sole farà capolino alle 9.19 e tramonterà alle 15.13. Ma già da adesso sono le tenebre a farla da padrona. È proprio in questo periodo che nei secoli si sono mescolate credenze popolari, riti pagani e tradizioni religiose. Ed è proprio il 13 dicembre, che anche qui in Norvegia, ma in modo particolare in Svezia, si festeggia Santa Lucia, tradizionalissima santa siciliana nata a Siracusa. Anche se solo pochi norvegesi, a dire il vero, conoscono le origini sicule della Santa.

La santa è la stessa, l’iconografia è differente. La tradizione vuole che la santa, vestita di bianco, viaggi tra le città scandinave e porti doni ai bambini annunciando il sopravvento della luce sull’oscurità

Il solstizio d’inverno, quando la notte raggiunge la sua massima estensione, ai tempi del calendario giuliano, sostituito da quello gregoriano solo nel 1582, non cadeva il 21 dicembre ma il 13 dicembre. In questo periodo, che va appunto dal 13 al 25 dicembre in epoca pagana si celebrava il solstizio d’inverno in onore del sole e fino al IV secolo si teneva una cerimonia in onore di Frøy, dio della fertilità. Poi, con l’arrivo della cristianizzazione, in modo particolare con Harald Hårfagre (primo re di Norvegia), si pose fine a queste tradizioni e si introdussero quelle relative al Natale cristiano. Jól era il nome pagano della festa del sole ed oggi Natale si dice jul in norvegese.

In questo contesto si inserisce appunto la tradizione e il culto di Santa Lucia in Norvegia. La santa è la stessa, l’iconografia è differente. La tradizione vuole che la santa, vestita di bianco, viaggi tra le città scandinave e porti doni ai bambini annunciando il sopravvento della luce sull’oscurità. I bambini, cantano “Sankta Lucia” con la stessa melodia della barcarola napoletana ma con un testo adattato dallo svedese Arvid Rosén nel 1928. A testimonianza di questo ponte virtuale tra nord e sud Europa, ogni anno dal 1950, a Siracusa, per la festa di Santa Lucia una delegazione svedese prende parte alla festività cittadine partecipando con la presenza di un coro e con una ragazza in tunica bianca e una corona di candele in testa che simboleggia la Santa Lucia svedese, così come propose un giornale svedese nel 1927.

Le tradizioni si intrecciano, viaggiano e cambiano nel corso del tempo, tanto che anche una vecchia melodia napoletana può veicolare il culto di una santa siciliana nelle fredde terre nordiche

Dario Bottaro, appassionato studioso devoto di Santa Lucia e autore del libro Santa Lucia. Sacro e profano, il corredo del simulacro di Santa Lucia a Siracusa (2010), ci conferma la diffusione internazionale del culto della martire siciliana: «Santa Lucia è la cittadina più illustre di Siracusa, conosciuta e amata in tutto il mondo, riconosciuta per virtù non soltanto nella Chiesa Cattolica, ma anche nella Chiesa d’Oriente e in quella Anglicana». Bottaro ci dà anche dei riferimenti storici: «Siracusa diede i natali a santa Lucia e in questa città il 13 dicembre 304, la giovane vergine subì il martirio sotto Diocleziano. A ricordare quell’estremo sacrificio, la comunità siracusana eresse due luoghi di culto a pochi metri di distanza l’uno dall’altro: la Basilica e il tempietto ottagonale del Sepolcro. Luoghi della memoria che per i siracusani sono un simbolo di identità e di aggregazione spirituale. Questi luoghi per tutto l’anno sono percorsi da pellegrini provenienti da ogni parte del mondo che si recano a Siracusa per ringraziare la Santa per una grazia ricevuta o per ottenerla».

Non è facile sapere come il culto di Santa Lucia sia arrivato nei paesi scandinavi, probabilmente tramite i primi missionari cristiani. Ma come abbiamo visto, le tradizioni si intrecciano, viaggiano e cambiano nel corso del tempo, tanto che anche una vecchia melodia napoletana può veicolare il culto di una santa siciliana nelle fredde terre nordiche. E nonostante possa sembrare strano, quando solo sette anni fa arrivai qui in Norvegia, proprio in questo periodo avrei avuto voglia di gustare un classico panettone italiano, che adesso trovo con sempre più facilità accatastato negli scaffali dei supermercati di Oslo, seppur ad un prezzo improponibile.

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