La nostalgia del ritorno: a Taormina rivivono l’arte e la storia di Corrado Cagli
Dagli anni dal fascismo e dell’esilio americano al rifugio tra la Perla dello Jonio e Letojanni, l’esposizione “Nostoi. Roma New York Taormina” negli spazi di Palazzo Corvaja – fruibile fino al 18 ottobre – ricompone il mosaico esistenziale e creativo del pittore marchigiano. Un itinerario denso di memorie che intreccia il respiro cosmopolita della Taormina del secondo Novecento – e dei tanti intellettuali con cui l’artista venne in contatto – con l’affetto viscerale per la comunità messinese, i suoi fermenti culturali e persino le sue passioni popolari come il calcio
C’è un legame profondissimo che unisce la figura di Corrado Cagli a Taormina. Un legame che va oltre la sua attività artistica. Oltre il suo amore viscerale per la Sicilia e in modo particolare per la Riviera Jonica messinese. È piuttosto un rapporto che contiene legami con la gente del posto, con gli intellettuali e gli altri artisti taorminesi nel periodo in cui visse e lavorò nella Perla dello Jonio, negli anni ’60 del Novecento. E a ricordare questo importante trait d’union ci sono, nell’animo dei taorminesi, soprattutto le opere di Cagli. Quelle necessariamente realizzate quando soggiornava nella sua villa, costruita da manovalanze locali, oppure quando si recava nella vicinissima Letojanni, a godere del mare e dell’accoglienza del signor Panarello, al Residence Le Cupole. Dove si trovava ogni genere di artisti: dai poeti Alfonso Gatto e Giuseppe Ungaretti, a Greta Garbo, vissuta sotto mentite spoglie nella Letojanni della metà del secolo scorso. Fino a Danilo Dolci che giungeva spesso per trovare conforto e per trascorrere ore spensierate a contatto con la gente semplice. Ma c’è di più. Proprio a Letojanni, a due chilometri da Taormina, esiste un Museo dove sono esposti ben 50 disegni del Cagli degli anni ’60 e ’70.

Proprio da qui, il professor Franco Baldasso, nei mesi scorsi, ha cominciato a studiare, con l’aiuto degli innumerevoli cataloghi presenti, e a ricostruire il legame di Cagli con Taormina e la Sicilia. E per far cosa in particolare? A cosa anelava Baldasso, Associate Professor of Italian Studies presso il Bard College di New York? L’obiettivo era ricordare l’esperienza di Cagli in Sicilia in rapporto con gli Stati Uniti e Roma, attraverso le sue opere più significative, nel 50° anniversario della morte dell’artista anconetano. Da questa idea nasce “Corrado Cagli: Nostoi. Roma New York Taormina”, mostra d’arte contemporanea, curata da Raffaele Bedarida, con la direzione artistica per l’appunto di Franco Baldasso, e promossa da Babilonia Centro di Lingua e Cultura Italiana in collaborazione con Archivio Corrado Cagli di Roma, Fondazione Taormina, Comune di Taormina, Fondazione Federico II, Fondazione R. H. Kitson Casa Cuseni, Bard College di New York e Sapienza Università di Roma.
Un capitolo della mostra è poi dedicato alla rete internazionale di collaborazioni costruita da Cagli con figure come Charles Olson, Igor Stravinsky, Danilo Dolci e George Balanchine
TRE LUOGHI, UN’IDENTITÀ. L’esposizione è stata inaugurata il 10 settembre scorso e sarà visitabile fino al 18 ottobre, negli spazi di Palazzo Corvaja, edificio storico della Città della Centauressa, dove sorse il primo Parlamento siciliano, e in cui si può comprendere come Corrado Cagli avesse a cuore la sua città d’adozione e i cittadini della stessa. Quella di Taormina è una mostra che amplia il precedente newyorkese del 2023, concentrandosi sul rapporto dell’artista con la Sicilia. Indicativo a riguardo è il titolo: “Nostoi”, che richiama il tema omerico del ritorno in patria di Ulisse che per Cagli è fondamentale, ma anche impossibile in quanto non coincide con la nostalgia dei luoghi del passato ma con una continua ridefinizione della propria identità. Roma, New York e Taormina rappresentano i principali luoghi della sua vicenda umana e artistica: dalla fuga dalla capitale in mano ai fascisti, alla Grande Mela dell’esilio e della rinascita, fino alla città siciliana degli anni Sessanta, crocevia internazionale di artisti e intellettuali. Le tre città sono insieme luoghi geografici, culturali e identitari. Attraverso il tema del “nostos”, si restituisce il racconto di un artista che ha trovato in Taormina un luogo privilegiato da cui ripensare la propria storia e il proprio linguaggio artistico.

TRA STRAVINSKY E ALTAFINI. L’esposizione dunque affronta temi soprattutto relativi al suo rapporto con questa parte di Sicilia. Quella Nord-Orientale. E qui tra gli aspetti meno conosciuti della ricerca di Cagli c’è inevitabilmente il calcio, inteso come rituale collettivo e forma di espressione corporea. D’Altronde proprio Cagli, negli anni in cui visse a Taormina, sostenne economicamente la Robur Letojanni, squadra di calcio che militava all’epoca in Prima Categoria, e di cui disegnò lo stemma, conservato rigorosamente nel Museo letojannese ed esposto adesso proprio all’interno della mostra. A Taormina e Letojanni, Cagli quindi fu autentico figlio adottivo, apprezzato da tutti, osannato dagli intellettuali e da giocatori come Josè Altafini, che spesso faceva tappa nel suo studio e che giocò una celebre partita amichevole anche con la Robur. Un capitolo della mostra è poi dedicato alla rete internazionale di collaborazioni costruita da Cagli con figure come Charles Olson, Igor Stravinsky, Danilo Dolci e George Balanchine. Opere donate da amici e collaboratori restituiscono uno sguardo inedito sulla comunità degli intellettuali in esilio negli Stati Uniti e sui rapporti che l’artista continuò a coltivare tra Roma e Taormina con personalità quali Saul Steinberg, Eugene Berman, Henri Cartier-Bresson e Victor Brauner.
BELLEZZA COSMOPOLITA. Chi vorrà visitare la mostra potrà anche ricostruire per sé il carattere cosmopolita della Taormina del Secondo dopoguerra, con un focus su Casa Cuseni, luogo d’incontri tra artisti, attivisti e sostenitori delle libertà civili, dove si trova “Piccolo Processo”, opera dedicata al magistrato Giuseppe Navarra e ispirata alle difficoltà della magistratura italiana nel contrasto alla Mafia. La scelta del luogo dell’esposizione non è poi casuale. Palazzo Corvaja dialoga, infatti, con il ricercare continuo di Cagli. Si tratta di una struttura medievale stratificata per architettura e storia, all’interno della quale si trova un percorso espositivo curato da Pietro Airoldi che intende mettere in relazione con lo spazio le opere dell’artista marchigiano. Dalla sezione dedicata al muralismo fino a quella sul rapporto con l’Isola. Quella di Taormina è pertanto un’iniziativa che conferma come questa città sia stata e sia tuttora al centro dell’arte pulsante di Cagli. Un coacervo di bellezza, unita ad altra bellezza, grazie anche al Centro Studi Babilonia, che ha sede proprio nel centro storico taorminese, e a tutti quegli studiosi e addetti ai lavori che hanno lavorato per trasformare Palazzo Corvaja in un tempio dell’arte contemporanea. Non solo per circa un mese, ovviamente. Perché l’intenzione, nell’idea di Babilonia, Taormina non è solo metà turistica per il mare o per il cibo. Ma anche luogo d’incontro tra storia, arte contemporanea e cultura internazionale. Una promessa che, viste le premesse, non si faticherà a mantenere.
(In copertina: l’artista Corrado Cagli)
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