Studiare le faglie sottomarine per prevedere e attenuare i rischi di futuri terremoti nella Sicilia orientale. Questa la missione di un team di ricercatori internazionali, tra cui il dott. Giovanni Barreca, geologo dell’Università degli Studi di Catania, che a bordo della nave di ricerca oceanografica POURQUOI Pas da qualche giorno stazionano in prossimità della costa catanese. La spedizione, della durata prevista di quindici giorni, sfrutterà una tecnologia laser per scandagliare le strutture tettoniche più attive, e perciò più pericolose, giacenti sul fondale ionico.

«È a tutti gli effetti un monitoraggio strumentale avanzato – spiega il dott. Barreca – che utilizza la riflettometria (BOTDRBrillouin Optical Time Domain Reflectometry) comunemente utilizzata sulle infrastrutture ingegneristiche a terra quali ponti, dighe e condotte, ma per la prima volta applicata in ambiente sottomarino». 

La ricerca, coordinata dal dott. Marc-Andrè Gutscher dell’Università della Bretagna Occidentale, vede la partecipazione di importanti istituti di ricerca e aziende internazionali quali l’Ifremer/CNRS e l’IDIL Fiber Optics (Francia), il GEOMAR Helmholtz Research Centre (Germania) e la iXblue di Aberdeen (Scozia), mentre la componente italiana è costituita dal Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed ambientali dell’Università di Catania, dall’INFN-LNS di Catania e dall’ INGV di Roma.

«In sostanza – spiega ancora il dottor Barreca – si tratta di far viaggiare in continuo particolari pulsazioni laser lungo un cavo a fibra ottica che verrà opportunamente posizionato a cavallo delle strutture di faglia. Poiché il raggio laser viene diffratto anche da microscopiche imperfezioni, qualsiasi variazione nel suo percorso produrrà dei picchi di diffrazione caratteristici. Se dunque il cavo viene “disturbato”, sarà possibile misurare l’entità del disturbo con la conseguenza diretta di poter registrare facilmente deformazioni – il muoversi delle faglie – dell’ordine dei 50 micrometri per metro (circa 1/3 dello spessore del capello umano) anche a distanza di decine di chilometri».

I dati raccolti nei prossimi giorni verranno inviati al Laboratoire Geosciences Ocean di Brest (Francia) per essere elaborati. «L’obiettivo principale della missione – conclude il ricercatore – è quello di monitorare nei prossimi 5 anni il movimento lungo una faglia ben conosciuta, la cosiddetta North Alfeo Fault, una profonda spaccatura del fondale marino che si estende da Catania al largo di Siracusa e che, per le sue peculiari caratteristiche, è ritenuta dalla comunità scientifica capace di generare terremoti energeticamente significativi».

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