Ah, che spettacolo l’Etna! Nella visione poetica che i media nazionali stanno proponendo con i loro servizi-cartolina sembra di vederci, tutti stretti in un abbraccio, sotto un cielo stellato, ad ammirare le fontane di lava che accendono la notte come dipinti ad olio. E quanto ci riempie di orgoglio questa narrazione che ci rende così esotici, speciali, protagonisti e destinatari di un miracolo della natura. La verità è che l’Etna è poetica solo per chi non ci vive al di sotto. Certo che tutto questo è estremamente affascinante e sì, la lava accende Instagram come poche cose al mondo riescono a fare ma, alla tredicesima settimana di “che bella l’Etna!”, comincia a venire fuori anche un vago retrogusto di “che palle l’Etna!”. Non sarà certamente poetico come tutto il contorno, ma la sostanza è che la pioggia di pietre, dopo 12 mesi di pandemia, non ci fa più sentire dentro una cartolina, ma dentro il libro dell’Esodo della Bibbia, quello delle piaghe d’Egitto. E no, contrariamente a quanto viene spesso raccontato, i disagi non si limitano a due giorni senza aeroporto. Perché se mettiamo in fila tutti i problemi, monetari e di natura fisica, che l’Etna ha causato viene fuori un quadro generale che non merita cornice.

Ma quanto ci costa l’Etna? Perché a mettere mano al portafoglio siamo praticamente tutti. C’è il cittadino, quello sbadato, che ha azionato i tergicristalli per pulire via la cenere e ora si trova un danno che va dai 300 ai 1000€ e quello attento che, nonostante il telo, ha la carrozzeria danneggiata. E poi ci sono le istituzioni: il governo regionale ha stanziato un milione di euro per lo stato di crisi e ha chiesto lo stato d’emergenza al governo nazionale così da accedere a ristori per pubblici e privati. Le spese per la pulizia stradale e lo smaltimento della cenere, solo degli ultimi giorni, sono stimate tra i 220mila e i 300mila euro per Comune. E poi ci sono le scuole chiuse da tre giorni (fate un giro a Riposto), il divieto di circolazione per i mezzi a due ruote, i limiti di velocità a 30 km/h e un traffico soffocante, come la cenere che entra se abbassi il finestrino, che due settimane fa, in autostrada, ha causato code di oltre 2 chilometri.

Coldiretti ha stimato danni per milioni di euro per aziende agricole praticamente in ginocchio. Intere coltivazioni soffocate dalla cenere con cavolfiori e spinaci a farne le spese più gravi. Non va meglio nelle serre, dove la cenere blocca il passaggio della luce, e nei vivai che si ritrovano con danni enormi proprio a ridosso della stagione commercialmente più interessante. Problemi seri, che diventano gravi quando di mezzo c’è la salute.

Zafferana Etnea ricoperta di cenere

Se è vero che le istituzioni sanitarie stanno verificando la possibile tossicità della cenere perché “la prudenza non è mai troppa”, come dice Musumeci, è altrettanto vero che ci sono studi conclamati che associano un incremento dei tumori all’ambiente vulcanico. In particolare, secondo lo studio italiano dell’università di Catania e dell’Ospedale Garibaldi-Nesima pubblicato sulla rivista Journal of the National Cancer Institute, chi abita nelle zone etnee ha il doppio di possibilità di sviluppare un cancro alla tiroide rispetto agli altri abitanti dell’Isola. Sotto accusa proprio le “polveri sottili” disperse nell’aria.

È davvero quindi un privilegio essere sorvegliati da “a muntagna?”. “Certo!”, non hanno dubbi gli altri, quelli che l’Etna la guardano su Facebook ma tra i catanesi il “sentiment” è piuttosto contrastante. Di certo c’è che la narrazione fatta oltre la cintura pedemontana ci rende fieri, ma non ci rende giustizia. L’Etna non è solo quella del rosso brillante, è soprattutto quello del nero: un lato oscuro che noi conosciamo bene. A vederlo da fuori sembra un grande evento da prima pagina, è invece una quotidianità a cui ci si abitua e che smette di far notizia. Dieci eruzioni in sedici giorni e non si vede ancora la luce, con l’Etna che fumava già lo scorso anno, prima di Natale. Perché le eruzioni (e i disagi) durano giorni, settimane, mesi. Tra il 2009 e il 2010 i giorni di passione sono stati 418. Ma le vicende recenti ci hanno insegnato che gli anni che stiamo vivendo tendono a voler essere quelli dei record.

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