L’esposizione  mette insieme i nuovi rappresentanti dell’arte romana di oggi – dal 17 giugno al 20 luglio – con i quattro siciliani più concentrati sulla pittura – visitabili dal 21 luglio al 31 agosto

L’ex Convitto Ragusa diventa ufficialmente un museo. Se fino a oggi i visitatori potevano usufruire solo di una sala, che ha ospitato la mostra su Andy Warhol l’anno scorso e quella di Marc Chagall quest’anno, l’inaugurazione del cortile e delle quattro sale che vi si affacciano, in programma per sabato 17 giugno, renderanno il complesso un vero e proprio polo culturale e museale.

Si chiamerà Convitto delle Arti – Noto Museum e debutterà con Et Et (…sia l’una che l’altra), mostra collettiva curata da Giuseppe Stagnitta dove i concetti di tesi e antitesi si incontrano attraverso due gruppi di artisti. I romani Danilo Bucchi, Alessandro Cannistrà, Pietro Ruffo e Maurizio Savini da una parte e i siciliani Alessandro Bazan, Francesco Lauretta, Andrea Di Marco e Fulvio Di Piazza dall’altra.

Due modalità diverse di agire nell’esperienza artistica, due modi di intendere l’arte differenti che però trovano anche qualche punto di contatto. Gli otto protagonisti avranno a disposizione una sala ciascuno per riportare la propria esperienza artistica al pubblico.

Pietro Ruffo, Migrazioni

«Sono cresciuto con i quattro romani che ospitiamo – racconta Stagnitta a Sicilian Post – abbiamo iniziato tutti insieme negli anni ’90, spinti dalle stesse motivazioni e sviluppando le nostre idee nell’entroterra romano, influenzato dalla pop art della scuola di Piazza del Popolo. Col tempo ognuno di noi ha sviluppato un percorso personale alla ricerca della propria identità». E così capita che Pietro Ruffo, noto per le sue installazioni e per le farfalle con cui affronta il tema delle migrazioni, incontra le opere fatte su carte con il fumo delle candele di Alessandro Cannistrà, o quelle fatte con un prodotto di consumo noto come la Big Babol di Maurizio Savini, che coniuga l’arte pop con tematiche sociali e politiche di forte impatto. O ancora quelle di Danilo Bucchi, che dopo essersi approcciato alle scenografie di film e al mondo pubblicitario sceglie in modo definitivo la pittura, arricchita dai suo scatti fotografici, trovando spazio in mostre internazionali a Singapore, New York, Pechino, Buenos Aires, fino alla XVI  Biennale di Venezia di Architettura.

Alessandro Cannistrà

Instaurare confronto e dialogo lo scopo dell’esposizione, che mette insieme i nuovi rappresentanti dell’arte romana di oggi – dal 17 giugno al 20 luglio – con i quattro siciliani più concentrati sulla pittura – visitabili dal 21 luglio al 31 agosto. «Tre appartengono alla scuola palermitana – chiarisce il curatore – mentre uno viene da quella di Scicli, che punta l’attenzione sulle atmosfere».

Bazan e Di Piazza sono tra i primi a riscoprire la pittura di Guttuso reinterpretandola e mescolandola con riferimenti alla cultura pop e cinematografica, mentre Francesco Lauretta è noto per le fotocoppie e per i petali di sapone che deposita su oggetti d’uso comune reinterpretandoli – come sofà, altari, porte e pareti – oltre che per le sue riflessioni sui luoghi comuni degli artisti e sui rapporti marginali tra arte e territorio.

In sala anche le opere di Andrea Di Marzo, artista realista con l’abitudine di dipingere al buio scomparso nel 2012 a soli 42 anni, che insieme ai colleghi rientra tra i maggiori esponenti della nuova pittura siciliana.

Danilo Bucchi

 

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