Mentre il Teatro Massimo Bellini si appresta a inaugurare la stagione lirica 2020 con la Carmen, proponiamo ai nostri lettori una sintesi della nostra inchiesta sul rapporto tra le nuove generazioni e le platee teatrali

Tra le città siciliane, Catania è senza dubbio riconosciuta come una delle più vivaci dal punto di vista culturale. L’ambito teatrale non fa eccezione. Qui sono oltre 30 le sale in cui assistere a spettacoli di vario genere e in quasi tutte le famiglie c’è almeno un attore, musicista o scenografo. Tuttavia, sempre più spesso le platee ospitano meravigliose teste canute mentre di giovani se ne vedono pochi. Per approfondire abbiamo sviluppato questa inchiesta intervistando circa 300 studenti e lavoratori tra i 15 e 30 anni.

I dati
I dati

I NUMERI. Il 35% degli intervistati dichiara di andare a teatro non più di due volte l’anno, mentre a frequentare le sale ogni tanto (da 3 a 6 volte ogni 12 mesi) è il 28,3%. Ad andare almeno una volta ogni 30 giorni è solamente il 9,4%, mentre la percentuale di coloro che non vanno mai a teatro è del 12,9%. Ma a cosa è dovuto questo quadro non troppo incoraggiante? Nonostante la maggior parte dei ragazzi abbia indicato come “abbastanza importante” l’incidenza del prezzo sulla decisione di andare a vedere uno spettacolo, il 70% ha dichiarato di aver usufruito in maniera agevole di riduzioni e convenzioni universitarie, grazie alle quali andare a teatro spesso costa meno del cinema.

IL CARTELLONE CHE VORREI. Sarà forse un problema di programmazione? Invero a Catania esistono stagioni per tutti i gusti: dal teatro dialettale a quello contemporaneo, passando per i grandi classici. Ma cosa prediligono i nostri giovani intervistati? Nella corsa fra i generi, la medaglia di bronzo e d’argento la ottengono i concerti di musica leggera e la lirica (17,1% e 17,9%) mentre al primo posto troviamo la prosa (32,5%).  Sul piano degli allestimenti, invece, per quanto riguarda la lirica, il 71% vorrebbe una messa in scena più tradizionale (senza effetti speciali, con costumi d’epoca) mentre per la prosa il campione si divide a metà gradendo maggiormente soluzioni contemporanee.
I titoli più gettonati, scelti tra una rosa di una decina di opere liriche, sono stati “Madama Butterfly” (55,9%), “Il barbiere di Siviglia (46,9%) e “Il flauto magico” (43%). Non dissimile lo scenario per quanto concerne la prosa, dove i più richiesti sono grandi classici come “Macbeth” (76,9%), “Così è se vi pare” (76,6%), “La Locandiera” (47,6%). Probabilmente a incidere su questi risultati è la maggiore conoscenza di testi studiati a scuola o all’università, del resto il 26,9% ha risposto di essersi avvicinato così al teatro.

COMUNICAZIONE. Proprio il contesto accademico e scolastico è spesso promotore di incontri con gli artisti o format come i “Preludi all’Opera”; iniziative accolte positivamente dagli intervistati, che tuttavia non vi partecipano in massa (solo il 33,6%). I ragazzi suggeriscono gratuità, possibilità di interagire con attori e cantanti in maniera diretta e una situazione di maggiore convivialità «con apericene e bicchierate», tutti aspetti però già promossi da anni con le modalità più o meno richieste. Un ossimoro se pensiamo che la maggior parte degli intervistati si dichiara soddisfatta di informarsi sui social (57,3%) e sui siti ufficiali degli enti (46,2%), dove presumibilmente queste iniziative sono ben pubblicizzate.

Infografica Turi Distefano
Infografica Turi Distefano

I SUGGERIMENTI. Come agire, allora, per incontrare maggiormente esigenze e desideri delle nuove generazioni? A fronte di lamentele sulla qualità, per cui c’è chi dichiara che «spesso si assiste a situazioni ridicole, gente che non sa cantare e soldi buttati in allestimenti brutti e moderni», c’è invece chi propone un vero e proprio piano d’azione: «In alcune città d’Europa – scrive un ragazzo – davanti ai teatri lirici si installano maxi schermi. Sarebbe un modo per far entrare la popolazione nella vita e nelle attività del teatro». C’è poi chi invoca la nascita di un’associazione ad hoc che «promuova una vera e propria community rivolta ai più giovani». Tra qualche incertezza, quindi, i ragazzi sembrano avere le idee chiare su cosa vorrebbero: maggiore partecipazione e confronto. Saremo pronti a venire loro incontro?

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