Macari, la baia contesa: le sfide del turismo sostenibile al tempo del “set effect”

Tra opportunità economiche, tutela ambientale e identità dei luoghi, il caso della Rina di Macari riaccende il dibattito sul modello di sviluppo turistico dell’Isola. Il Comune propone la realizzazione di nuovi servizi lungo il litorale e la società civile insorge. Così, il boom di luoghi resi celebri da prodotti audiovisivi di successo – da Montalbano a “The White Lotus” – impone riflessioni su come conciliare visibilità internazionale e rispetto per luoghi fino a poco tempo fa del tutto incontaminati

C’è un angolo di costa nel trapanese che negli ultimi anni è diventato il simbolo di una tensione sempre più evidente in Sicilia: come gestire il successo turistico senza consumare il territorio. La Rina di Macari, nel Comune di San Vito Lo Capo, è passata nel giro di pochi anni da baia appartata a meta ambita, complice la visibilità ottenuta grazie alla serie televisiva Rai Màkari, ispirata ai romanzi di Gaetano Savatteri. Oggi quel successo mediatico si traduce in una sfida concreta: conciliare crescita economica e sostenibilità ambientale.

Il boom di visitatori ha spinto l’amministrazione comunale a presentare un progetto per regolamentare e organizzare i servizi lungo il litorale. Il piano prevede la gestione di un’area di circa 2.000 metri quadrati e l’introduzione di servizi per i turisti: spiagge attrezzate, parcheggi, navette, noleggio di pedalò e canoe e altre infrastrutture leggere pensate per accompagnare l’aumento delle presenze. L’obiettivo dichiarato è evitare il caos e garantire una fruizione ordinata del territorio, intercettando al contempo una domanda turistica in forte crescita. Secondo il sindaco Francesco La Sala, non si tratta di interventi speculativi né di cementificazione: il progetto – ha spiegato – punterebbe su soluzioni a basso impatto ambientale, come trenini elettrici gratuiti e servizi essenziali, con l’intento di preservare l’equilibrio naturale della baia e offrire un’accoglienza sostenibile.

Il fenomeno del “set effect” rappresenta una leva economica potente e un volano di riconoscibilità. Ma porta con sé anche criticità strutturali, tra cui l’incremento dei prezzi immobiliari e la trasformazione di luoghi un tempo autentici in mete omologate

LA MOBILITAZIONE CIVICA. La proposta ha però suscitato una forte reazione da parte di cittadini, residenti e associazioni ambientaliste. È, infatti, nato il comitato Salviamo Macari, che in breve tempo ha raccolto oltre cinquemila firme attraverso una petizione online sostenuta anche da personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Emma Dante, Beppe Fiorello e Donatella Finocchiaro. I promotori denunciano il rischio di una pressione antropica eccessiva, con conseguenze come aumento dei rifiuti, rumore, consumo energetico e perdita di habitat naturali. Tra i punti più contestati vi sono l’ampliamento dei parcheggi, l’ipotesi di nuove aree attrezzate, attività di noleggio e spazi per eventi stagionali che — secondo i residenti — potrebbero trasformare la baia in una località turistica standardizzata, compromettendone biodiversità e identità paesaggistica. Il progetto, che aveva già ottenuto un primo parere favorevole della Regione Sicilia, è stato rimesso sotto esame dopo le proteste e le richieste di ulteriori valutazioni ambientali.

IL RUOLO DELL’AUDIOVISIVO. Il caso Macari si inserisce in una dinamica più ampia che coinvolge numerosi territori dell’Isola. La crescente presenza di produzioni audiovisive — dalle fiction nazionali alle serie internazionali — ha contribuito a ridefinire l’immagine turistica della Sicilia, generando un aumento dei flussi e un rinnovato interesse per borghi e paesaggi fino a poco tempo fa marginali. Questo fenomeno, spesso definito “set effect”, rappresenta una leva economica potente: stimola l’occupazione locale, favorisce la destagionalizzazione e amplia la visibilità internazionale. Tuttavia, comporta anche criticità strutturali, tra cui l’incremento dei prezzi immobiliari, la pressione sulle infrastrutture e la progressiva trasformazione di luoghi autentici in prodotti turistici omologati.

UN LABORATORIO PER IL FUTURO? La vicenda della Rina di Macari mette in luce una questione centrale per il futuro della Sicilia: la necessità di definire un modello di turismo capace di generare valore senza compromettere le risorse naturali e culturali. La sostenibilità, in questo contesto, non riguarda soltanto l’impatto ambientale, ma anche la qualità dell’esperienza turistica, il coinvolgimento delle comunità locali e la salvaguardia dell’identità dei territori. Tra le strategie possibili emergono la gestione dei flussi attraverso sistemi di accesso controllato, investimenti nella mobilità sostenibile, servizi temporanei e reversibili e una pianificazione condivisa con cittadini e operatori economici. La discussione sulla baia trapanese non è soltanto una disputa locale, ma un banco di prova per l’intero sistema turistico regionale. Il successo mediatico può rappresentare un’opportunità straordinaria, ma richiede governance, visione e capacità di bilanciare interessi diversi. macari diventa così un laboratorio emblematico: un luogo in cui si intrecciano sviluppo economico, tutela ambientale e partecipazione civica. La scelta non è tra turismo e conservazione, ma tra modelli di crescita differenti. E dalla capacità di trovare questo equilibrio dipenderà non solo il futuro di una baia, ma la credibilità stessa della Sicilia come destinazione sostenibile nel Mediterraneo.

(In copertina: Ph. Filippo Piazza | CC by SA 3.0)

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