Da ragazzina ventenne Margherita Vicario aveva gli occhi tristi e con una chitarra acustica nel 2014 abbozzava un teatrale “Minimal musical” dai toni malinconici e vintage. Otto anni dopo la ritroviamo allegra, sbarazzina, trasgressiva e ribelle con un album che fa Bingo sin dal titolo e in cui si spazia dai ritmi latini all’urban, dalla ballad voce, piano e archi al rap. «Sono passati quasi dieci album tra il mio primo album e Bingo, allora ero una ventenne con tanti dubbi e paure, oggi sono una trentenne un po’ più sicura di me stessa», spiega la cantautrice romana.

Dieci anni durante i quali la ragazzina dagli occhi tristi è stata distratta dal teatro, dal cinema con Woody Allen, Brizzi e altri, e dalle serie tv dai Cesaroni a quelle su Rai1. «Sì, un po’ continuo a essere indecisa su quale strada imboccare, se quella della recitazione o l’altra del cantautorato», ammette. «Ma non ho mai pensato di mollare la musica, ho semplicemente preso tempo per fare canzoni in modo efficace. Fondamentale è stato l’incontro con Dade Pavanello, produttore del disco, per rimettere la musica in circolo».

La ragazzina che aveva gli occhi tristi continua ad ascoltare Mina e Battisti, che si affaccia in molti dei brani di Bingo. «Lucio resta il numero uno», conferma. «Io amo la musica teatrale, sono appassionata di musical, delle commedie musicali americane. È una musica molto libera, al servizio della storia. Le canzoni di Mogol e Battisti sono come piccoli cortometraggi».

Le frecciate contro la leader di FdI e il presidente della Regione Campania: «Alla Meloni perché sbraita contro un’idea di famiglia che invece servirebbe a tutti, a De Luca arrivato alla ribalta per dei meme, non per un percorso politico»

D’altronde nel Dna di Margherita Vicario c’è il cinema, c’è la regia. La ragazzina dagli occhi tristi viene da una famiglia di artisti: è figlia del regista Francesco Vicario e nipote dell’attore e regista Marco Vicario e dell’attrice Rossana Podestà. Anche lo zio Stefano è un regista, tra le altre cose di varie edizioni del Festival di Sanremo. Ed è questo uno dei motivi che finora ha tenuto Margherita Vicario lontana dal palco del Teatro Ariston. «In effetti, non avevo la canzone giusta», glissa prima. Poi confessa: «Non volevo che la mia partecipazione venisse collegata a mio zio. Ma non sarà più così».

La ragazzina solare e allegra, dagli occhi radiosi di Bingo ha il compito di chiudere mercoledì 11 agosto il Mish Mash Festival di Capo Milazzo. Una rassegna che ha visto tre donne headliner: il 9 agosto il bedroom pop di Ariete, l’indomani Gaia tra indie e Sudamerica e adesso la cantautrice romana. «Un bel segnale!», commenta Margherita Vicario alla vigilia del bagno di folla e di caldo siciliani (il 12 agosto sarà anche ad Alcamo). «Questa estate noi donne stiamo raccogliendo i frutti degli ultimi due-tre anni, durante i quali c’è stata più attenzione nei nostri riguardi. Io sono ambasciatrice dell’organizzazione “Key Change” che si impegna perché la parità di genere venga rispettata nel mondo del lavoro e, in particolare, nella musica. Cantautrici ce ne sono molte di più di quelle che si conoscono, fanno molta più fatica ad emergere rispetto agli uomini. E questo perché tutto il mondo del lavoro è maschilista. Il fatto che al Mish Mash ci siano tre donne headliner è una grande conquista».

La ragazzina dagli occhi tristi è oggi una “bad girl” che lancia frecciate contro Giorgia Meloni, la leader di FdI, e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: «A Giorgia Meloni perché sbraita contro un’idea di famiglia che invece servirebbe a tutti, a De Luca arrivato alla ribalta per dei meme, non per un percorso politico». Nel mirino anche Troppi preti troppe suore, «perché se viviamo in una società maschilista e senza parità di generi è colpa della religione che continua a influenzare troppo la politica di uno Stato che dovrebbe essere laico e non confessionale e che continua a esitare davanti a una legge sacrosanta come quella Zan contro l’omofobia».

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