«Usare le parole per cambiare l’immagine che la società mi impone». Per  sintetizzare il panel “Informazione e disabilità”, svoltosi a chiusura della seconda giornata di workshop “Il giornalismo che verrà”, si potrebbe certamente partire da queste parole. A pronunciarle è Paola Tricomi, dottoranda della Scuola Normale di Pisa, ideatrice e sceneggiatrice del documentario “Per Desiderio”, oltre che persona con disabilità e «artigiana della parola» come lei stessa si definisce. Allo stesso tavolo siede il neo direttore di Rai per la sostenibilità Roberto Natale, nonché due giornaliste professioniste impegnate da anni nel raccontare il sociale: Paola Severini Melograni e Ornella Sgroi, rispettivamente volto della trasmissione “O anche no” in onda su Rai2 e collaboratrice del Corriere della Sera.

L’incontro, moderato dalla giornalista del TG1 Isabella Schiavone, è stata l’occasione per riflettere sull’importanza di parlare di disabilità in maniera non retorica, ma anche per presentare in anteprima il trailer di “Per Desiderio”, un documentario sulle immagini del cielo che nasce proprio dalla passione di Paola di osservare la volta celeste da una prospettiva particolare, quella dell’essere sdraiati. «Ho fatto una scelta ben precisa – racconta Tricomi – ovvero quella di essere non soltanto ideatrice e sceneggiatrice, ma anche presente in scena. Questo ha un apporto comunicativo molto forte poiché a parlare è anche il mio corpo che racconta da sé una storia».

Una scelta non facile ammette Paola confessando di avere il timore che “Per Desiderio” venga ricordato solamente come “il documentario di quella ragazza in carrozzina”. Il suo desiderio è invece mostrare come si possa parlare di disabilità senza parlare di disabilità. Questo non significa nasconderla, ma trattarla per quello che è: una componente che non rende esemplare né aggiunge straordinarietà alla persona che la vive. «Intervistando Luca Parmitano, uno dei protagonisti del docufilm, ho imparato che il coraggio non appartiene solo a chi va nello spazio, ma anche a chi sceglie ogni giorno di affrontare la sfida della vita», racconta Paola.

Un cambio di prospettiva che porterebbe a una grande rivoluzione. Quella di prendere atto che siamo tutti vulnerabili. «È questo il primo passo per abbandonare una narrazione piatta della disabilità, “da audience”, passando a una più complessa che mette in crisi il nostro mondo ma rende la verità».

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