Memoria storica, critica sociale e inni alla convivialità nell’arte di Turi Privitera

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Presso l’Auditorium Carlo Alberto dalla Chiesa di San Gregorio di Catania si apre una mostra in ricordo del pittore catanese con l’esposizione di una decina di suoi quadri. Una perfetta occasione per ricostruire le linee guida per la lettura della sua arte

Classe 1929, Turi Privitera fu protagonista della rinascita economica dell’Italia nel dopoguerra che catturò nelle sue tele. Due città ebbe sempre nel cuore: Lavagna di Liguria e San Gregorio di Catania dove trascorse gran parte della sua vita. A Lavagna ebbe modo di trasferirsi all’età di 20 anni per cercare lavoro e proprio lì scoprì la sua arte grazie all’amicizia con Silvio Cassinelli. Un sentimento corrisposto d’amore da parte di entrambe le città lo ha avvolto al momento della sua scomparsa, avvenuta il 15 settembre 2014, con manifestazioni pubbliche di sincero cordoglio. Una mostra all’Auditorium Carlo Alberto dalla Chiesa di San Gregorio di Catania, che gli diede i natali, permette al pubblico di apprezzare una selezione dei suoi lavori.

Padre di una famiglia molto unita, marito presente e affettuoso, Turi Privitera ebbe sempre vivi i valori della comunità e dell’unione. La sua arte mostra spesso, come ricorda Tommaso Paloscia in una recensione critica del 1991, non tanto un’appartenenza ad una specifica scuola, quanto un amore profondo per il colore e un bisogno di trasmettere idee attraverso le immagini. Esordisce con una mostra a San Gregorio nel 1972 che sarà inaugurata da Carlo Levi e durante la sua vita ha modo di essere apprezzato da molti critici tra cui Renato Cenni. La sua arte lo ha condotto in molte città tra cui Milano, Genova e Firenze. Nella pur esigua selezione di quadri, rispetto alla sua vastissima produzione, è possibile scorgere molto del timbro della sua arte. Ad emergere è innanzitutto la scarsezza di contorni a favore di una forma data pienamente dal colore e parimenti la rappresentanza della vita data dalla luce. I suoi dipinti sono imperniati di luce, anche quando vi è un preciso intento di oscurità, e rendono manifesto un desiderio di ariosità ed energia insieme.

“Bambolotti e manichino morto”

Un’arte, quella del Maestro, per cui non è improprio parlare di sfruttamento memoriale: numerosi i ritratti di personaggi storici del paese di San Gregorio la cui immagine nel tempo si sarebbe inabissata. Come il malinconico Turi Sardo, detto Ciccio, che col suo tamburello cantava la nostalgia, o Turi Spitu i cui occhi lucenti sembrano dirci verità ormai lontane dentro una smorfia di contrappunto fugace: volti perduti dell’immaginario comune di molti anni fa e storie concrete che il tempo lascia sommergere e che nel vivido colore di Turi Privitera rimangono fissati divenendo curiosità mitica per lo sguardo di chi vi pone l’attenzione.

“Ritratto Turispitu”

Accanto a ritratti di fanciulle e autoritratti molto vividi, celanti il pedissequo bisogno memoriale, di rilievo è lo spazio dedicato alla famiglia e alla convivialità. È di certo uno dei temi prediletti dell’artista perché all’interno di essi ha modo, da un punto di vista tecnico, di sperimentare il colore e la luce nelle sue più alte forme e, da un punto di vista tematico, di narrare la semplice gioia dello stare insieme.

Turi Privitera era autodidatta e forse per questa formazione conquistata attraverso le fatiche personali ha sempre mantenuto uno sguardo attento alle tematiche sociali. La sua mente fervida e il desiderio di continua conoscenza – ricordano i suoi familiari come fino all’ultimo giorno della sua vita egli si sia dedicato alla lettura, ma anche alla scultura e alla scrittura, con brevi versi o riflessioni – lo abbiano spinto ad accostarsi agli orientamenti di opposizione rispetto a politiche che non mostrassero attenzione per il volto fragile della società e perseguire ideali comunisti. L’intento di rappresentare la mercificazione dell’umano e quello di comunicare la necessità di ritornare a volgere lo sguardo verso i più deboli vengono ben palesati nei numerosi dipinti in cui protagonisti diventano bambole e manichini morti. Una degenerazione della natura morta che coglie spunto anche dai manichini di De Chirico. Lo sguardo alla vivacità e al realismo visionario di matrice paesaggista, tuttavia, non manca per esempio in alcuni grandi scenari di Tonnara in cui sembra di poter ravvisare la spia di una possibile speranza racchiusa in un occhio ancora ingenuo.

“Cena Rocca”

Il percorso tracciato e lasciato in eredità dall’artista Turi Privitera conduce a tempi in apparenza davvero lontani, valori connessi ad un’epoca trascorsa, così distante dall’odierna realtà. Forse ripercorrerli può dirci ancora molto sul modo in cui siamo giunti ad essere quelli che siamo e su quale bivio scegliere alla prossima fermata, ma qualunque sia la propria scelta o il proprio orientamento i colori di Turi Privitera hanno sempre molto da offrire in quanto ad emozioni e spunti di riflessione e sono in attesa di trasmetterci nuove sensazioni.

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