Perché insegnare la filosofia oggi? «Aiuta a creare utopie ed educa alla responsabilità»

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Cosa pensano di questa disciplina gli adolescenti che a 16 anni si cimentano per la prima volta con essa? C’è stato un momento in cui vi hanno ricorso nella loro vita? Ha ancora senso nei curricula scolastici e nella società? Le risposte di una classe del Liceo “Archimede” di Acireale e della loro docente Paola Lizzio

È l’ultimo venerdì di lezioni al Liceo “Archimede” di Acireale. Per i ragazzi della 3ª F suona l’ora di Paola Lizzio, loro insegnante di storia e filosofia: poco più di 40 anni e di ruolo dal 2007, ha gli occhi azzurri e un sorriso determinato, proprio di chi non si arrende alle battaglie della vita. Anna le consegna il diario di bordo del progetto di Alternanza Scuola-Lavoro da poco concluso. La classe, guidata dalla prof., ha allestito una mostra permanente sul Mediterraneo come luogo di incontro/scontro tra culture, visitabile a Casa Nazareth (Viagrande). Gli obiettivi del progetto, promuovere il decentramento narrativo della storia, soggetta all’etnocentrismo, e l’apertura al diverso oltre i luoghi comuni, hanno una forte caratterizzazione filosofica. Ma cosa vuol dire per i ragazzi approcciarsi per la prima volta ad una disciplina così diversa dalle altre? E quale ethos è richiesto agli insegnanti per riuscire a trasmetterne l’utilità ai loro studenti?

LA VOCE DEI RAGAZZI. «Per me la filosofia non è solo una materia scolastica, ma è l’arte del porci interrogativi che, anche se non risolti, possono farci cogliere l’essere della vita. Secondo me tutti, più o meno consapevolmente, si pongono domande filosofiche». La pensa così Emanuele e come lui anche Celine: «Per me la filosofia è cercare di rispondere a interrogativi che possono essere, ma che potrebbero anche non essere». Per queste ragioni Anna afferma di considerarla più uno stimolo che una materia scolastica. Gli studenti si sono così confrontati con l’annoso problema di definire questa disciplina. «Interessante è capire come i filosofi hanno cambiato il modo di pensare delle persone», afferma Michele, mentre Cristina sottolinea che: «La filosofia è lo studio del pensiero politico, sociale, religioso di uomini del nostro tempo e non, necessario per capire l’oggi». Secondo Ada: «La filosofia è utile al fine di ampliare le mie conoscenze personali». Martina parte invece dall’etimologia: «Filosofia significa “amore per la sapienza” e consiste nel cercare di conoscere, mediante la ragione, i misteri della nostra esistenza. Rappresenta il pensiero di ognuno di noi e il nostro modo di vivere. In un certo senso si tratta di scegliere seguendo la ragione».

IL CHE COS’È NELLE LORO VITE. Matematica, italiano, lingue straniere, sono materie di cui è facile esperire l’utilità. Vale anche per la filosofia? «Ho ricorso alla filosofia quando ho dovuto fare una scelta importante, ma anche per compiere azioni quotidiane come studiare», confida Michele. Per qualcuno il pensiero dei filosofi si è rivelato una guida, creando un dialogo fra il passato e la società presente. «Ci sono stati dei momenti in cui per rispondere ad alcune domande mi sono ritrovata a confrontarmi con il pensiero di Agostino. Condivido infatti il fondamento della sua filosofia, “credo per capire, capisco per credere”», rivela Anna. Le fa eco Cristina: «Il Neoplatonismo mi ha aiutata a riflettere sul ruolo della religione nella società». Le parole di Celine lasciano invece intravedere l’angoscia che può scaturire dal pensare: «La riflessione fa parte del mio quotidiano: tanto che la mia vita è piena di dubbi irrisolti».

INSEGNARE FILOSOFIA OGGI. Nell’era del tutto e subito e degli individualismi, una disciplina che impone tempi silenziosi e collaborativi, i soli in cui trova spazio il dubbio, può quindi avere un ruolo nella società e nei curricula scolastici? «Assolutamente sì – risponde Paola Lizzio -. La filosofia come logica dell’argomentazione apre la mente a un confronto paritario, a un atteggiamento critico verso la realtà, per non vedere soltanto le cose per come appaiono ma anche per come dovrebbero essere. Aiuta a rilanciare utopie e quindi sistemi di esistenza più razionali e felici laddove non siamo felici ma circondati da contraddizioni e disuguaglianze. Questo può disturbare chi ha motivo di conservare lo status quo». Gli occhi rilucono e la voce si fa perentoria: «Rimproverare che si fa politica a scuola – continua la prof. – è tolleranza repressiva. È come dire che qualunque scelta si equivale. Ai ragazzi dobbiamo insegnare che sono soggetti storici e in quanto tali soggetti etici, cioè responsabili delle loro scelte». Le sue parole confermano ancora una volta la centralità del docente nella crescita degli alunni. «Mi piace insegnare e riconfermo questa scelta anche se è sempre più difficile attrarre i giovani ed entusiasmarli, soprattutto emanciparli dal comune “si dice”, “si pensa”. Ma se dai loro fiducia, come nel progetto Alternanza Scuola-Lavoro, ti ripagano perché attivi in loro un atteggiamento più propositivo, forse anche più rispondente alle loro esigenze personali, per cui non fanno più le cose perché viene loro chiesto ma perché vogliono». In fondo, proprio questo fa la filosofia, crea ponti fra abissi e tensioni dell’interiorità e realtà esterna.

 

 

 

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