Presti e il Cantico
di Librino: «L’arte restituisce dignità e diritto alla cittadinanza»

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È stata inaugurata oggi l’opera di street art, la cui direzione artistica è stata affidata ad Antonio Parrinello, che si propone di valorizzare una delle aree più a rischio della città di Catania. Un modo per ribadire quanto necessaria sia la condivisione della bellezza per ridare speranza e quanto le periferie possano essere il motore di un nuovo sviluppo

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle». Le parole del Cantico delle creature di San Francesco D’Assisi hanno ispirato un’opera che oggi viene inaugurata a Catania, in uno dei quartieri tradizionalmente considerati tra i più problematici e a rischio, Librino. A portare avanti il progetto di rinascita di quest’area tramite la bellezza è da 15 anni Antonio Presti, che dopo la Porta della Bellezza regala alla gente di questa comunità un’altra opera, il Cantico di Librino. A raccontarci la genesi di questo progetto è stato lo stesso Presti, insieme al direttore artistico dell’iniziativa Antonio Parrinello, fotografo Reuters incaricato di coordinare tutti gli altri fotografi.

UN MESSAGGIO UNIVERSALE. Il Cantico delle creature è un inno universale all’amore e al rispetto di ogni forma di vita esistente sulla terra. Partendo dalla semplicità e dalla forte bellezza di queste parole, Antonio Presti ha coinvolto gli abitanti di Librino, invitandoli a partecipare mettendoci loro per primi la faccia: «Il Cantico di Librino è un’opera monumentale composta da gigantografie – spiega. Il laboratorio è durato oltre un anno e sono state coinvolte nove chiese e otto fotografi diretti da Antonio Parrinello. Sono state fotografate mille persone del quartiere, partendo dall’infanzia fino alla fine del ciclo della vita, passando dalla maturità fino alla morte. La sacralità delle parole del cantico ha restituito alle immagini una potenza universale capace di far diventare ogni abitante protagonista dell’opera». Il Cantico dialogherà non solo con i residenti del quartiere, ma con tutti coloro che si troveranno a passare da lì: «L’installazione avrà credo la durata di due anni, essendo all’aperto, e in questi due anni proviamo a immaginare quanto lavoro maieutico universale e spirituale verrà fatto. Gli abitanti di Librino consegneranno bellezza a chiunque passi da lì».

DIRITTO ALLA CITTADINANZA E LIBERTÀ DEL FARE. «L’arte restituisce ad ogni abitante dignità e diritto alla cittadinanza tramite la conoscenza», continua Presti, spiegando inoltre come a suo parere la politica sulle periferie attuata sino ad oggi non abbia assolutamente funzionato: «È bene ricordare che la cultura deve ritornare in mezzo alla gente. Come si fa a spiegare la bellezza in una periferia come Librino o Scampia, dove ci sono comunità alle quali questa bellezza è stata negata fin dalla nascita? La bellezza deve essere condivisa e non calata dall’alto». Riferendosi al suo progetto, il mecenate siciliano aggiunge che potrebbe essere attuato in tutte le altre periferie d’Italia: «Finiamola di approcciarci alle periferie come un luogo da recuperare dalle devianze e dal malessere. Bisogna rispettare chi vive in questi luoghi, e per farlo bisogna andare nelle scuole e rafforzare questa istituzione. Ci vogliono eserciti di insegnanti e non di poliziotti. Bisogna investire nell’educazione e non sul recupero. Questo devono fare l’arte e la cultura, e questo dovrebbe fare anche la politica, facendo ritornare gli abitanti della periferia liberi del fare e non schiavi del chiedere».

IDENTITÀ E CONDIVISIONE. Il lavoro di Librino ha avuto la sua genesi grazie a un’esperienza di fiducia e partecipazione reciproca, uno scambio tra gli abitanti e gli artisti che ha portato alla formazione di una vera identità di quartiere, come spiega il direttore artistico e fotografo Antonio Parrinello: «Da questo lavoro è uscita una vera identità. Anche per noi fotografi è stato così, in quanto ognuno di noi, pur svolgendo un lavoro corale, ha mantenuto la propria specificitò, trovando lo spazio per relazionarsi con i soggetti da fotografare, scegliendo di volta in volta la luce, i colori e le espressioni. Ho cercato di lasciare i fotografi liberi di esprimersi, per non appiattire e omologare lo scatto fotografico; avevamo delle direttive, ma ogni fotografo ha comunque cercato di esprimere se stesso». La cittadinanza è stata parte attiva e fondamentale del progetto ritrovandosi a creare e proteggere le opere installate: «Gli abitanti hanno accolto a braccia aperte questo progetto, e la fotografia è divenuta anche per loro un mezzo di comunicazione con il quale potersi mettere in gioco. L’hanno vissuta con grande emozione, sentimento e carattere» conclude Parrinello.

Dopo il Cantico di Librino, Antonio Presti rivela di non volersi fermare e di avere in mente altri progetti: «Inizieremo a fare un altro lavoro su tutte le facciate dei palazzi, lavorando sempre con le gigantografie e cercando di far diventare Librino un museo all’aperto, dove le arti si esprimono innestandosi nella collettività».

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