Dialogare con il territorio e dare colore ai suoni: le opere erranti di Ligama

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Donare nuova vita cromatica a dei ruderi dimenticati dal tempo e dallo sguardo umano. Con questo intento lo street artist ha offerto al mondo i suoi interessanti progetti, alcuni dei quali visibili anche a Catania, in nome di una rivoluzione culturale che deve e può partire dall’arte pubblica

Le immagini di antichi e diroccati casolari sparsi in mezzo alla campagna siciliana, rinati e quasi ricollocati per mezzo di un intervento artistico, hanno ormai fatto il giro del mondo. Artefice di questa piccola rivoluzione che coinvolge e dialoga attivamente col territorio è l’artista Ligama, siciliano di nascita e ormai da qualche anno in giro per la sua terra e non solo, per portare avanti il suo progetto e la sua idea di arte.  Alcuni suoi lavori sono visibili anche a Catania, come il Poseidon raffigurato su un muro all’ingresso di S. Giovanni li Cuti. Diventato uno dei simboli contemporanei della street art, Ligama ci ha spiegato qualcosa in più sui suoi progetti.

ULM. Tra quelli che più hanno attirato l’attenzione c’è ULM, sigla che sta per Uncommissioned Landscape Manipulation, iniziato nel 2017 senza una commissione. Partendo da un viaggio tra i ruderi siciliani, Ligama ha ricostruito il passato di questi luoghi, aggiornandoli e dandogli una nuova percezione e presenza all’interno del territorio. A parlare sono i colori, scelti seguendo un algoritmo di intelligenza artificiale che traduce le sequenze sonore in colore. Ma come è nato tutto? «ULM nasce molto tempo prima, forse c’è sempre stato nella mia mente – spiega l’artista. È la scelta consapevole del valore della distrazione e dell’osservazione. È un viaggio generato dalla curiosità, dall’istinto di interagire con il tempo attraverso lo spazio e del legame ancestrale che sento di avere con questi paesaggi. L’impatto degli interventi è andato ben oltre le mie aspettative. Ho sempre saputo inconsciamente che questo sarebbe stato un progetto piuttosto importante per il mio lavoro, ma mai immaginavo così tanto interesse da parte di tutti». Sull’interazione delle opere e sulla loro natura “uncommissioned”, aggiunge: «Il dialogo che si instaura è come un braccio di ferro con l’attenzione di “chi passa” e non si è mai accorto di quei ruderi prima del mio intervento, come se fossero fagocitati da una visione distratta e quotidiana del paesaggio. Non ho mai avuto alcun tipo di problema causato dalla natura “uncommissioned” di questo progetto. Anche la campagna, come la strada, ha le sue regole e io le rispetto».

Foto di Haller Tornello

STREET ART E DINTORNI. Gli interventi di Ligama vengono inseriti nella sfera della street art, che oggi coinvolge e interessa molte più persone rispetto al passato. Casi come quello di Banksy, artista inglese che con le sue opere “inaspettate” ha smosso l’opinione pubblica mondiale, ne sono un esempio eloquente. Com’è cambiata l’idea di street art e come è diventata così popolare? «Penso che la street art e i graffiti rimangano ancora due pratiche artistiche distinte ed estremamente diverse. Il fattore che ha sdoganato entrambe rendendole socialmente accettate, anzi facendone quasi una moda, è legato ai social media, Instagram e Facebook su tutti. Prima nessuno sapeva ciò che facevo e neanche che fare l’artista potesse essere un lavoro; adesso è tutto diverso». In Sicilia oggi numerosi festival e interventi di rigenerazione sono legati all’arte; può questo apportare nel tempo un cambiamento significativo nella società e nelle menti? «Negli ultimi tempi l’arte pubblica è intesa da molti come sinonimo di rigenerazione o peggio ancora di gentrificazione. È ovvio che l’arte non basta a sopperire decenni di incauta urbanizzazione, sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Bisogna agire con criterio, anche se l’impatto che l’arte pubblica ha avuto sulla gente in questi ultimi anni è davvero incredibile».

 EVOLUZIONE E ARTE. Le opere di Ligama sembrano in alcuni casi innestare una realtà virtuale in oggetti in cui il tempo si è già sedimentato, in altre invece qualcosa di totalmente nuovo nasce dall’unione di scienza e arte. «L’arte può fare a meno di tutto tranne che dell’autenticità e della sincerità, tutto il resto è solo un insieme di mezzi di cui può servirsi». Risponde così Ligama alla domanda se l’arte in quanto specchio dei tempi non possa fare più a meno della tecnologia, e completa: «È chiaro che la tecnologia ha influito sull’evoluzione dell’arte, sia in funzione di strumento che di linguaggio vero e proprio. Io ne sono estremamente affascinato e questo è palese nei miei lavori». E quale sarà la prossima evoluzione? «Ciò che riesce ancora a togliermi il sonno è la ricerca di un equilibrio perfetto tra la figura e l’astrazione. Ma questo riguarda solo l’aspetto formale della mia ricerca. Quello che davvero vorrei è che chiunque possa riflettere e riflettersi guardando le mie opere. Questo significherebbe raggiungere una sintesi iconica e un’universalità di linguaggio che farà di me un artista maturo. C’è tempo».

 

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