Quando la misura del potere è il consenso del popolo. “Riccardo III” per Nicola Alberto Orofino

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Dopo Giulio Cesare Misura per misura, il regista catanese completa la sua trilogia shakespeariana: «Questo dramma è senza tempo: in scena ci sono cellulari e corone del ‘300, ma il testo è tanto moderno che non ha avuto bisogno di modifiche»

«Se mi chiedessero perché ho scelto di nuovo Shakespeare e perché sto portando nuovamente in scena Riccardo III dopo solo un anno, risponderei che lo faccio perché il testo è attuale più che mai». Così il regista catanese Nicola Alberto Orofino presenta il suo ultimo spettacolo teatrale,  in scena al Teatro del Canovaccio dal 25 al 28 aprile. Sul palcoscenico, a incarnare il dramma che conclude idealmente una “trilogia del potere” iniziata con Giulio Cesare Misura per misura, saranno gli attori Daniele Bruno, Carmelo Incardona, Raffaella Esposito, Vincenzo Ricca, Roberta Amato, Lucia Portale, Alessandra Pandolfini.

DRAMMA SENZA TEMPO. «Il genio di Shakespeare aveva già intuito che la misura del potere è il consenso. In questo senso, Riccardo III ascende al potere facendo leva sull’approvazione popolare» afferma Orofino, non celando con un sorrisetto beffardo allusioni alla realtà politica contemporanea. «Questo dramma – continua il regista – è senza tempo: in scena ci sono contemporaneamente cellulari e corone del ‘300, il testo è tanto moderno che non ha avuto bisogno di modifiche e le parole sono quelle di Shakespeare. Ho solo deciso di operare qualche taglio perché rappresentare la tragedia integralmente avrebbe richiesto almeno quattro ore, ma il pubblico di oggi non ha più tanta pazienza».

ASESSUALITÀ DEL RUOLO. Sul piano delle scelte registiche, lasciandosi ispirare dalle norme del teatro inglese seicentesco, che portava sul palco solo uomini a prescindere dal genere dei personaggi rappresentati, Orofino è andato oltre la sessualità e ha deciso di assegnare indistintamente a uomini e donne ruoli femminili e maschili: «Per quanto possa stupire che Edoardo IV sia interpretato da una donna e la Duchessa di York da un uomo, questa scelta è stata molto spontanea: semplicemente ho affidato un ruolo a ogni attore in base alle sue qualità e possibilità. Si tratta di un cast molto giovane e versatile, cosa che mi ha permesso di non badare alle differenze di genere».

Riccardo III, Nicola Alberto Orofino, foto Primaverilefoto di scena di Gianluigi Primaverile

L’UOMO E NON IL PERSONAGGIO. «Riccardo III – racconta Orofino – è un uomo spregiudicato, la cui spietatezza è il frutto dell’ingiustizia della natura nei suoi confronti, la quale lo ha rinchiuso in un copro storpio. Egli è disposto a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo, cioè il trono d’Inghilterra, e senza remore, uccide chiunque si frapponga alla sua ambizione: apparentemente quindi è solo un personaggio cattivo, ma dietro questo tratto predominante si cela molto di più». Per quanto, infatti, lo storico re shakespeariano possa apparire nell’immaginario collettivo come il ritratto del principe di Machiavelli, spregiudicato quanto basta per rispecchiare la morale de “il fine giustifica i mezzi”, Orofino invece sottolinea la sua umanità. «Non è un personaggio stereotipato – continua il regista – ma un uomo a 360 gradi: sta qui la grandezza di Shakespeare, che non si limita a mettere in luce la sua cattiveria, ma è in grado di rappresentare nefandezze e virtù di un uomo nel quale molti di noi, pur non ammettendolo, si riconoscono». Del resto, i cattivi del “Bardo” interagiscono col pubblico e gli rivolgono la parola, «Gli spettatori – conclude Orofino – si riconoscono in loro, vedendo un riflesso di quelle pulsioni che il perbenismo ci impone di tenere a freno».  

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