«Rosa Balistreri
e Julio Iglesias
uniti da Jacopo
da Lentini»

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Gianni Belfiore spiega come è riuscito a essere l’autore di alcune delle più belle canzoni della cantatrice del Sud e, nello stesso tempo, di alcuni dei più celebri successi dello spagnolo. «C’è un trucco ed è il sonetto siciliano»

MILO. Rosa Balistreri e Julio Iglesias, così lontani, così vicini. Da una parte la popolana di Licata, la cantatrice del Sud, che urlava al mondo la raggia, lu duluru, la passione, e cantava versi come questi: “Chi voli diri amuri si lu senti /d’un cori cummattutu cu la menti / comu lu Mungibeddu sempri vivi / dintra c’hai lu focu, fora la nivi” (“Amuri senza amuri”, 1974). Dall’altra il rampollo dell’alta borghesia madrilena,  interprete confidenziale che seduceva il pubblico femminile con la mano poggiata sul cuore, carezzandolo con dolci parole: “Pur di stare vicino a te farei pazzie / E vorrei poter fermare i tuoi pensieri” (“Pensami”, 1978).

La ex domestica e il promettente calciatore, così differenti, così distanti, per estrazione sociale, cultura, formazione, stili e fortune. Ad avvicinarli è Giacomo da Lentini, meglio noto come Jacopo da Lentini o “Il Notaro”, poeta vissuto tra il 1210 e il 1260, capostipite della cosiddetta Scuola Siciliana, al quale è stata attribuita l’invenzione del sonetto.  La cui metrica è stata studiata e assimilata e adattata alla musica da Gianni Belfiore, autore di “Amuri senza amuri”, come di tante altre canzoni di Rosa Balistreri, e di “Pensami”, hit mondiale di Julio Iglesias assieme a “Se mi lasci non vale” e “Sono un pirata, sono un signore”.

Julio Iglesias e Gianni Belfiore a Taormina nel 2007

Genovese, classe 1941, negli anni Settanta Belfiore è sceso dal ponte di comando delle navi da crociera per intraprendere la carriera di paroliere. «Ho cominciato con Rosa Balistreri – racconta – Nel 1973 l’avevo sentita cantare in un club a Roma. Quando mi presentai dicendole che scrivevo canzoni mi disse: “Io non canto in italiano, ma solo in siciliano. Sulu chiddu sacciu”. Io conoscevo il dialetto: mia madre, di Riposto, quand’ero piccolo mi parlava in siciliano, costringendomi a rispondere in italiano. Ho costruito, allora, un testo sulle nostre donne, costrette a vivere isolate, che trovano nei venditori ambulanti l’unica occasione per parlare. Lo intitolai “Rosa Rosa”. A lei piacque molto e lo cantò».

«Rosa veniva dalla povertà, dalla fame, aveva voglia di riscatto. Purtroppo a sostenerla erano solo i professori di Palermo, Renato Guttuso, la moglie di Berlinguer. È stata la nostra Amalia Rodrigues. Ora tutti la ricordano, allora nessuno la voleva»

Fu l’inizio di una collaborazione, dalla quale sarebbero nati “Amuri senza amuri”, uno dei classici di Rosa Balistreri, “A riti” e “Il viaggio”, in cui Belfiore adattò una novella di Pirandello e dalla quale è stato tratto l’omonimo film con Richard Burton e Sophia Loren. «Con Rosa siamo andati avanti lacrime e sangue – ricorda Belfiore – Con lei ho lavorato tre anni. “Come scrivi tu per me neanche Ignazio Buttitta”, mi ripeteva. Tra di noi c’era una trasmissione di pensiero. Le facevo da segretario, da autista e cercavo di consigliarla come meglio potevo anche nella gestione finanziaria. Veniva dalla povertà, dalla fame, aveva voglia di riscatto. Purtroppo a sostenerla erano solo i professori di Palermo, Renato Guttuso, la moglie di Berlinguer. Rosa era un talento unico al mondo. La sua maniera di cantare, la modulazione della voce, erano modernissime. È stata la nostra Amalia Rodrigues. Ora tutti la ricordano, allora nessuno la voleva».

«Alcune delle canzoni italiane più famose nel mondo, come “Volare”, “Caruso” e “Napule è” sono per metrica e struttura sintattica simili al nostro siciliano»

Raffigurazione di Jacopo da Lentini

Dall’esperienza con la “cuntastorie” di Licata, Belfiore scopre il trucco che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera. «Perché tutte le canzoni hanno un trucco», teorizza. E, per lui, è proprio l’uso del siciliano. «Io scrivo in dialetto – spiega – Il segreto delle mie canzoni sta nella metrica della canzone siciliana, che è quella di Jacopo da Lentini. Esistono diecimila canzoni siciliane. Se si fa caso, alcune delle canzoni italiane più famose nel mondo – “Volare”, “Se mi lasci non vale”, “Caruso” di Lucio Dalla e “Napule è” di Pino Daniele – sono per metrica e struttura sintattica simili al nostro siciliano. Pochi notano questa particolarità. Tutte e quattro le canzoni sono sonetti in musica ed ogni frase è un pensiero compiuto che arriva diretto a chi le ascolta. È stata proprio l’esperienza con Rosa ad aiutarmi nella successiva avventura con Julio Iglesias. Perché “Se mi lasci non vale”, “Sono un pirata sono un signore”, “Pensami”, son tutti sonetti siciliani, con un fraseggio perfetto. E secondo Jacopo da Lentini, il testo deve avere una sua musicalità senza la musica».

«Scrivo sempre, mi tengo informato. Tra le mie canzoni non ancora musicate ce n’è una ispirata dal volto di Maria Elena Boschi. Parla delle donne che lavorano e non hanno spazio per la vita privata»

La casa di Gianni Belfiore, costruita seguendo il progetto “La Nave” di Le Corbusier

In Sicilia l’ex lupo di mare ha posto anche il suo ponte di comando. Dalla terrazza-prua della sua villa, costruita in stile Le Corbusier tra Milo e Sant’Alfio, guarda la costa da Augusta a Taormina, allungando l’occhio sino a quella calabrese. Qui, nel silenzio dei castagneti, conduce vita quasi da eremita, continuando a scrivere e seguire il mondo della musica, circondato dagli allori del passato e da un pianoforte bianco. «Scrivo sempre, mi tengo informato» sottolinea con un lampo nei suoi occhi celesti. Nel cassetto ci sono oltre cinquanta canzoni. Fra queste, ancora non musicate, “Immaginare”, dedicata a Maria Elena Boschi. «Ispirato dal volto della ex ministra, ho scritto una canzone sulle donne che lavorano e non hanno spazio per la vita privata. È andata in mezzo mondo su internet, solo il testo, anche senza essere cantata». E ancora quelle in cerca di una voce, contenute nell’album “Onda verde mare”, pubblicato a suo nome nel 2012: «Tra i brani c’è forse una delle mie più belle canzoni, “Capirsi”: “Capirsi è più che amarsi…” accenna. Purtroppo, Julio Iglesias non l’ha capita». E adesso Gianni Belfiore sogna la voce di Cesare Cremonini. A 77 anni, l’ex ufficiale di rotta tiene ancora la barra dritta puntando l’orizzonte dalla sua casa di Milo alla ricerca di nuove avventure nel mare della musica.

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