Come cambia l’interazione tra docenti e studenti ai tempi dei social network? Ci troviamo di fronte a nuove opportunità oppure sussiste il rischio di una perdita di ruoli? 

Nell’era delle comunicazioni, anche la scuola diventa “social”: sempre più spesso studenti e professori si scambiano richieste d’amicizia nei più noti spazi virtuali, come Facebook. Marco Pappalardo, docente di lettere presso il liceo catanese “Don Bosco”, non crede che questo possa essere un male: «Facebook è simile al vecchio cortile, un luogo d’incontro in cui si condividono varie esperienze con amici. Quello che postiamo nei social è frutto della nostra vita reale: per esempio se una persona è volgare, lo sarà anche nel modo di presentarsi sui social». Non dissimile è l’opinione di Nuccio D’Arrigo, professore di informatica e animatore digitale dell’istituto “G.B. Vaccarini” di Catania: «Non c’è nulla di male nel condividere l’amicizia sui social con i propri studenti: prima di tutto siamo persone ed è normale che ci sia un rapporto, tuttavia ognuno deve mantenere il proprio ruolo. Il docente non deve smettere di essere tale e deve sempre offrire dei validi modelli educativi». La possibilità di mantenersi in contatto con i propri allievi, anche telefonicamente, ha molti vantaggi, soprattutto quando si è fuori per una gita scolastica o si deve dare una comunicazione urgente. L’importante è che ognuno mantenga i propri ruoli istituzionali.

WEB SÌ O NO? «Troppo spesso nelle scuole si demonizza il web: quante volte la polizia postale è invitata nei vari istituti per far presenti ai ragazzi i rischi di internet? È giusto che sia così, ma prima di demolire qualcosa, bisognerebbe conoscerla. Prima di denunciare le storture del web, sarebbe necessario far conoscerne le virtù, educare i giovani a sfruttarle al meglio così da prevenire un uso scorretto di uno strumento di per sé neutrale». A questa esigenza espressa dal professor Pappalardo sembra rispondere perfettamente il ruolo di animatore digitale svolto dal professore D’Arrigo.

L’ANIMATORE DIGITALE. Non si può ignorare il posto sempre più grande che il web occupa nelle nostre vite, per questo il Piano Nazionale Scuola Digitale del MIUR ha previsto da qualche anno di affidare a vari docenti l’incarico di animatore digitale. «Questi – spiega D’Arrigo – non deve semplicemente introdurre l’uso del digitale nelle scuole, ma farlo conoscere in modo da stimolare professori e studenti verso una didattica più innovativa». La cara e vecchia scuola italiana non è rapida a rispondere a queste esigenze non solo nazionali, ma mondiali, tuttavia si sta adoperando per farlo. Oggi infatti esistono vere e proprie classi virtuali, come “Edmodo”, sfruttate proprio da allievi e docenti per tenersi in contatto e collaborare anche quando si è distanti o assenti a qualche lezione. «Facebook e gli altri social in generale sono spazi aperti da usare con cautela, i ragazzi infatti in questi possono assumere atteggiamenti diversi da quelli normalmente assunti in classe davanti a un professore. Con amici coetanei non si comunica come con un docente, un po’ come si fa con gli abiti: si indossa quello più adatto per ogni occasione». Questa l’opinione di D’Arrigo, che infatti ritiene maggiormente proficuo l’uso delle aule virtuali, che consentono di avvicinarsi al nuovo mondo della comunicazione digitale tanto caro ai giovani, ma allo stesso tempo di mantenere le giuste distanze.

“CLASSI APERTE” ANCHE IN ESTATE. I social permettono di eliminare i limiti di spazio e tempo, così, anche quando le scuole ufficialmente sono chiuse, le classi virtuali restano aperte. Visto l’imminente arrivo delle vacanze estive, le piattaforme virtuali consentono di mantenere viva la comunicazione con gli studenti: «I docenti non smettono mai di insegnare – afferma D’Arrigo – e per questo ritengo che la possibilità di comunicare con i miei studenti vada sfruttata a pieno. Per esempio, se qualche ragazzo dovesse avere un debito formativo, non ci sarebbe nulla di male se un docente fosse disposto ad aiutarlo sfruttando le nuove aree digitali come le classi virtuali».
La scuola chiude i cancelli, studenti e professori vanno in vacanza, ma nessuno abbandona mai il proprio ruolo istituzionale.

 

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