Sicilian Playlist #277: Chiara Accardi canta il limbo di un amore sospeso

La selezione della settimana parte con “Mi manchi ma non parlo”, nuovo singolo della cantautrice siciliana che mette al centro una malinconia densa, un legame in bilico tra la voglia di ricominciare e la paura di ferirsi ancora. Il brano anticipa “Nuge”, il suo primo album. A seguire, “Sorridi deficiente”, synth-pop travolgente ed ironico di Cristina Bringheli, “Al mio paese”, incontro di radici meridionali tra Serena Brancale, Levante e Delia, e “Forme uniche nella continuità dello spazio”, riflessione sul senso di precarietà perenne della nostra società firmata da Stefano Bruno. Chiudiamo con “Desertless”, felice incontro tra elettronica e tradizione ad opera di Vincenzo Migliorisi, e con “Jungle ciuri 2.0”, brano in cui Chicco Allotta decostruisce uno dei grandi simboli siciliani per traslarlo in una dimensione contemporanea

Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Mi manchi ma non parlo” Chiara Accardi

È il nuovo brano della cantautrice siciliana Chiara Accardi. Il singolo racconta di un amore giovane e intenso, che non ha avuto il coraggio di diventare qualcosa di definito. Il brano si sviluppa come un flusso di coscienza, che cresce con il peso dei pensieri. Al centro c’è una malinconia densa, un legame sospeso tra la voglia di ricominciare e la paura di ferirsi ancora. Chiara Accardi descrive quel limbo in cui basterebbe poco a cambiare tutto, ma si sceglie il silenzio per proteggersi, per timore di trovarsi nuovamente a raccogliere le macerie di ciò che è stato. Le parole, dirette e sfrontate, esplodono nel ritornello, per poi sgretolarsi in un pensiero passeggero: “Mi manchi ma non parlo, perché se parlo poi ricominciamo da capo”

Musicalmente, “Mi Manchi Ma Non Parlo” abbandona le strutture pop classiche per farsi materia viva. Prodotto a Palermo da Fabio Rizzo (Indigo Studios), il singolo è caratterizzato da un sound ruvido e da una produzione analogica, che restituisce la percezione di suoni concreti e tattili. Il crescendo strumentale, cifra del brano, riflette la tensione emotiva del testo. 

Anche l’immaginario visivo segue questa direzione. Il videoclip è ambientato a Borgo Schirò, una cittadella agricola abbandonata nei pressi di Palermo. In questo scenario fatto di cemento e terra arsa, l’amore viene vissuto come una relazione clandestina all’interno di un regime distopico che vieta i sentimenti. Le due protagoniste comunicano attraverso biglietti nascosti, senza mai incontrarsi davvero: una distanza che diviene tangibile grazie alla costruzione in split screen. La copertina del singolo – una macro di legno intagliato che custodisce un messaggio segreto – è il reperto fisico di questa resistenza silenziosa.

“Mi Manchi Ma Non Parlo” apre ufficialmente le porte di “Nuge”, il primo album di Chiara Accardi: un microcosmo narrativo che lega musica e identità visiva.

“Sorridi deficiente” Cristina Bringheli

Estratto dall’omonimo ep, è un brano che fonde sonorità synth-pop contemporanee con un’attitudine ironica e travolgente. La traccia esplora la leggerezza di un rapporto costruito sui contrasti, dove la complicità non ha bisogno di filtri e si esprime attraverso provocazioni e sorrisi disarmanti.

Caratterizzato da un ritmo incalzante e un ritornello esplosivo che strizza l’occhio alla moderna italo-disco, il brano descrive un mix perfetto di follia e spensieratezza. Con questo lancio, la messinese Cristina Bringheli trasforma un insulto giocoso in una dichiarazione di libertà, raccontando una connessione magnetica capace di superare ogni formalismo.

«“Sorridi deficiente” rappresenta la luce e l’energia che bilanciano l’introspezione del mio EP», spiega l’autrice. «Dopo aver esplorato il silenzio e la malinconia in brani come Polvere o Sola, sentivo il bisogno di un pezzo che parlasse di liberazione. È nato in studio dalla voglia di trasformare la tensione in qualcosa di solare: ricordo che durante le registrazioni cercavo una voce che suonasse vera e spontanea, non necessariamente perfetta. Per me questo brano è un invito a non prendersi troppo sul serio e a usare il sorriso come una forma di resistenza, ritrovando quella spensieratezza che spesso è la nostra difesa migliore».

“Al mio paese”, Serena Brancale feat. Levante e Delia

Il nuovo singolo dell’artista pugliese che vede la partecipazione di Delia e Levante. Non una semplice collaborazione, ma un incontro di talento e radici, tre artiste meridionali, musiciste e cantautrici che dimostrano ancora una volta quanto sappiano raccontare il mondo attraverso la loro potente e incredibile voce. Il video è girato fra Siracusa e Catania.

Nella traccia Serena Brancale, con il suo groove magnetico, porta il calore e la forza della Puglia, mentre Levante e Delia mostrano le diverse anime siciliane, firmando strofe che sono istinto puro, identità, pelle. Tre voci uniche, tre universi musicali che si trovano e si amplificano a vicenda, creando un equilibrio perfetto.

“Al mio paese” è una celebrazione di vita e territorio. Un brano che suona come un ritorno a casa e al tempo stesso come una festa senza fine. Sa di Sud, di libertà, di estate, di casa, ma anche di strade da vivere fino a tardi, di notti che non finiscono mai quando l’energia della musica prende il sopravvento.

“Forme uniche della continuità nello spazio” Stefano Bruno

Già dal titolo, il brano invita a perdersi in una narrazione potente, capace di trascinare l’ascoltatore in un vortice di immagini ed emozioni vivide. Il testo si fa specchio di una precarietà esistenziale che ha smesso di essere una mera fase giovanile per trasformarsi in un tratto distintivo della società moderna, segnata dal nichilismo e dalla progressiva perdita di punti di riferimento.

Sotto il profilo sonoro, la traccia è un pop-rock di carattere che guarda con decisione alle atmosfere degli anni ’80. La sezione ritmica serrata e le chitarre incisive alimentano una tensione costante che non lascia respiro, costruendo un muro sonoro compatto e coinvolgente capace di imprigionare l’ascoltatore all’interno del groove.

«Il titolo del brano è un omaggio alla scultura futurista di Umberto Boccioni, che mi ha innescato riflessioni durante una visita al Museo del Novecento», spiega Stefano Bruno. «Ma in questo caso “le forme uniche” siamo noi, ognuno nella propria unicità, con un bagaglio irripetibile di esperienze, pensieri e caratteristiche che non possono essere replicate. Quella domenica di Pasqua me la ricordo bene, perché accusai il colpo spaesato e bombardato da un flusso massiccio e invasivo di informazioni, emozioni ed eventi, con Vasco Brondi e Le Luci della Centrale Elettrica nelle cuffiette. È un brano che si inserisce perfettamente all’interno del progetto e di questa inquietudine perché prosegue discorsi e temi già affrontati in altre canzoni».

“Desertless” Vincent Migliorisi 

Un’anticipazione potente e raffinata, dove elettronica e strumenti tradizionali si fondono in un suono che mescola groove, ricerca e radici mediterranee. “C’è una danza che non si balla soltanto: si ricorda, si respira”. Con “Desertless”, Vincent Migliorisi trasforma il ritmo in racconto e l’elettronica in paesaggio. Le percussioni battono come passi sulla sabbia, le chitarre disegnano orizzonti, i synth respirano come onde.

È un brano che nasce da un’isola ma parla a tutto il Mediterraneo: una festa silenziosa, una trance lucida, un abbraccio tra passato e futuro. Il brano è una dichiarazione d’intenti: la musica come linguaggio universale, che unisce popolare e contemporaneo, corpo e contemplazione.

Il singolo sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali, anticipando l’uscita dell’album prevista per i prossimi mesi.

“Jungle ciuri 2.0”, Chicco Allotta

“Segundagenie” è il nuovo album di Chicco Allotta, tastierista siciliano degli Incognito residente a Londra, con i suoi The Groovers dal quale è estratto il singolo in radio “Jungle ciuri 2.0”. L’album sarà presentato dal vivo il 10 aprile a Trapani e l’11 aprile a Trecastagni (Ct).

Con il singolo “Jungle Ciuri 2.0”, Chicco Allotta compie un’operazione artistica audace, trasformando uno dei simboli più solari e stereotipati della tradizione siciliana in un canto di protesta ironico e malinconico. Il brano non si limita a citare il celebre ritornello folk di “Ciuri Ciuri”, ma lo decostruisce profondamente, trascinandolo in una dimensione contemporanea e fortemente introspettiva.

L’architettura sonora del pezzo si rivela un viaggio ritmico imprevedibile che muove i primi passi su un arrangiamento reggae, caldo e avvolgente, per poi evolversi rapidamente verso le pulsazioni frenetiche della drum&bass. Questa alternanza ritmica costituisce il cuore pulsante dell’opera, dove una strofa quasi rappata sfocia nel grido liberatorio di “pruvari sempri raggia” (provare sempre rabbia), ripetuto ossessivamente come un mantra viscerale.

Lungi dall’essere un giudizio oggettivo o critico verso la propria terra, il testo rappresenta un’introspezione personale dell’autore che scava nel proprio vissuto, adattando le parole alle sensazioni trasmesse dalla società del tempo. In “Jungle Ciuri 2.0”, la tradizione siciliana si scontra e si fonde con la modernità elettronica londinese, riflettendo perfettamente la dualità artistica di un musicista che, pur vivendo all’estero, mantiene un legame conflittuale e profondo con le proprie radici.

Il videoclip di “Jungle Ciuri 2.0” ha origine da una sessione di registrazione live catturata in studio durante la realizzazione dell’EP “SegundaGenie”. 

Ascolta la playlist su Spotify

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