Teatro Andromeda: il sogno di un pastore visionario che ha conquistato Mengoni

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Situato a 1000 metri tra i monti Sicani, nell’Agrigentino, è assurto agli onori della cronaca per essere stato scelto dal cantante come tappa del suo tour. È la creazione del pastore-scultore Lorenzo Reina: 108 posti come le stelle della costellazione di Andromeda. Tutti esauriti i biglietti e i bagarini vendono on line fino a 790 euro

Brian Sweeney Fitzgerald, detto Fitzcarraldo, era un visionario che, agli inizi del Novecento, inseguì il sogno picaresco di costruire un teatro d’opera nella giungla amazzonica, per far conoscere Wagner, Caruso e Verdi agli indigeni. Per realizzarlo trascinò una nave a vapore da 320 tonnellate su per una montagna per superare un tratto non navigabile del fiume e riportarla nuovamente in acqua.

Lorenzo Reina il suo sogno l’ha coronato senza andare troppo lontano. Nel terreno di famiglia, in contrada Rocca, nel territorio di Santo Stefano Quisquina, piccolo borgo d’origine medievale in provincia di Agrigento. Pietra su pietra Lorenzo ha eretto un teatro. Nascosto a mille metri d’altezza sui Monti Sicani, tra prati e boschi che fanno pensare più alla Svizzera che alla Sicilia, è il più alto d’Europa. Una vista che dà le vertigini: all’orizzonte il mare del Canale di Sicilia e, al centro, l’isola di Pantelleria. Lorenzo il suo “estremo confine” è riuscito a superarlo più semplicemente rispetto a Fitzcarraldo: ha trasformato il limite del suo mondo pastorale in un varco verso l’arte, un’arte che dialoga con la natura, il cielo, il sole e le stelle.

«Il teatro non è finito, è un teatro organico vivente, in continua evoluzione»

Teatro Andromeda è il nome della visionaria creazione del pastore-scultore siciliano. Proiezione terrestre dell’omonima costellazione. All’inizio, al posto delle stelle, l’arcaica cornice ovale conteneva pecore. Un ovile-teatro, perché il destino di Lorenzo era quello di fare il pastore, sebbene sin dall’età di 7 anni nutrisse la passione per la poesia e l’arte.

Lorenzo Reina
Lorenzo Reina

Unico figlio maschio, smessi gli studi in terza media per aiutare nei campi il padre infortunato, si è abbeverato da autodidatta, leggendo al pascolo il libro «”La Tavola Rotonda”, un’antologia di letteratura italiana e straniera, rubata a mia sorella» racconta mentre accoglie i visitatori offrendo formaggio e Sangiovese di sua produzione. A 22 anni rompe col padre, dedicandosi alla scultura. «Poi, nel 1998, mio padre si ammalò e sul letto di morte accolsi il suo ultimo desiderio». Lorenzo mantiene la promessa, blocca la costruzione del suo teatro – iniziata nel 1986 tra le ire del genitore – e ritorna tra le pecore. Finché, grazie ai Patti Territoriali, riesce a combinare l’antico mondo rurale del genitore con una moderna imprenditoria. Riprende il suo sogno fino a portarlo a compimento.

Il volto di un dio sumero, presunto alieno sceso sulla terra 435mila anni fa, simbolo della parola che diventa pietra, seguito da una maschera pirandelliana, la cui pietra trasmuta in luce quando è attraversata dai raggi del sole, annunciano il teatro in uno scenario tra il metafisico e il mitico. Per alcuni miceneo, per altri inca. «Il teatro non è finito, è un teatro organico vivente, in continua evoluzione» tiene a sottolineare l’ex pastore agrigentino, che continua a vivere tra pecore, cavalli e muli, circondato da ciliegi, peri e meli. «Io lo vedo come una astronave che viaggia verso la costellazione di Andromeda». Un teatro sospeso, dalla struttura arcaica, con un cuore moderno, che guarda al futuro.

Una feritoia stretta e bassa, da costringere il visitatore a inchinarsi. «È la porta della rinascita»

È l’immagine che ha affascinato anche Marco Mengoni, tanto da inserirlo fra le tappe del suo breve tour estivo “Fuori Atlantico – Attraverso la Bellezza”. Cinque date in cinque luoghi caratterizzati dall’attenzione alla natura, all’arte e alla bellezza: il 14 luglio nel Labirinto della Masone a Fontanellato (Parma), ricoperto da 200mila piante di bamboo; il 18 luglio al Teatro Andromeda a Santo Stefano Quisquina; il 21 luglio sul Monte Cucco (Umbria); il 24 luglio alla Cava la Beola di Monte a Montecrestese (Verbania); infine, il 28 luglio ai Laghi di Fusine di Tarvisio. «Porterò la mia musica in giro per l’Italia in alcuni luoghi di bellezza. Sarà uno spettacolo che rispetta l’integrità di questi posti meravigliosi, sperando di esserne all’altezza» commenta il cantante di Ronciglione, precisando che si tratterà di «una produzione completamente diversa dal tour (con il quale è in giro per l’Italia e il 28 novembre farà scalo al Pal’Art Hotel di Acireale, nda), sicuramente più attenta alle specificità dei diversi luoghi e sicuramente più leggera, “minimale”». Un’esperienza che potrebbe essere raccontata con un docu-film.

Il Teatro Andromeda
Scena e cavea del Teatro Andromeda

Appena la notizia è circolata su internet, il Teatro Andromeda è diventato un Google trend. I fan dell’artista si sono immediatamente scatenati alla caccia dei biglietti. Soltanto 108 i “fortunati” che potranno assistere allo show al Teatro Andromeda che avrà inizio all’ora del tramonto. Soltanto 108 tanti quanti i posti a sedere, sparsi davanti al proscenio e segnati da doppi cubi di pietra che visti dall’alto hanno forma di stelle a otto punte, replicando sul piano la costellazione di Andromeda. Soltanto 108 biglietti, in vendita a 97.60 euro, andati esauriti nel giro di pochissimi minuti.

Sulla scia di Mengoni, altre star della musica s’informano sulla possibilità di suonare in questo luogo fantastico

Da quel momento non è più soltanto il vento a infrangere il regno del silenzio. Il cellulare di Lorenzo Reina è tempestato di chiamate di fans piangenti. «Arrivano telefonate da ogni parte d’Italia» si meraviglia. «Ci sono ragazze disposte a tutto pur di poter assistere al concerto del proprio idolo». Fino a pagare 790 euro un biglietto: è il prezzo record al quale è stato messo in vendita dai bagarini 2.0. Più modici (si fa per dire) i costi sul secondary ticketing, intorno ai 400 euro.

La “feritoia” di ingresso al teatro

Questa improvvisa popolarità è temuta da Lorenzo Reina, che intende proteggere il flusso di energia vitale e la magia del luogo, la dimensione intima, spirituale, del suo teatro, rappresentata nella porta d’ingresso, sormontata dal calice del Santo Graal disegnato dal cielo. Una feritoia stretta e bassa, da costringere il visitatore a inchinarsi. «È la porta della rinascita» spiega l’artista agrigentino. L’apertura verso l’infinito leopardiano.

Sono “sold out” anche i due appuntamenti in occasione del Solstizio d’Estate. «Prima c’era molta diffidenza nei confronti di questo progetto» ricorda con un sorriso ironico Lorenzo Reina, oggi sessantenne farmer in giacca di cuoio con frange e cappello alla Indiana Jones. «Adesso si è formato un indotto che crea ricchezza anche per il paese: alberghi, bed&breakfast, ristoranti». E, sulla scia di Mengoni, altre star della musica s’informano sulla possibilità di suonare in questo luogo fantastico. Ma il Fitzcarraldo agrigentino continua a sognare: «Vorrei ospitare nel mio teatro l’ultimo concerto della cantante che ho amato da giovane: Joan Baez».

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