«Il mio primo pigmalione fu il curato della parrocchia di Sant’Ilario, Don Giorgio, che per primo capì le mie attitudini. Ovviamente non mi esibivo sull’altare, no, lì facevo solo il chierichetto; ma quando c’erano le gite al santuario di Nostra Signora della Guardia, lui mi faceva mettere in fondo al pullman con il microfono a fare un po’ d’imitazioni e gags». Non stupisce che di lì a poco Tullio Solenghi, volto noto e amatissimo dello spettacolo, sia passato alla Scuola dello Stabile di Genova, al fianco di Lina Volonghi in “Madre courage” di Brecht diretto da Luigi Squarzina. Entrando così in contatto con alcuni degli attori più importanti di quegli anni: Giorgio Albertazzi, Tino Buazzelli, Eros Pagni, Giulio Brogi e Alberto Lionello, che aveva conosciuto anni prima, assistendo dall’altare al suo matrimonio. L’incontro con la televisione arriva nel 1976, quando Pippo Baudo gli apre le porte del game show “Chi”. «Non l’ho mai considerato solo dal punto di vista professionale, Pippo per me è un grande amico, un fratellone maggiore che mi ha portato al successo e con il quale mi confido spesso. In Sicilia, ho tanti amici a partire da Mario Incudine per arrivare a Salvo La Rosa». E alla tanto amata Sicilia l’attore ligure è tornato in una veste decisamente peculiare per l’ultimo appuntamento del “Tributo a Bellini”.

Lei e Mario Incudine avete interpretato rispettivamente Wagner e Bellini del Tributo al Cigno catanese. Che emozione è stata? E in che modo vi siete approcciati ai vostri personaggi?
«I protagonisti dello spettacolo sono Vincenzo Bellini e Richard Wagner ma anche Giuseppe Sinopoli in una sorta di passaggio di testimone dall’uno all’altro, in ordine di tempo. La matrice comune resta comunque la Sicilia e la Magna Grecia. È bello che ad accompagnare tutto questo percorso ci sia una partitura musicale che entra nell’umanità e nella psiche dei personaggi dei quali si narrano squarci di vita privata. Di Wagner, ad esempio, si racconta il fiasco del “Tannhäuser” a Parigi, il successo arrivato quando ormai aveva cinquant’anni e gli ultimi istanti di vita mentre di Bellini si evidenzia la fuga, quasi costretta, dalle sue origini; la morte fuori patria e il ritorno delle spoglie a Catania».

Prima di Wagner aveva già portato sulla scena, per ben due volte, Wolfgang Amadeus Mozart. Quando si è avvicinato per la prima volta alla musica classica?
«Mio padre era un grande appassionato di musica, comprava i dischi. Mi ricordo che mi chiudevo in camera e ascoltavo la “Toccata e fuga” di Bach e piangevo di commozione. Allora avevo quattordici anni ma anche adesso ascoltando le note del “Parsifal”, del “Tannhäuser”, di “Casta Diva” sono a rischio lacrime».

Il suo nome è legato a filo doppio a quello di Anna Marchesini e Massimo Lopez, il mitico Trio. Eppure l’ironica interpretazione che fece di San Remo al Festival le costò l’accusa di vilipendio alla religione e anche l’imitazione dell’ayatollah Khomeyni portò a un incidente diplomatico. Vi siete mai posti il dilemma del politically correct tanto in voga oggi?
«La rete ha reso accessibile qualsiasi tipo di parodia, d’intervento, alle volte anche gravemente offensivo. Non ci sono più steccati. Noi al di là del politically correct, che non abbiamo mai perseguito, e in cui siamo incappati inevitabilmente, involontariamente, abbiamo sempre cercato di mantenere un profilo leggibile da tutti. Abbiamo sempre avuto il grande privilegio di essere un prodotto di nicchia nazionalpopolare che è un ossimoro ma è la quadratura del cerchio. La nostra platea teatrale accoglieva tre generazioni: i bimbi, i genitori e i nonni. Allora, quando hai questa responsabilità, capisci che devi operare delle scelte. In più per noi era naturale, faceva parte dell’educazione e della civiltà teatrale non ricorrere alla volgarità o alla battuta fine a sé stessa».

Il Covid ha frenato la tournée del “Massimo Lopez e Tullio Solenghi show”. Vuole ancora fare Woody Allen?
«Con Massimo stiamo recuperando tutte le date degli spettacoli che sono saltati a causa della pandemia, mentre per “Voglio essere Woody Allen” farò una lettera con un ensemble che suona le musiche dei suoi film».

Quali altri progetti ha in cantiere?
«Era da molto che Fabio Fazio diceva di volerci nel suo programma, così fino a Natale io e Massimo saremo ospiti fissi a “Che tempo che fa”. Mentre l’11 ottobre sarò ai Bagni Misteriosi a Milano per una lettura dell’Orlando Furioso, coadiuvato dal professor Corrado Bologna, docente di Lettere antiche alla “Normale” di Pisa che parlerà di Ariosto appoggiandosi alla rilettura di Italo Calvino».

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