Un centro di ricerche scientifiche, anche interdisciplinari. Visiting scientists da ogni parte del mondo. Biblioteche e centri di documentazione di prim’ordine. Scambi culturali tra tradizioni differenti. Attività manageriali nel campo della cultura, della didattica e della ricerca. Si tratta del campus dell’MIT a Boston? O forse di Cambridge? No? Stiamo forse descrivendo l’Università di Berkeley? Neppure? E allora? No, non può essere… La Sicilia dei primi decenni del 1200, alla corte di Federico II?

Per quanto paradossale possa sembrare, molti hanno accostato la storia degli eventi di quel periodo, intorno alla corte di Federico II, a quanto avverrà molti secoli dopo, in epoca contemporanea, nella più grande tradizione dei migliori centri di ricerca e di diffusione della cultura. Il ritratto di Federico II che è stato rappresentato nel corso della storia è denso di aspetti contraddittori, affascinante e misterioso allo stesso tempo. Certo è che Federico II di Svevia, “stupor mundi”, ha nel suo curriculum alcuni tratti che lo accomunano ad eventi accaduti molto più tardi nel corso della storia.

Federico, figlio di Enrico VI di Svevia e della normanna Costanza di Altavilla, viene incoronato a Roma nel 1220. Nei decenni successivi, secondo l’interpretazione di autorevoli storici della scienza, Federico crea ciò che può essere chiamato il primo centro di ricerca scientifica dell’Europa occidentale, con alcune caratteristiche che, rapportate al tempo presente, sarebbero appetibili anche per molte Istituzioni odierne, in tema di valutazione e accreditamento.

Prima tra tutte, l’attrattività di nuovi studiosi, cioè la capacità di invitare nomi rinomati, da ogni parte del mondo conosciuto, a trascorrere un periodo di studio e ricerca presso la sua corte, contribuendo al sapere con opere originali. E’ il caso di Michele Scoto, traduttore di Toledo, che promuove tramite le sue traduzioni in latino le opere di Avicenna. O di Teodoro di Antiochia, che per un certo periodo lavora a stretto contatto con Federico, autore egli stesso di un trattato di falconeria, il “De arte venandi cum avibus”. O del matematico Leonardo Pisano, detto il Fibonacci, autore di notevoli opere, molte delle quali dedicate proprio ai personaggi della corte di Federico. E altre decine di studiosi, che trascorrono parte della loro carriera, possiamo dire, nella corte siciliana.
Naturalmente Federico si trova a vivere in un contesto in cui l’Europa sta assistendo ad un risveglio culturale complessivo, dal quale egli trae profitto e che contribuisce a sviluppare allo stesso tempo.

Il carattere multiculturale e interdisciplinare del sapere. Se nella corte di Federico si coltivano il diritto, la poesia e la filosofia naturale, questa divisione non assume gli aspetti di una separazione a comparti, ma piuttosto l’esemplificazione di rami del sapere che tendono all’unità e la ricercano come valore aggiunto. Le persone che lavorano a corte provengono da tradizioni culturali, religiose e geografiche differenti, dall’Europa occidentale, dall’Africa e dal Medio Oriente, in un contesto dove la tolleranza è più una pratica vissuta che una formalizzazione dovuta a leggi.

Un centro di documentazione notevole per quell’epoca, in un periodo in cui non esisteva certamente il Web. Se pensiamo che certe opere fondamentali del passato, come gli Elementi di Euclide furono diffusi in Europa solo 1500 anni dopo, possiamo capire facilmente l’importanza dell’accesso alle opere originali e la capacità dei traduttori, in grado di poter valorizzare e rendere disponibili ad un pubblico più ampio le opere scritte in arabo e in greco.

Infine, la capacità organizzativa, che gli consente di creare anche strutture formalizzate per la creazione e la diffusione del sapere, come l’Università di Napoli (per l’appunto denominata “Federico II”, fondata nel 1224). In qualche modo l’intuizione che anche l’organizzazione della società, nei suoi aspetti economici e sociali, debba essere basata sulla conoscenza del mondo naturale, conoscenza che può essere creata, alimentata e promossa proprio da un contesto quale quello che ha contribuito a realizzare.

Certo, i tempi sono mutati e oggi molte Istituzioni sono spesso costrette a cercare di salvaguardare la propria esistenza tra un processo di valutazione e il successivo. E, tuttavia, ritroviamo nelle preoccupazioni con cui un centro di formazione e di alta cultura veniva creato e mantenuto otto secoli addietro, le stesse preoccupazioni positive che dovrebbero animare anche i tentativi odierni.

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