Un sogno sulle ali di cartapesta: Matteo Raciti, una vita tra carri e costumi
Dai capannoni di Acireale al palcoscenico del Carnevale di Viareggio, la storia dell’artista siciliano è quella di una passione diventata mestiere. Cresciuto tra cartapesta e fughe adolescenziali in cantiere, ha trasformato il Carnevale in un rito personale di libertà e ricerca, portando a Viareggio uno sguardo innovativo capace di affrontare anche temi delicati e di aggiudicarsi prestigiosi premi. Per il 2026 ha firmato “Non scendo più”, omaggio al Barone Rampante di Italo Calvino, senza mai recidere quel filo sottile che continua a legarlo alla luce e alle radici della sua Sicilia
Una vita con il naso all’insù. Per seguire con lo sguardo lo slancio dei carri di Carnevale che, da Viareggio ad Acireale, da secoli sembrano sfidare il cielo. «Ogni volta che li osservavo, in me nasceva un profondo stupore. Di fronte a quelle strutture enormi, che alla vista di un bambino apparivano come dei giocattoli giganteschi e un po’ inquietanti, non potevo fare a meno di sentirmi attirato». Ben si adattano alla storia dell’acese Matteo Raciti quei celebri versi cantati da Franco Battiato in Cuccurucucu: “per Carnevale suonavo sopra i carri in maschera / Avevo già la luna e Urano nel leone”. Perché è proprio da quelle strade, dalle sfilate popolari che dalla fine del ‘500 trasformano in cartapesta sogni, incubi e desideri di una intera città, che il suo viaggio, giunto fino alla prestigiosa partecipazione al Carnevale di Viareggio, ha avuto inizio.
«Capita spesso – racconta ripercorrendo gli anni del primo fanciullesco entusiasmo – che i bambini cresciuti in una realtà come quella di Acireale, dove il Carnevale è di casa, siano affascinati dai carri che si muovono in città». Ma per lui l’impatto con le bizzarre figure dei carri si rivelò immediatamente qualcosa di più. Una sorta di genuina fissazione: «Ricordo che, con la scuola o con gli scout, andavo spesso a visitare i capannoni dei carri; da lì è stato tutto molto naturale. A casa sperimentavo in maniera ossessiva e cercavo di replicare la cartapesta. Mi dilettavo con il DAS, con la carta stagnola, con lo scotch, compravo la Coccoina e tentavo in maniera del tutto ingenua ed istintiva di replicare quei modelli».

IL RITO DELLA LIBERTÀ. Più il suo ingegno si impegnava nella realizzazione di piccoli modelli, più la sua passione cresceva, fino a diventare un sincero desiderio di ribellione: «Intorno ai 14 anni prendevo l’autobus di nascosto e andavo al cantiere. Sentivo la necessità di creare qualcosa di mio. I cantieri dei carri, ad Acireale, come in qualsiasi altra città, sono dei posti un po’ al margine della società, sono per lo più sconosciuti, ma io andavo lo stesso. I miei genitori dicevano che dovevo studiare, per me quello era un modo per disobbedire ed emanciparmi». Eppure è proprio nello studio che Matteo trova una solida guida: «Sia la facoltà di architettura che il metodo scout sono stati due perni che mi hanno dato delle regole con cui lavorare». In parallelo agli studi, inizia quindi a lavorare l’argilla per un cantiere di Acireale ed è grazie alla sua tesi dal titolo L’effimera itinerante tra storia e tecnologia e innovazione che Matteo si avvicina a costruzioni effimere che, nella ritualità del Carnevale, trovano la loro chiave di volta. «Ho capito che il Carnevale racchiude tutte le caratteristiche di una ritualità, perché è una festa alla quale ci si prepara per mesi e che poi svanisce nel giro di poco tempo. È un rito che mette insieme le persone».
L’APPRODO A VIAREGGIO. Quale miglior luogo, se non Viareggio, per trasformare definitivamente il suo sogno in un mestiere? «Mi sono reso conto – spiega – che per soddisfare la mia voglia di creare il posto migliore sarebbe stato Viareggio potevo farlo. Qui i carri vengono riconosciuti per autore e a me piaceva l’idea di rivedermi nelle cose che creavo». Il sistema legato alla festa, infatti, nella città toscana favorisce un approccio moderno all’arte dei carri: «C’è una comunità pronta ad accogliere giovani artisti ed artiste e c’è una grande apertura alla contaminazione di linguaggi artistici, per questo mi sono trasferito qui».

Anche il sistema di progressione, basato su categorie e punteggi, si sposa con questa esigenza. Attraverso i bandi promulgati dalla Fondazione che annualmente organizza la festa, si ha la possibilità di salire di categoria, rimanere nella stessa o retrocedere, per un totale di quattro categorie e, man mano che si avanza di categoria, si può espandere la propria “ditta individuale”, assumendo dipendenti con competenze specialistiche. «Ho iniziato con una maschera isolata, quando ancora non conoscevo nessuno. Ma, pian piano, i punti che accumulavo mi hanno fatto sentire molto supportato dal pubblico ed è molto bello perché significa che Viareggio è aperta al ricambio generazionale e alle innovazioni portate dai più giovani. Mi sono sentito libero di esprimermi, anche su temi delicati come le malattie mentali. Sono stato il primo ad introdurre questo genere di riflessione in un Carnevale e questo mi è valso la vittoria».
Così, attualmente Matteo si trova in terza categoria e collabora anche con professionisti esterni come coreografe, collaboratori per la parte teatrale della sfilata, una costumista e due sarte. Ma anche diversi volontari spesso lo affiancano nei lavori preparatori.
RADICI SALDE. Ma, anche quando lontano, Matteo porta sempre con sé ciò che l’isola gli ha insegnato: «Se dovessi raccontare quanto di Sicilia ci sia nel mio lavoro, userei un’immagine che ne diede una volta Fernando Scianna: la Sicilia per lui entrava nel suo lavoro attraverso la luce, tanto che i raggi di sole che entravano nella sua stanza d’albergo di New York gli ricordavano la sua terra d’origine. Per me la Sicilia, invece, è presente attraverso una serie di esperienze implicite che porto dentro me e che si manifestano inconsciamente nel mio lavoro. Mi piace pensare che nella mia produzione la Sicilia sia nelle piccole cose».
Oltre ad essere un artista del Carnevale di Viareggio, Matteo Raciti lavora anche come illustratore, pittore e scultore. Per l’edizione 2026 del Carnevale di Viareggio ha realizzato un carro dal titolo “Non scendo più”, che rappresenta la disobbedienza impersonificata dal personaggio del Barone Rampante di Italo Calvino. Tra gli importanti riconoscimenti ottenuti, Matteo Raciti è stato selezionato nel 2024 per realizzare i premi Green Cities Award for Youth Engagement dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).
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