Uno scatto contro l’oblio del tempo e della morte: la fotografia cattura la traccia dell’esistenza

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Alessandra Sanguineti è oggi nota in tutto il mondo e le sue immagini popolano diversi celebri musei. Ma il suo amore per le foto nasce come passione giovanile e da una presa di consapevolezza: un clic può consegnare volti e momenti all’eternità

«La mia passione per la fotografia è nata quando mi sono resa conto che un giorno i miei amici e familiari sarebbero morti, e quindi ho deciso che volere conservare qualcosa di loro». A parlare così è Alessandra Sanguinetti, nata a New York nel 1968 e cresciuta in Argentina. Le sue fotografie sono state pubblicate su Newsweek, LIFE, The New York Times Magazine e nel 2007 è tra le poche donne ad essere divenuta membro dell’agenzia Magnum. Oggi, quando non è in viaggio per realizzare i suoi servizi fotografici, vive a San Francisco.

«Mi sono avvicinata alla fotografia quando avevo circa nove anni – afferma ancora la Sanguinetti – dopo aver visto in un libro una fotografia di una bambina morta in una bara e di una donna anziana, con tantissime rughe, che pareva avere duecento anni e mi resi conto che anche io sarei morta un giorno e che se non fosse stato per quelle fotografie io non sarei mai venuta a conoscenza dell’esistenza di quelle persone. Così, chiesi di avere una macchina fotografica e documentai tutto ciò che per me era importante, accertandomi che niente e nessuno venisse dimenticato».

Pur non avendo mai pensato alla fotografia come una possibile professione, Alessandra Sanguinetti, dopo aver incontrato Martin Weber che ora è suo marito, in un workshop a Buenos Aires, cominciò a rendersi conto che per rendere le cose permanenti, avrebbe dovuto sincronizzare quello che vedeva con quello che sentiva. Questa continua ricerca di connessioni era possibile solo immergendosi totalmente nel mondo della fotografia. Pian piano, prestando attenzione, cominciò a guardare tutto da un’altra prospettiva fino a creare storie e a cercare il senso delle cose. La fotografia divenne la sua professione.

Lo scatto scelto fa parte di un approfondito reportage, un vero e proprio racconto per immagini.  Questa la storia.  Nel 1999, durante una vacanza in Argentina nella fattoria dei suoi genitori, Alessandra incontra Guille e Belinda. Per caso, quasi per gioco, inizia a fotografare queste due cugine di 9 anni. Nasce così un lungo progetto fotografico che ha come protagonista la loro crescita dall’infanzia attraverso l’adolescenza fino alla recente e precoce maternità di entrambe.  Guille e Belinda e il significato enigmatico dei loro sogni: questo è il titolo della prima parte di questo lungo racconto per immagini, che comprende gli anni dal 1999 al 2004. In questa serie la Sanguinetti coglie l’evoluzione dell’immaginario infantile in un momento di transizione psicologica e fisica verso l’età adulta. È lei stessa a dire: «le foto che ho fatto cercavano di cristallizzare quello spazio molto personale e libero che scompariva velocemente».

Il suo è un linguaggio visivo che assume i toni delicati di un documentarismo a colori, svela il mondo di sogni condivisi da Guille e Belinda, mostrandone il legame d’affetto che le unisce, insieme alle loro personali solitudini. Come la stessa fotografa spiega, le immagini tentano di catturare il tempo in cui le loro fantasie, sogni e paure si fondono con la vita reale. È qualcosa di tanto delicato e intimo che solo chi convive, in qualche modo, per tanto tempo con i soggetti fotografati può percepire e raccontare immagine dopo immagine. Ciò che ne è scaturito è un intenso e meraviglioso omaggio all’infanzia, all’adolescenza e alla fotografia stessa. Parzialmente presentate nel 2003 in un piccolo volume della collana Contact Sheet, la serie completa di queste immagini avrebbe finalmente visto la luce in una straordinaria monografia, pubblicata in edizione limitata da Nazraeli Press nel 2009.

«Quando scatto – ha dichiarato Alessandra in una intervista – lo faccio in modo naturale, non penso alla reazione del pubblico. Sarebbe un limite. Cerco solo di prestare attenzione a certe persone, a certi posti, a certe relazioni che vedo intorno a me, e provo ad articolarle nel modo migliore. E sì, spero poi di poterle condividere con altre persone. Raccontare storie e lasciare una traccia delle vite vissute è al centro di tutto».

Le sue fotografie, oltre ad aver ricevuto vari premi nel tempo, sono esposte in gallerie e musei in giro per il mondo e fanno parte di collezioni pubbliche e private come il Museum of Modern Art (NY) e il San Francisco Museum of Modern Art.

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