«Gli articoli usa e getta riducono le faccende domestiche»: questa la trovata del Life Magazine nel lontano 1955 per persuadere i consumatori ad abbracciare un mondo in cui nessuno avrebbe più dovuto lavare i piatti. Un messaggio che continua ad avere un certo appeal. Certo, con il tempo (e con la diffusione della coscienza ambientale) abbiamo imparato a sostituire la plastica con il PLA, un materiale eco-friendly ad essa molto simile, convinti di salvare il pianeta (e nel frattempo risparmiare qualche minuto). Poi è arrivato il Covid e le vendite di utensili usa e getta (biodegradabili, naturalmente) sono schizzate alle stelle. Ma siamo sicuri infatti che posate, tovaglioli, contenitori per finger food e stoviglie monouso di ogni sorta, ancorché “ecologiche”, siano davvero quella panacea che pensiamo?

La campagna di Otto’s Coffee House & Kitchen

A porsi la domanda sono alcuni gestori di locali che hanno deciso di dire no al monouso obbligatorio in tempo di pandemia servendo caffè e cappuccino soltanto a clienti tazza-muniti. Succede nel Sud dell’Inghilterra, a Sevenoaks, nell’Otto’s Coffee House & Kitchen: per spiegare la loro iniziativa e sensibilizzare al problema, i proprietari hanno cosparso il pavimento del loro locale con i bicchieri usati negli ultimi giorni e hanno diffuso la foto che sta facendo il giro del web. Succede anche in Piemonte, nel Bar Ciabot, in provincia di Torino, dove se porti la tua tazza ogni dieci caffè ne bevi uno gratis. Piccole iniziative dal grande impatto che mirano a traslocare nel piccolo la soluzione di problemi a volte percepiti come troppo grandi per far sì che ciascuno si senta protagonista del cambiamento.

Il punto centrale attorno a cui ruotano queste idee è che i bicchierini sono biodegradabili ma non lo è la produzione. Come ha spiegato Alessia Bruno, la 25enne che gestisce il bar torinese, questi oggetti per essere prodotti, oltre a richiedere materie prime vegetali, necessitano di «acqua, terreno, trasporto su gomma e tanta energia. Che senso ha usarli una volta e buttarli?» Insomma, abolita la plastica rimane lo spreco. La lezione che simili iniziative suggeriscono è molto più rivoluzionaria di un cambio di tecnologia: a dover cambiare sono le nostre abitudini e la nostra scala di valori.

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