Uno sguardo verso l’anno nuovo: con Montalbano facciamo il bilancio del 2018 siciliano

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Le tragedie sono state diverse, ci hanno colpito nell’intimo della nostra persona e della nostra comunità isolana. Proprio come il celebre commissario, non siamo mai troppo fiduciosi ed entusiasti quando il passaggio di consegne tra vecchio e nuovo si realizza. Ma proprio come il commissario, sulle ali delle notizie positive che allentano il dolore, ripartiamo, pronti a combattere ogni giorno per un futuro da scrivere

Il 2018 volge al termine. Come sempre, un dato di fatto dal duplice sapore: per alcuni, già proiettati verso le braccia del futuro, sarà un po’ una benedizione, un lasciarsi alle spalle frangenti di vita spezzata da ricomporre coccio dopo coccio; per altri, un passaggio da vivere con un pizzico di tristezza per l’abbandono obbligato di un anno magari proficuo e favorevole. Sono i giorni dei fisiologici bilanci, non potrebbe essere altrimenti. Sono i giorni di un fitto dialogo con la propria coscienza, della ricerca di un miglioramento personale, di una svolta o di una continuità. Ogni anno che finisce porta con sé una dose rilevante e personalissima di dubbi, di aspirazioni, di timori e di propositi. E il siciliano? Come vive il passaggio di consegne da un anno all’altro? Ma soprattutto, alla luce di quanto accaduto nei 365 giorni che stiamo per salutare definitivamente, fra tragedie incancellabili e barlumi di speranza, con quale spirito ci approcciamo a ciò che ci aspetta? Il commissario Montalbano – e la penna di Camilleri – può darci qualche suggerimento in merito.

Nei riguardi delle festività dicembrine, infatti, l’amatissimo personaggio, nell’affascinante romanzo Il campo del vasaio, sembra manifestare un certo qual «scassamento di cabbasisi per i rituali di auguri, rigali, pranzi, cene, inviti e ricambi d’inviti». E, come se non bastasse, per «i biglietti d’augurio con la spiranza che l’anno novo potiva essiri migliore di quello appena passato, spiranza vana pirchì ogni anno novo alla fine arrisultava sempre tanticchia peggio di quello che l’aviva preceduto». Come dargli torto, in fondo? Montalbano, nella finzione letteraria, convive quotidianamente con l’ombra della morte, dell’ingiustizia, del mistero. A ben pensarci, in questo 2018, siamo stati tutti un po’ commissari nelle nostre esistenze. A differenza del personaggio interpretato da Zingaretti, però, non sempre riusciamo a trovare risposta ai nostri interrogativi. Certamente non l’abbiamo trovata per i drammatici fatti di Casteldaccia, per la furia di un maltempo sempre più minaccioso; l’abbiamo scovata parzialmente nella nostra inimitabile storia di siciliani per razionalizzare e superare i tremori vulcanici che hanno sconvolto diversi paesi etnei; fatichiamo ancora, d’altro canto, a renderci conto del perché, troppo presto, figure come Gilberto Idonea non siano più con noi. Noi siciliani, lo sappiamo, non abbiamo un bel rapporto né col passato – che ci ricorda ciò che abbiamo perduto inesorabilmente – né col futuro, confine dell’incertezza che spesso non riusciamo a valicare. È Il filo rosso che ci lega tutti, inevitabilmente affetti da Sicilitudine anche quando le pietanze del gran cenone cominciano ad emanare il loro succulento aroma.

Uno scorcio di Fleri andato distrutto. Foto di Gabriele Condorelli
Uno scorcio di Fleri andato distrutto. Foto di Gabriele Condorelli

Eppure, nel profondo del nostro essere isolani, nutriamo una speranza di rinnovamento, uno slancio primordiale verso la luce del cambiamento. Come Montalbano, accettiamo di rimanere sepolti dai relitti della storia, dalla cenere delle eruzioni, dal fango e dai frantumi delle tragedie. Ma poi, ispirati dalle sparute notizie positive che ci giungono, ispirati dall’ammirazione che riusciamo ancora a suscitare nel mondo, ispirati dalla forza di volontà e di comunione che secoli di sofferenza ci hanno permesso di foggiare, rialziamo la testa, ci scrolliamo di dosso le scorie negative e siamo pronti, sull’esempio del commissario, caso dopo caso, a tornare a combattere. Ripartendo da chi decide di costruire il suo futuro qui, da chi non si perde d’animo e sparge solidarietà anche in situazioni di crisi, dalle bellezze che rimangono e fanno da segno distintivo della nostra unicità. Così noi e il commissario approcciamo al 2019 e ad ogni anno che arriva: col dolore di ciò che è stato a fare da monito; con un futuro da scrivere giorno per giorno. Che sia così per tutti voi. AUGURI DI BUON ANNO!

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