#095FacesinSicily, il progetto che racconta Catania e la Sicilia attraverso i volti

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Ideata dal fotografo e giornalista Dario Azzaro e dall’editore Marco Spampinato, l’iniziativa si basa sul principio che il cuore pulsante della nostra isola sia la gente. Gente comune, di ogni classe sociale e religione, viandanti ritratti in bianco e nero che ci ricordano il valore inestimabile di questa terra

Quattrocentonovantasette visi, quattrocentonovantasette sguardi raccolti attraverso la fotografia. Così #095FacesinSicily, progetto del fotografo e giornalista Dario Azzaro e dell’editore Marco Spampinato, racconta Catania e la Sicilia, osservandole attraverso le espressioni e i volti della gente che lì vive o che da lì è passata. L’iniziativa, che diventerà un libro fotografico pubblicato per Sotto il Vulcano, uscirà intorno alla metà di ottobre e si ripromette di essere un viaggio dentro la Sicilia che passa dalle persone. In quest’intervista Dario Azzaro ci ha raccontato l’origine e il significato di questa scelta.

I PRIMI SCATTI. «Perché i ritratti? Perché il territorio siciliano lo abbiamo sempre visto attraverso monumenti, piazze, siti archeologici, ma la Sicilia che cos’è fondamentalmente? Una terra di viandanti, dalla quale passano e sono passati in tanti». Azzaro sintetizza il cuore di #095FacesinSicily, un percorso editoriale e fotografico partito dalla sinergia con la casa editrice e rivista Sotto il Vulcano, fondata nel 1993 da Marco Spampinato. Il progetto è nato man mano, prendendo forma grazie ai primi scatti che hanno fin da subito innescato un ingranaggio di sguardi ben calibrato, capace di raccontarsi senza l’ausilio di parole: «Abbiamo iniziato con lo scattare le prime 120 fotografie – racconta Azzaro – e le abbiamo osservate di seguito come fosse una proiezione; ci siamo subito resi conto che semplicemente osservando quegli sguardi ci veniva fuori una parola: Catania. C’erano tutti: banchieri, attori, musicisti, magistrati, avvocati, idraulici, meccanici, buddisti, cattolici, musulmani; tutto parlava delle commistioni della nostra terra. Le foto sono state scattate a Catania, ma rappresentano un po’ tutta la Sicilia».

Foto di Dario Azzaro

IN BIANCO E NERO. Tra i volti presenti figurano donne e uomini di tutte le età, siciliani e non, italiani e non, di tutte le religioni e di tutte le estrazioni sociali. Tra questi, anche personaggi conosciuti, come il catanese Brigantony o Franco Oppini, catanese d’adozione, o ancora il giovane principe Biscari. Tutti insieme rappresentano un frammento della Sicilia e nonostante le tante differenze, l’insieme è stato reso omogeneo e unitario grazie al lavoro fotografico e alla scelta del bianco e nero: «Abbiamo scelto una luce laterale che esaltasse le texture di colore. Le tipologie di viso che abbiamo incontrato sono tutte molto diverse e abbiamo dovuto trovare un effetto che andasse bene per tutti, senza alterare però la fisionomia. Per evitare inoltre che chi stesse di fronte all’obiettivo potesse sentirsi in imbarazzo e dunque falsare la naturalezza dell’espressione, abbiamo accolto tutti in un ambiente neutro, non un vero studio fotografico, ma un soppalco all’interno di una bottega in Piazza Trento. L’effetto che più si avvicinava a quello che volevamo è il bianco e nero sullo stile di quello utilizzato per la celebre foto della Hepburn in Colazione da Tiffany. L’unica cosa che cambia di foto in foto è la persona. I protagonisti sono i soggetti fotografati».

Foto di Dario Azzero

 LUOGHI E PERSONE. Oltre a un viaggio siciliano attraverso gli sguardi e il vissuto che ogni fotografia del progetto racchiude, #095FacesinSicily è anche un’occasione per riflettere su questioni complesse che ci riguardano tutti e sul quale abbiamo l’obbligo di intervenire agendo in prima persona per il benessere nostro e della nostra terra. «La Sicilia è stata terra di cultura dalla quale moltissimi grandi uomini sono passati.  Possediamo un patrimonio che potrebbe sviluppare un indotto notevole, ma siamo strafottenti e abbiamo rovinato il nostro territorio, non riuscendo a valorizzarne le grandi risorse. Ci siamo adattati a situazioni fuori dal comune, pesanti, ma è la gente che alla fine decide tutto, anche il destino politico di una terra. Questo atteggiamento da mafiosi e indolenti non va bene, non ce lo possiamo più permettere. Il viaggio passa dalle persone perché sono loro a decidere. La Sicilia è la gente, e questa deve decidere bene, con più forza e autorevolezza».

 

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