Anima, luce, colore: Paul Klee e l’incontro con il destino in Sicilia

Due volte, nel 1924 e nel 1931, il pittore svizzero-tedesco, tra i più grandi del Novecento, ebbe modo di visitare l’isola. In un periodo fondamentale per l’evoluzione della sua concezione dell’arte e dell’immagine, trovò nella nostra terra, che ritrasse più volte, la meta ideale, il connubio perfetto tra riflesso e chiaroscuro, tra sostanza e apparenza. Quelle sfumature cromatiche mediterranee divennero un elemento cardine delle sue produzioni, la conferma di voler diventare un pittore per svelare il senso di ciò che non è immediatamente visibile

Certi istanti, certi fatali incontri con qualcuno o con qualcosa, sanno in essere, in una qualche misura, designati. Si manifestano, cioè, come la plastica dimostrazione che, il più delle volte, le domande capaci di consumare incessantemente il nostro animo possiedono già una risposta convincente nello stesso spazio interiore che percepiamo come disordinato, magmatico. È necessario perdersi, talvolta; cedere al disorientamento, sentirsi tanto smarriti da assecondare la bruciante necessità di chiarezza, di svolta. Tanto permeati dal dubbio da non avere altra scelta se non quella di correre. Per sfuggirgli, certo, almeno in una prima fase. Ma per giungere poi, infine, alle soglie di una risolutiva epifania. Dinanzi ad un profondo senso di meraviglia e di appagamento. Là, dove difficilmente avremmo pronosticato il nostro arrivo. Là, dove nel turbine caotico degli eventi, il sostare dei pensieri, l’adagiarsi pacifico delle proprie riflessioni, può donare un’insperata consapevolezza. È una traiettoria umana curiosa, quella della scoperta di sé stessi. Ancor più quando il protagonista di questa ricerca è un artista. Perché può verificarsi senza preavviso, nella lontananza, nel vagabondaggio. Può assumere il volto di una città a festa, il suono silenzioso di un villaggio sperduto. Può saltar fuori mentre si stendono confessioni su una pagina di diario, mentre il panorama di una meta appena agguantata si schiude davanti agli occhi. E, forse, non è altro che questo il segreto dell’arte: un’intuizione nostalgica, quasi fanciullesca. Un sentimento di sopraggiunta libertà. Deve almeno essere stato qualcosa di simile a catturare il cuore di Paul Klee, uno dei più straordinari artisti del Novecento, allorquando il suo sguardo, nel 1924, si posò per la prima volta sulla Sicilia. In uno dei suoi regolari viaggi in giro per l’Europa, infatti, il pittore svizzero-tedesco giunse sull’isola in un momento cruciale della sua eclettica carriera, in cui un nuovo modo di concepire l’immagine si stava facendo largo nella sua sensibilità. Fu proprio la Trinacria – nella quale tornò anche nel 1931 – uno dei fattori che più lo condussero verso una suggestiva ed originale idea del colore. Fu proprio la Trinacria la culla di un segno nuovo, ricco, sfumato e caldo come il Mediterraneo che magneticamente lo aveva attratto dall’avanguardistico nord Europa.

Paul Klee, “Mazzarò”

Taormina, Mazzarò, Gela, Siracusa: con progressiva e sorprendente precisione Klee annotò i suoi spostamenti in giro per l’isola. Gli scorci che più lo avevano affascinato, i riflessi di luce che più lo avevano convinto di trovarsi di fronte ad un’autenticità perduta, ad una sincerità estetica ed essenziale di cui la sua arte era affamata. Le suggestioni del Bauhaus – di cui era divenuto docente tra il 1920 e il 1921 -, della vivace Weimar, l’attitudine ad una pittura che non si limitasse a riprodurre, ma che si sforzasse di svelare, di dare forma a ciò che non sembra averla, trovarono perfetto incastro in quella Sicilia che da lontano aveva vagheggiato. Nel suo misterioso gioco di chiaroscuri, nel rapporto genetico che gli isolani intrattengono con le dimensioni dell’apparenza e della teatralità. Dinanzi alle barche dei pescatori e alla loro armonia con le onde, che ammiccano alla magnificenza del Teatro Antico (visibile in At Taormina), dinanzi al trionfo di scorci naturali incontaminati (divenuto poi un acquerello dal titolo Mazzarò), al sinuoso sovrapporsi di strade e casupole (che fa capolino in Sicilia presso Sant’Andrea), Klee riconobbe il suo destino di indagatore lirico del mondo. Di interprete della realtà attraverso il filtro cromatico. Estasiato dalla saggezza che la Sicilia aveva saputo donargli, dal tocco di verità che le sue sponde avevano apportato all’astrattismo dei suoi mosaici di linee, si lasciò andare ad una considerazione che suona quasi – oltre che come una rinnovata dichiarazione di intenti – come un omaggio: «Il colore si è impossessato di me, non devo più inseguirlo. So che si è impossessato di me per sempre… Io e il colore siamo una cosa sola. Io sono un pittore». L’omaggio ad una terra che aveva raggiunto il suo inconscio. Che gli aveva permesso di credere ad una realtà composta da un insieme di segni polisemici a cui l’arte aveva il compito di mettere ordine. Che aveva illuminato la strada che poi, senza esitazione, avrebbe scelto di percorrere.

Paul Klee, “Sicilia presso Sant’Andrea”

La strada che lo avrebbe reso il collante ideale tra Settentrione e Meridione. Tra le radici della civiltà occidentale che con tanto desiderio aveva esplorato e i nuovi orizzonti teorici che gli sarebbero valsi l’ostilità del regime nazista. Che gli avrebbe fatto riconoscere nell’arte le sfumature di un’esperienza spirituale a cui aggrapparsi. Con cui affermare, avvolto dalla luce siciliana, capace di pervadere persino le gamme cromatiche ad essa più refrattarie, l’esistenza di un colore vitale oltre quello del semplice tratto. «Già da molto tempo ho in me questa guerra. Perciò essa non tocca il mio intimo. Per aprirmi un varco fra le macerie, era necessario volare. E volato ho infatti. In quel mondo in rovina vivo ancora soltanto nel ricordo, siccome capita di pensare al passato. Perciò sono “astratto nei ricordi”».

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Giornalista, laureato in Lettere all'Università di Catania. Al Sicilian Post cura la rubrica domenicale "Sicilitudine", che affronta con prospettive inedite e laterali la letteratura siciliana. Fin da giovanissimo ha pubblicato sulle pagine di Cultura del quotidiano "La Sicilia" di Catania.

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