Villa Politi, l’albergo dove Siracusa imparò ad accogliere il mondo

Dalle guide ottocentesche di Salvatore Politi alle lettere di Gide, fino alla vacanza siciliana di Churchill: storia di un luogo nato sopra la Latomia dei Cappuccini, crocevia del Grand Tour e del turismo internazionale

«Non ricordo nella mia vita di viaggiatore ore più deliziose di quelle che passai la sera sulla terrazza del grand’albergo Politi, che sorge nell’Acradina, sopra la Latomia dei Cappuccini. Ah, questi alberghi, queste ville signorili che si alzano sopra le rovine antiche, e v’inaridiscono la sorgente più viva della poesia, che è la solitudine».

Edmondo De Amicis era incantato e irritato allo stesso tempo. Dalla terrazza del Grand Hotel Villa Politi guardava Siracusa distesa sul mare, silenziosa nella notte. Ma gli bastava abbassare lo sguardo verso la Latomia dei Cappuccini per cambiare tono. L’antica cava era «diventata come un annesso all’albergo». Le signore vi scendevano in cerca di fresco, sopra una roccia era stato costruito un piccolo giardino dove prendere il caffè e nel silenzio della Latomia arrivavano le note del pianoforte e delle canzonette suonate per gli ospiti.

«Che stonatura e che profanazione!… Ma ho forse diritto di protestare io che ne fui complice? Era così bella di notte, vista da quella terrazza, Siracusa, che pareva galleggiante sul mare, tutta scintillante di lumi, solitaria e silenziosa in mezzo alle acque che riflettevano il firmamento splendido; vicinissima, e pure in apparenza lontana, e queta come se dormisse, sognando i suoi duemila e settecento anni di storia!». La scena, raccontata in Ricordi d’un viaggio in Sicilia, pubblicato nel 1908, sembra già contenere tutta la storia di Villa Politi: da una parte una Siracusa antichissima, scavata nella pietra; dall’altra il turismo moderno che cominciava ad appropriarsi di quel paesaggio e a trasformarlo in esperienza.

L’albergo oggi

UNA DONNA ARRIVATA DAL NORD E UNA GUIDA SIRACUSANA. La storia singolare di questo luogo ha inizio nel 1862, con un incontro: quello tra Maria Theresa Laudien e Salvatore Politi. Sull’origine della donna le fonti non sono del tutto concordi. Secondo il direttore dell’hotel, Carmelo Cannizzaro – che alla storia di questa struttura ha dedicato molti anni di appassionate ricerche – la donna sarebbe originaria di Königsberg, in Prussia; il catalogo della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, invece, la definisce austriaca. Di certo, le fonti concordano nel suggerire che Laudien fosse una nobildonna proveniente dall’Europa del Nord, arrivata a Siracusa nell’Ottocento.

Guida per la Sicilia, Jeannette Power, 1842

Di Salvatore Politi si conosce qualcosa di più. Era pittore, ma soprattutto uno di quegli uomini che nell’Ottocento rendevano possibile il viaggio in Sicilia: accompagnava gli stranieri tra monumenti e siti archeologici, spiegando loro la città.  Che non si trattasse di un ruolo occasionale lo dimostra una fonte molto precedente alla nascita dell’albergo. Nel 1842 Jeannette Power, nella sua Guida per la Sicilia, raccomandava ai viaggiatori «Salvatore Politi, giovane siracusano, d’ottima indole e peritissimo delle cose patrie». Vent’anni prima della nascita di Villa Politi, dunque, il suo nome circolava già nelle guide destinate a chi arrivava a Siracusa.

In tal senso, la Biblioteca dell’Archiginnasio si rivela nuovamente utile, perché custode dell’Albo di Salvatore Politi: 236 carte datate tra il 1842 e il 1891 con biglietti da visita, autografi, dediche e brevi messaggi, soprattutto in inglese e tedesco, lasciati dai viaggiatori che avevano utilizzato i suoi servizi come guida o erano stati ospiti dell’hotel. La scheda archivistica lo definisce espressamente «pittore e guida turistica» dei luoghi archeologici e dei monumenti di Siracusa.  Una delle carte rende quasi tangibile quel lavoro. Un viaggiatore americano, Edward L. Pierce di Boston, raccomanda Politi ai propri connazionali come «an honest and accomplished guide to the antiquities of this city», una guida «onesta e competente alle antichità di questa città», precisando di avere scritto quelle parole spontaneamente, senza alcuna richiesta da parte sua.

È forse qui che bisogna cercare la vera origine di Villa Politi. Prima ancora di possedere un grande albergo, i Politi possedevano qualcosa di altrettanto prezioso: una rete di rapporti con i viaggiatori stranieri e la capacità di raccontare loro Siracusa. Quasi quarant’anni dopo, nel 1880, il Baedeker dedicato all’Italia meridionale e alla Sicilia fotografa un’attività ormai più articolata. Salvatore Politi è indicato come custode del Museo e guida, ma dispone anche di «diverse camere pulite», offre pensione ai viaggiatori, procura carrozze e vende fotografie, monete e disegni su papiro. Anche l’Albo conserva una traccia concreta di questa attività: in una delle carte un viaggiatore annota che avrebbe pagato a Politi «175 lire, equivalenti a sette sterline, per sedici monete greche».

«Maria Teresa trovò in questa terra e nell’uomo che sposò la ragione di una vita dedita all’accoglienza e alla bellezza»

Carmelo Cannizzaro, direttore del Grand Hotel Villa Politi

Accoglienza, accompagnamento e racconto della città erano ormai diventati parti dello stesso mestiere. Il racconto di Cannizzaro rivela, poi, che Maria Theresa Laudien e Salvatore Politi gestirono inizialmente Casa Politi nei pressi della Fonte Aretusa. Nel 1862 presero in affitto il fondo comunale chiamato Silva, vicino alla Latomia dei Cappuccini, costruendovi dapprima una dimora di campagna e poi ampliandola progressivamente. «Maria Teresa – spiega il direttore – trovò in questa terra e nell’uomo che sposò la ragione di una vita dedita all’accoglienza e alla bellezza».  Una ulteriore conferma di questa datazione giunge da uno studio dell’urbanista dell’Università di Palermo Nicola Giuliano Leone, che colloca proprio dopo il 1862 la costruzione di Villa Politi sopra la Latomia e che descrive l’albergo come quello che sarebbe presto diventato «il principale approdo» a Siracusa di un turismo ancora elitario ma già internazionale.

Inserzione su guida Thomas Cook & Son, 1912

DAL GRAND TOUR AL TURISMO MODERNO. Furono, quelli, gli anni in cui il modo di viaggiare conobbe nuove abitudini. La Sicilia non era più soltanto la destinazione remota raggiunta dagli aristocratici del Grand Tour. Ferrovie, navigazione a vapore, guide e organizzazioni specializzate cominciavano lentamente a trasformare il viaggio in un sistema. E gli alberghi rappresentavano una parte fondamentale di quella nuova infrastruttura. Una fotografia molto concreta di ciò che Villa Politi era diventata mezzo secolo dopo la sua nascita proviene da una pubblicazione di Thomas Cook & Son del 1912, che presentava l’hotel al pubblico internazionale come una struttura di prima classe in posizione eccezionale sopra la Latomia dei Cappuccini, dotata di camere con bagno, illuminazione elettrica, riscaldamento centrale, terrazze e giardini. L’inserzione raccomandava persino ai viaggiatori di chiedere alla stazione espressamente «Villa Politi» e, in grassetto, di non confonderla con la «Casa Politi» in città. Come proprietario veniva indicato G. Kockel, che era proprietario anche del Grand Hotel Metropole di Taormina e del Grande Bretagne di Catania. Villa Politi era ormai parte di una vera rete dell’ospitalità internazionale siciliana. È tenendo conto di questo contesto che va letta anche la descrizione del giardino tramandata dall’hotel. Cannizzaro parla di «un anfiteatro naturale di calcare bianco ornato da edera, capperi, ulivi, mandorli e melograni», nel quale la natura della Latomia finiva per fondersi con gli spazi dell’albergo. Esattamente ciò che aveva affascinato, e contemporaneamente disturbato, De Amicis.

NON UN ELENCO DI CELEBRITÀ, MA LE LORO TRACCE. Ben presto la centralità dell’Hotel come punto d’approdo per i viaggiatori si tradusse in innumerevoli passaggi celebri. La storia riportata sul sito ufficiale di Villa Politi contiene, infatti, un lungo elenco di ospiti d’eccezione: scrittori, sovrani, presidenti, attori. Ma dopo oltre un secolo alcune presenze sono più facili da documentare di altre. Una delle tracce più nitide porta ad André Gide. Il 22 febbraio 1934 lo scrittore francese indirizzò da Siracusa una lettera al poeta tedesco Georg Wittkowski. In alto scrisse semplicemente: «Villa Politi / Syracuse». Un’altra lettera autografa di Gide su carta intestata dell’Hôtel Villa Politi è conservata alla Bibliothèque littéraire Jacques Doucet. Altre vicende sono di più difficile ricostruzione. L’hotel ricorda per esempio E.M. Forster tra i propri ospiti. Ma se alcune fonti riferiscono di un racconto secondo cui una disputa di cui fu protagonista la madre dello scrittore per ottenere una stanza panoramica proprio a Villa Politi avrebbe contribuito alla nascita di A Room with a View altre, collocano quell’episodio a Firenze. È uno dei casi in cui la memoria di un grande albergo e la storia documentata hanno finito probabilmente per sovrapporsi.

La guerra e i successivi passaggi di proprietà dispersero l’archivio dell’hotel. Oggi molte delle tracce di Villa Politi sopravvivono lontano da Siracusa

LA MEMORIA DISSOLTA DALLA GUERRA. A dirimere la questione non aiuta nemmeno ciò che accadde durante la Seconda guerra mondiale, quando Villa Politi fu requisita dagli Alleati. Su chi ne fece uso le ricostruzioni divergono: l’attuale sito dell’hotel parla di americani, il FAI di inglesi. È uno dei diversi punti della storia novecentesca della Villa sui quali la perdita dell’archivio interno rende difficile una ricostruzione definitiva. Cannizzaro spiega infatti che l’hotel non conserva più i vecchi registri né un archivio storico organico. I numerosi passaggi di proprietà hanno disperso nel tempo carte, fotografie e oggetti. È uno degli aspetti più singolari della storia di Villa Politi: molte delle sue carte sono sopravvissute altrove. L’albo già citato di Salvatore Politi è a Bologna. Le lettere di Gide sono negli archivi francesi. I documenti su altri ospiti sono sparsi tra biblioteche, giornali e archivi pubblici. Poi c’è Churchill.

CHURCHILL, LA PIOGGIA E I PRIMI GIORNI SENZA DOWNING STREET. Il grande statista britannico arrivò in Sicilia nell’aprile del 1955. Aveva appena lasciato l’incarico di primo ministro e scelse Siracusa per trascorrere alcune settimane insieme alla moglie Clementine e a un piccolo gruppo di collaboratori e amici. L’accoglienza meteorologica non fu memorabile. Arrivò a Catania in una giornata grigia e piovosa e anche i primi giorni siracusani furono segnati dal maltempo.

Cinegiornale dell’Istituto Luce sulla visita di Wiston Churchill a Siracusa

A questo arrivo si lega uno degli aneddoti che più sono rimasti legati alla storia dell’albergo. Dopo una delle prime notti, Churchill avrebbe detto di non aver mai dormito così bene in vita sua. La frase è ancora oggi utilizzata da Villa Politi ed è riportata anche in un cinegiornale dell’Istituto Luce dell’epoca. A ben vedere, certo, l’affermazione può essere letta come qualcosa che andava oltre la battuta di un ospite soddisfatto. Churchill era appena uscito da Downing Street e, per la prima volta dopo anni, le sue giornate non erano scandite dagli impegni di governo. A Villa Politi passeggiava nel giardino, fumava, dipingeva e conversava con gli amici. Sul suo taccuino, la annotò come «la vacanza più deliziosa della sua vita di viaggiatore». Una ricostruzione pubblicata da La Repubblica nel 2008 racconta che da Siracusa scrisse al finanziere americano Bernard Baruch della soddisfazione per essersi finalmente liberato dalle responsabilità politiche. E proprio durante quella vacanza siciliana avvenne una conversazione destinata ad avere conseguenze durature.

Durante la vacanza siciliana del 1955 Churchill discusse l’idea di un nuovo college scientifico a Cambridge. Pochi anni dopo sarebbe nato il Churchill College

Il Churchill College di Cambridge ricostruisce che nel 1955, mentre si trovava in Sicilia, Churchill parlò con il suo storico consigliere scientifico Frederick Lindemann, Lord Cherwell, e con il segretario John Colville dell’idea di creare a Cambridge un college con una forte vocazione scientifica e tecnologica. Colville si impegnò a trasformare l’idea in un progetto concreto. La Repubblica colloca quelle conversazioni proprio durante il soggiorno a Villa Politi. Pochi anni dopo sarebbe nato il Churchill College.

Ma di quei giorni potrebbe essere rimasta per qualche tempo a Villa Politi anche un’altra traccia. Cannizzaro, infatti, ipotizza che tra gli oggetti dispersi durante i successivi passaggi di proprietà dell’albergo vi sarebbe stato probabilmente un dipinto dello stesso Churchill. Non esistono oggi documenti che consentano di stabilire con certezza quale opera fosse o che fine abbia fatto. Ed è quindi una storia che il direttore racconta con prudenza. Ma è anche l’esempio più suggestivo di quello che Villa Politi ha perduto insieme al proprio archivio.

UN ALBERGO PER CAPI DI STATO. Quanto fosse particolare la posizione dell’hotel nella Sicilia del dopoguerra emerge anche da una fonte insolita: i resoconti dell’Assemblea regionale siciliana. Nell’ottobre 1955, durante una discussione sullo sviluppo turistico dell’Isola, un deputato osservava che in tutta la Sicilia esistevano appena tre strutture capaci di garantire un’ospitalità adeguata a capi di Stato o di governo stranieri: il San Domenico di Taormina, Villa Igiea a Palermo e Villa Politi a Siracusa. Era un giudizio espresso nel corso del dibattito politico, non una classificazione alberghiera ufficiale. Ma restituisce con una precisione rara il posto occupato allora da Villa Politi nell’immaginario e nell’offerta turistica siciliana. Negli anni successivi l’albergo continuò a ospitare uomini delle istituzioni. Almeno una di queste presenze è documentata direttamente dall’Archivio storico del Quirinale: nell’aprile del 1971 Villa Politi figura tra le tappe del viaggio privato in Sicilia del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

La hall del Grand Hotel Villa Politi

TRA STORIA E IDENTITÀ. Oggi Villa Politi porta ancora nella propria architettura i segni di quel passato. Nel 2003 l’edificio è stato sottoposto a tutela dalla Regione Siciliana con il decreto n. 9023 del 17 dicembre. Molti degli elementi e delle testimonianze che lo hanno reso meritevole di questo riconoscimento sopravvivono al di fuori delle sue mura. Difficili da reperire, ma non scomparsi. Erranti come i viaggiatori che per oltre un secolo e mezzo sono passati dalle sue stanze. Questione di destino, forse. E di fedeltà a quella vocazione nata dall’incontro tra Nord Europa e Mediterraneo, divenuta il luogo in cui Siracusa cominciò a imparare ad accogliere il mondo.

In copertina: una foto utilizzata in alcune cartoline fino agli anni ’30 (dettaglio)

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Direttore responsabile del Sicilian Post. Giornalista, laureato in comunicazione. Collabora con le pagine di cultura e spettacolo del quotidiano "La Stampa". Ha pubblicato su svariate testate nazionali e regionali, tra le quali "La Repubblica" e "La Sicilia". Dal 2018 è promotore del workshop internazionale "Il giornalismo che verrà". Attivo sul piano dell'innovazione è tra gli ideatori di "ARIA", tool per infografiche finanziato da Google DNI. Il suo ultimo libro è "L'unica donna nel CDA" (Guerini Next, 2023).

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