Sicilian Playlist #302: Filippo Graziani ripercorre in musica il film della propri vita

La selezione di questa settimana si apre con “Selvaggio”, il singolo che accompagna l’uscita dell’album “Verso Casa”, in cui l’artista siciliano si lascia andare ad una retrospettiva sul senso del crescere e del passare del tempo. Proseguiamo con “Ammucciati”, tratto dal nuovo album in siciliano di Alessandra Ponente “Riavuli”, e con “Il mostro”, nuova fatica di Brando Madonia che è anche un viaggio verso le contraddizioni della nostra interiorità che spesso cerchiamo di combattere. Spazio anche gli artisti isolani che n questi giorni saranno presenti alla cerimonia delle Targhe Tenco 2026: Giulia Mei, di cui riproponiamo “La vita è brutta”, e i Santamarea con “Non ci si ama solo in primavera”. Chiudiamo con “Lady Nessuno”, in cui Cassandra Raffaele, a suon di synth taglienti, celebra gli sforzi nascosti e spesso non valorizzati di chi vive sempre dietro le quinte, e con “Vaffanculo a chi rimane”, l’irriverente sfogo di Alessandro Spina contro ipocrisie ed opportunismi

Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Selvaggio” Filippo Graziani

Verso Casa è il nuovo album di inediti di Filippo Graziani, pubblicato da INRI Records e disponibile in digitale e in vinile. Ad accompagnare l’uscita è Selvaggio, il nuovo singolo in radio e sulle piattaforme digitali, accompagnato da un videoclip diretto da Enrico Giannini.

Tra i brani più autobiografici del disco, Selvaggio ripercorre l’infanzia e l’adolescenza dell’artista, rievocando una libertà vissuta in modo istintivo e a contatto diretto con il mondo. Un ricordo personale che si trasforma anche nel desiderio di trasmettere parte di quella libertà al figlio Ludovico. Nato in versione acustica, il brano si sviluppa attraverso sonorità folk-rock ispirate a grandi nomi della musica americana, come Bob Dylan, The Band e Neil Young. Il videoclip alterna immagini attuali di Filippo con la band a filmati privati della famiglia Graziani, molti dei quali girati dal padre Ivan, intrecciando memoria familiare e percorso artistico.

A quasi dieci anni dal precedente album di inediti, Verso Casa segna un ritorno alla scrittura nato da una nuova prospettiva personale. La nascita del figlio ha spinto Filippo a rileggere il proprio passato, riscoprendo luoghi, esperienze e legami che hanno contribuito a formare la sua identità. Il titolo racchiude proprio questo viaggio tra infanzia, adolescenza, provincia, Milano e radici familiari e musicali. Sul piano sonoro, il disco guarda al folk-rock americano degli anni Settanta, con riferimenti a Bob Dylan, Allman Brothers, The Band, Neil Young, Little Feat e Jim Croce. Registrato partendo da esecuzioni dal vivo in sala prove, l’album restituisce un suono caldo, diretto e autentico, costruito su strumenti reali e lontano da eccessive rifiniture.

Al centro del progetto c’è anche il dialogo con l’eredità artistica di Ivan Graziani, padre di Filippo, il cui repertorio ha accompagnato per anni il percorso musicale del figlio. Un legame che trova una delle sue espressioni più significative in Le tre chiavi, brano inedito scritto da Ivan e incluso nel formato fisico dell’album. Ritrovata attraverso un’intervista al padre, la canzone rappresenta un punto d’incontro tra memoria, continuità familiare e identità artistica. Con Verso Casa, Filippo Graziani firma così un lavoro intimo e personale, in cui il passato diventa uno strumento per comprendere il presente e guardare al futuro, recuperando le proprie radici per trasformarle in una voce musicale autonoma e riconoscibile.

“Ammucciati” Alessandra Ponente

RIAVULI è il primo album in lingua siciliana di Alessandra Ponente, cantautrice e attrice palermitana che intreccia new folk, world music e canzone d’autore in un dialogo tra tradizione mediterranea e sonorità contemporanee. Il disco raccoglie un percorso artistico sviluppato nel corso di diversi anni, dall’EP omonimo del 2022 ai brani più recenti Occhi e Ammucciati. Le tracce iniziali sono state nuovamente registrate e mixate da Riccardo Piparo presso Cantieri 51, restituendo la maturazione personale e musicale dell’artista.

Ad accompagnare l’uscita è Nuvuli Bianchi, scelta come focus track in una nuova versione. Già semifinalista a Musicultura e finalista al Premio Pierangelo Bertoli, la canzone unisce malinconia e speranza, fragilità e desiderio di cambiamento, aprendosi a una sensibilità pop senza rinunciare alle radici siciliane. Il titolo, che significa letteralmente “diavoli”, rappresenta i conflitti interiori, le paure, i desideri e le contraddizioni con cui ciascuno è chiamato a confrontarsi. «Questo album non è semplicemente una raccolta di canzoni, ma il racconto di una trasformazione», racconta Ponente, che attraverso la musica rilegge la propria esperienza e definisce un’identità artistica sempre più consapevole.

Al centro del progetto c’è il siciliano, soprattutto nella sua declinazione palermitana, una lingua emotiva e autentica che conserva la memoria della cultura popolare e diventa strumento per raccontare il presente. La collaborazione musicale con Gaetano Mirabella contribuisce a costruire un sound in cui chitarre acustiche, folk e world music si incontrano, trasformando la tradizione in un punto di partenza per nuove esplorazioni. Le canzoni attraversano temi universali come l’identità, l’amore, il desiderio, il giudizio sociale e la resilienza. Da Sissi, che racconta il legame tra infanzia ed età adulta, ad Ammucciati, dedicata a un amore clandestino, fino ad Abballo, in cui la danza diventa un gesto di resistenza, ogni brano esplora una diversa sfumatura dell’esperienza umana. La title track Riavuli chiude il percorso come manifesto poetico del disco, trasformando il confronto con i propri demoni in un rito di consapevolezza e liberazione.

L’album sarà presentato il 29 ottobre alle ore 21 al Teatro Officine Bellotti di Palermo con uno spettacolo di teatro-canzone a ingresso libero, diretto da Carlos Navarrete Patiño, con cui l’artista ha collaborato in occasione del 400° Festino di Santa Rosalia. Con RIAVULI, Alessandra Ponente trasforma le proprie radici in un linguaggio musicale contemporaneo, dando voce a una Sicilia autentica e a emozioni capaci di parlare a tutti.

“Il mostro” Brando Madonia

Scritto, composto e prodotto da Brando Madonia insieme a Mattia Madonia, Il mostro è un brano che esplora il lato più nascosto dell’identità, dando voce a paure, insicurezze e contraddizioni che spesso si cerca di ignorare, ma che continuano a influenzare il nostro modo di essere.

La figura del mostro diventa una metafora dei conflitti interiori e di quelle parti di sé che si fatica ad accettare. Attraverso immagini cupe e suggestive, Madonia descrive una condizione di vulnerabilità in cui il tentativo di contenere le proprie inquietudini si scontra con il timore di esserne sopraffatti. Il momento centrale del brano arriva con il riconoscimento di una somiglianza tra sé e la creatura evocata: ciò che appare minaccioso non è qualcosa di estraneo, ma riflette aspetti della propria personalità.

La canzone affronta anche il peso delle aspettative, soprattutto generazionali, e il contrasto tra la necessità di dimostrare il proprio valore e la difficoltà di fare i conti con i propri limiti. Ne emerge una riflessione sull’autenticità e sulla possibilità di accettarsi senza nascondere le proprie fragilità dietro un’immagine costruita per gli altri.

Il mostro si inserisce nel percorso che condurrà al secondo album di Brando Madonia, Arrivederci Paranoia, atteso nel 2026. Il singolo anticipa un universo di scrittura incentrato sulle inquietudini personali e sulla complessità dell’identità, confermando l’interesse dell’artista per ciò che si nasconde dietro le apparenze. Con questo brano, Madonia propone un confronto diretto con le proprie ombre, suggerendo che riconoscerle sia il primo passo per comprendere e accettare anche le parti di sé più difficili da affrontare.

“La vita è brutta” Giulia Mei

Riproponiamo il brano della cantautrice palermitana, che proprio in questi giorni sarà ospite della cerimonia di premiazione delle Targhe Tenco 2026.

Dopo essere diventata virale in tutta Italia con il singolo “Bandiera”, presentato alle audizioni di X-Factor 2024 e che conta oltre un milione tra stream totali sulle piattaforme digitali e visualizzazioni sui canali ufficiali, la palermitana Giulia Mei pubblica il nuovo singolo “La vita è brutta”.

In questo modo Giulia presenta la canzone: «Così cinica da essere sentimentale, così decadente da essere ridicola. Questa canzone è allo stesso tempo un cuore e un culo, minimal e barocca, una partita di Bach e un rave party, un principe azzurro e un orsetto gommoso, una scopata e un funerale, nel dubbio tra ridere e piangere ride, di gusto, e nel dubbio tra morire e ballare balla, ubriaca».

“Non ci si ama solo in primavera” Santamarea

Protagonista delle Targhe Tenco 2026 sarà anche la band siciliana, invitata sul palco dell’Ariston in quanto finalisti della cinquina per l’Opera prima.

Per l’occasione, riproponiamo il brano “Non ci si ama solo in primavera”, singolo che dopo “Con gli occhi di una lepre”, “Zanzare” e “Tornado” – ha consacrato la band come una delle realtà più interessanti del nuovo panorama musicale italiano.

“Non ci si ama solo in primavera” rappresenta una rivendicazione emotiva, una preghiera laica scritta idealmente sui muri di una Palermo specchio dell’anima. Il singolo esplora il contrasto tra la fragilità del tempo che fugge e la forza del ricordo, capace di farsi eterno come un incantesimo. Di fronte al passaggio veloce di ciò che è prezioso, il brano descrive quella sensazione di sgretolamento interiore che precede la perdita. Eppure, proprio in quel momento di massima vulnerabilità, emerge una reazione vitale: il desiderio di legare a sé il ricordo, imprimendolo per sempre nel proprio vissuto. “Per quanto una primavera possa sfiorire in fretta, sarà per sempre incisa sui muri, sugli alberi, nelle persone che fanno parte di quella memoria.”

“Lady Nessuno” Cassandra Raffaele

Un ritmo incalzante, sonorità elettroniche e synth taglienti caratterizzano Lady Nessuno, il nuovo brano di Cassandra Raffaele. In tre minuti, la cantautrice trasforma la musica in un invito a ballare e a riconoscere il valore di chi contribuisce ogni giorno a costruire la realtà, senza cercare visibilità o riconoscimenti.

La protagonista della canzone rappresenta tutte quelle persone che, pur rimanendo dietro le quinte, svolgono un ruolo fondamentale nella vita degli altri. Un messaggio di riscatto e consapevolezza che, attraverso l’energia del pop elettronico, restituisce voce a chi spesso non viene ascoltato. «È una canzone manifesto, un inno dedicato a chi sta dietro le quinte, a chi non fa rumore ma c’è ed è fondamentale», racconta Cassandra, ricordando la nascita del brano in studio con Raffo. L’ascolto di una base appena realizzata dal producer ha fatto scattare immediatamente l’intuizione da cui è nato il pezzo. Lady Nessuno rappresenta inoltre un’eccezione nel nuovo album dell’artista: è infatti l’unica traccia la cui produzione non è curata dalla stessa Cassandra Raffaele. La produzione artistica è affidata a Raffo, con cui è nata una sintonia creativa immediata, mentre il mixaggio è stato realizzato negli studi Beau Vallis di Miami.

Musicista, producer e cantautrice, Cassandra Raffaele si distingue per una ricerca musicale che unisce scrittura d’autore, art pop e influenze elettroniche internazionali. Dopo gli esordi come vocalist nella scena dance, che l’hanno portata a collaborare con artisti come Cristian Marchi, Fargetta e Vincenzo Callea, ha partecipato alla quarta edizione di X Factor, seguita da Elio, avviando un percorso sempre più orientato alla canzone d’autore.

Vincitrice di Musicultura nel 2013 e nel 2022, ha pubblicato nel 2014 l’album La valigia con le scarpe, candidato al Premio Tenco come Miglior Opera Prima. Con il successivo Chagall (2015) ha intrapreso un percorso internazionale, esibendosi in Europa e nel Regno Unito, dove ha fondato la band Ennieloud e condiviso il palco con artisti come Arlo Parks. Nel 2018 ha inoltre vinto il premio Best Video Clip al New York City con il brano My Faults. Il suo terzo album, Camera Oslo, è uscito nel 2022, registrato interamente in analogico e prodotto da Roberto Villa. Nel corso della sua carriera ha collaborato anche con Brunori Sas, firmando insieme a lui La sirena e il marinaio nel 2015 e La più bella canzone d’amore nel 2024.

“Vaffanculo a chi rimane” Alessandro Spina

“Vaffanculo a chi rimane” di Alessandro Spina è il sequel del brano “Comprarsi un Loculo”, che trattava il tema della compravendita del loculi cimiteriali. Commenta l’autore: «Una volta che andremo a miglior vita, si presume che avremo la possibilità attraverso la nostra anima, di osservare tutto quello che accadrà attorno a noi e da quanta infamia e cattiveria sono caratterizzati i rapporti umani, dove chi è da solo può soffrire e morire come un cane. Gente che in vita ha evitato ogni forma di contatto ad un certo punto dopo la tua morte te la ritrovi magicamente al tuo capezzale, con tanto di parole al miele per ripulirsi la coscienza o per convenienza, come se lo avessi sentito il giorno prima, quando nella realtà si erano perse le tracce ormai da anni. 

Frutto dell’immaginazione, non avendo vissuto la morte in prima persona, l’autore non può certo comprendere se qualcuno che sta nell’aldilà possa avere la supervisione di quello che sta accadendo tra coloro che sono ancora in vita, ma poiché sarebbe bello immaginare per un istante che chi se n’è andato possa guardarci dall’alto dei cieli, ho voluto esternare con un bel Vaffanculo a chi rimane il disappunto per tutti coloro che si sentono immortali, infami senza alcuna empatia nei confronti del prossimo, riportando alla fine del videoclip la seguente frase: “Quando morirò farò cadere 30 cm. di neve su Siracusa per portare del candore in un mondo tanto infame. Sembra quasi una forma di testamento… sì… il testamento del non futuro!”».

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