Sicilian Playlist #303: Letizia Contadino, quando la fine di un amore diventa poesia

La selezione della settimana parte con il nuovo singolo della cantautrice catanese, che esplora quelle occasioni che si presentano alla fine dolorosa di una relazione per ritrovare nuove consapevolezze. Proseguiamo con “A luce spenta”, intimo R&B di Stefano Rubbino, e con “Vorrei”, il racconto di quanto possa essere difficile comunicare i propri sentimenti di Lorenz Castelli. Chiudiamo con “Protegga il cielo”, nuovo brano di Luca Barbarossa, arrangiato da Paolo Buonvino, che è un elogio alla capacità di chi, con le proprie azioni e il proprio coraggio, si sforza di cambiare il mondo, e con “Guardia del corpo”, il nuovo singolo di Giuse The Lizia che celebra l’uscita dell’album “MDMA”

Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Dove io ti perdo” Letizia Contadino

Si intitola “Dove io ti perdo” il nuovo singolo di Letizia Contadino, cantautrice catanese dalla forte personalità artistica Il brano affronta il tema della fine di una relazione, trasformando il dolore del distacco in un’occasione di consapevolezza e riscoperta di sé. Come racconta la stessa artista: «Il brano racconta la maturità emotiva di un distacco consapevole, trasformando la fine di un legame in un’opera d’arte viscerale e poetica».

Le sonorità pop rock si intrecciano con una scrittura intima ed evocativa, alternando strofe delicate a un ritornello di grande intensità emotiva. Una composizione che esprime il bisogno di ritrovare autonomia, dignità e la forza di ricominciare. Insieme al singolo sarà pubblicato anche il videoclip ufficiale, girato negli ambienti dello storico Convitto Cutelli di Catania, con la regia di Faeria. Gli arrangiamenti sono di Vito Astone, i cori di Sonia Costa, mentre il ballerino Salvatore Laudani contribuisce al progetto con le coreografie.

L’artista, reduce dalla partecipazione a “I Fatti Vostri” su Rai 2, dove si è esibita in un omaggio a Gianna Nannini, presenta così il progetto audiovisivo: «Contemporaneamente alla diffusione del brano sarà pubblicato, tra social e canali digitali, anche il videoclip girato negli spazi dello storico e splendido “Convitto Cutelli” di Catania, per la regia di Faeria, con gli arrangiamenti di Vito Astone, i cori di Sonia Costa e il contributo coreografico del ballerino Salvatore Laudani, per raccontare quel particolare viaggio tra le pieghe dell’anima di un dolore e di un amore finito, con la forza di riprendere in mano la propria vita e andare avanti».

Conosciuta come cantautrice sensibile alle tematiche dell’amore, Letizia Contadino si confronta in questa occasione con una dimensione più intima e spirituale. La sua interpretazione, per intensità e carattere, richiama quella dell’indimenticata Mia Martini. Il significato più profondo del singolo emerge nelle parole dell’artista: «È un progetto musicale – aggiunge Letizia Contadino, la cui voce e lo stile sono identificabili con quelli dell’indimenticata Mia Martini – che è uno studio critico sull’amore, verso un percorso fatto inizialmente di smarrimento e conoscenza, che finisce in una positiva catarsi, diventando esempio e forza per chi affronta momenti di sconforto ma riesce a ritrovare quella voglia di vivere che, probabilmente, si è persa per un amore sbagliato». Con “Dove io ti perdo”, la cantautrice firma un racconto musicale che trasforma la sofferenza in un percorso di liberazione e rinascita, ricordando che anche dalla fine di un amore può nascere la possibilità di ritrovare sé stessi.

“A luce spenta” Stefano Rubbino

“A luce spenta” è il nuovo singolo del cantautore palermitano Stefano Rubbino, pubblicato per Bluebelldisc Music. Il brano è accompagnato da un videoclip realizzato da HCM, che rappresenta una delle quattro tappe di un progetto audiovisivo dedicato all’EP “Ultima muta”. L’idea è quella di costruire un racconto per immagini attraverso quattro videoclip collegati tra loro, destinati a fondersi in un vero e proprio cortometraggio. Un percorso narrativo che segue e valorizza il processo di cambiamento e crescita positiva al centro del progetto musicale.

«Il singolo guarda a sonorità R&B che rimandano al passato e immagina – dice Stefano Rubbino – una scena intima: a luce spenta, come in un carillon, due amanti danzano insieme, ma continuano a pestarsi i piedi. È questa immagine a raccontare un rapporto in cui la vicinanza non basta a trovare un’intesa».

L’intero EP “Ultima muta” nasce dalla collaborazione con il collettivo Noi Tutti, responsabile della produzione, mentre testi e musiche portano la firma dello stesso Stefano Rubbino. Il lavoro tecnico di mix e mastering è stato affidato a Luca Rinaudo presso lo Studio Zeit. La copertina è stata realizzata da Alessandra Di Paola.

“Vorrei” Lorenz Castelli

“Vorrei” è un brano up-tempo che affronta il tema della solitudine, delle difficoltà di comunicazione e della paura di perdere la persona amata. La canzone racconta le insicurezze di chi fatica a esprimere i propri sentimenti e cerca una via di fuga dalla confusione quotidiana. Al centro del testo c’è il desiderio di costruire una relazione sincera, superando dubbi, paure e aspettative. L’artista si interroga anche sul valore di un semplice “ti amo” in una società in cui i rapporti sono spesso superficiali e i sentimenti vengono dati per scontati. Tra idealizzazione dell’altro e paura di non essere ricambiati, il brano sottolinea l’importanza dell’onestà, della fiducia e della capacità di mostrarsi per ciò che si è, senza nascondere le proprie fragilità.

Spiega l’artista a proposito del brano: «Questo brano nasce da un’osservazione diretta e amara del contesto sociale in cui viviamo. Guardando le dinamiche di coppia di oggi, mi sono reso conto di quante persone rimangano bloccate in stalli emotivi perenni, prigioniere di quelle che definisco ‘vite parallele’. Quando parlo di vite parallele non mi riferisco a percorsi destinati a non incontrarsi mai per puro caso, ma a esistenze nascoste, fatte di omissioni, ipocrisie e poca onestà, in cui manca il coraggio di guardarsi negli occhi e dirsi la verità. In questo scenario, ho notato come la dinamica del possesso e del controllo venga troppo spesso scambiata per amore. Per pura insicurezza si finisce per giudicare chi ama vivere la propria esistenza in modo libero, positivo, solare e al tempo stesso profondamente rispettoso. La società, spesso ingabbiata nei propri cliché e in rigidi standard culturali ed emotivi, tende a bollare queste persone come frivole, superficiali o addirittura ad accusarle di condurre una doppia vita. L’amara ironia è che accade esattamente il contrario: sono proprio coloro che basano i rapporti sul possesso, sulla sfiducia e sul confinamento altrui a nascondersi dietro finzioni e doppiezze, incapaci di vivere una verità reale».

Il videoclip di “Vorrei” è stato girato a Palermo e attraversa alcuni dei luoghi più caratteristici della città e della costa, dalla borgata marinara di Mondello alle strade del centro, fino agli scenari urbani notturni. Le immagini mettono a confronto il ritmo frenetico della vita quotidiana con la ricerca di una quiete interiore, rappresentata dalla calma del mare e richiamata anche nella copertina del singolo.

“Protegga il cielo” Luca Barbarossa, Paolo Buonvino

Un invito a riscoprire il valore dei gesti quotidiani, la forza della solidarietà e l’importanza di chi, spesso lontano dai riflettori, si impegna per il bene della collettività. È questo il messaggio di “Protegga il cielo”, il nuovo singolo di Luca Barbarossa, che anticipa il suo prossimo album “PEPITA E LA RIVOLUZIONE”.

Al centro della canzone c’è una riflessione sulla capacità delle persone di generare cambiamento attraverso azioni apparentemente piccole, ma capaci di lasciare un segno profondo. Un messaggio di riconoscenza rivolto a chi affronta le difficoltà con sensibilità e determinazione, scegliendo di agire per il bene comune. Come spiega lo stesso Barbarossa:

«Un ragazzo e una ragazza piantano un albero su un marciapiede di quartiere. Un gesto semplice e grandioso allo stesso tempo. Questo è solo il punto di partenza – racconta Luca Barbarossa – Da qui altri gesti silenziosi quanto indispensabili ci preservano dal baratro in cui l’umanità sembra sprofondare ciclicamente. Questa canzone è il mio modo per ringraziare tutti coloro che regalano azioni significative alla comunità. Sono piccole e grandi imprese compiute per lo più da persone dotate di una particolare sensibilità e che con coraggio si espongono alle difficoltà che incontra chi nuota contro corrente. Va a loro la mia gratitudine ed è per loro che invoco la protezione del cielo. Musicalmente siamo nello stile delle ballad dei songwriter americani degli anni ’60 e ’70, ma con un tocco mediterraneo rappresentato dagli archi scritti e diretti da Paolo Buonvino«.

Proprio il contributo di Paolo Buonvino, compositore e musicista siciliano, rappresenta uno degli elementi distintivi del singolo. La sua firma è infatti protagonista nella scrittura e nella direzione della sezione degli archi, attraverso i quali introduce una sensibilità mediterranea che arricchisce le atmosfere della tradizione cantautorale americana. Un apporto artistico che conferisce al brano profondità, eleganza e una particolare intensità emotiva. L’arrangiamento si sviluppa attraverso un dialogo tra strumenti acustici, pianoforte, percussioni, cori e una raffinata componente orchestrale. La produzione è affidata a Maurizio Mariani e Francesco Valente insieme a Luca Barbarossa. Alla parte strumentale partecipano Daniel Mastrovito al pianoforte, Pierpaolo Ranieri al contrabbasso, Puccio Panettieri alla batteria, Francesco Valente alla chitarra e Jose Ramon Caraballo Armas alle percussioni. La sezione orchestrale, scritta e diretta da Buonvino, vede coinvolti Prisca Amori al violino, Antonio Bossone alla viola e Kyung-Mi Lee al violoncello. A completare il tessuto sonoro sono i cori di Chiara Calderale, Frances Alina Ascione e Maurizio Mariani.

Con “Protegga il cielo”, Luca Barbarossa inaugura il percorso verso “PEPITA E LA RIVOLUZIONE”, affidando alla musica un messaggio di speranza e responsabilità collettiva. Un progetto nel quale il contributo creativo del siciliano Paolo Buonvino aggiunge una preziosa dimensione orchestrale, trasformando il racconto in un’esperienza musicale intensa, capace di unire sensibilità cantautorale e suggestioni mediterranee.

“Guardia del corpo” Giuse The Lizia

Il singolo ha anticipato MDMA (Mica Dobbiamo Morire Adesso), il nuovo album disponibile dal 30 ottobre. «Guardia del corpo parla della mancanza di una persona che non fa più parte della tua vita. È quella fase in cui si pensa di stare andando avanti e poi ci si ritrova di nuovo a cercare quella persona nelle strade e nei posti che si sono condivisi», racconta l’artista.

MDMA rappresenta la nuova frontiera artistica di Giuse The Lizia: un album nato da una fase di transizione personale, in cui si intrecciano desiderio di futuro e insicurezze generazionali. All’interno del disco, l’artista affronta temi come la fragilità emotiva, la paura di non essere abbastanza e la convinzione di dover decidere chi si è troppo presto. L’approccio sonoro, curato in tre anni con diversi producer, dà voce a quelle sfumature indie rock e urban che definiscono lo stile inconfondibile del cantautore siciliano.

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