Angelina: la tragedia della giovane sospesa tra due mondi nel libro di Rossella Jannello

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Da una torre del castello di Leucatia la ragazza catanese si lasciò cadere per sottrarsi al destino che le era stato imposto dal padre. Nonostante siano passati 109 anni, ancora oggi sembra non aver trovato pace. Una storia oggi riesumata dal romanzo dalla giornalista etnea

Nei pressi di Barriera del Bosco, nel catanese, sorge un castello, divenuto ormai simbolo del posto. Non soltanto perché dal 2001 è sede della Biblioteca e del Centro Culturale “Rosario Livatino”, ma anche per la particolare vicenda che sta alla base della sua edificazione e che oggi rivive grazie alle pagine del libro La Bella Angelina. Sono morta per restare (Carthago edizioni, 2019) scritto dalla giornalista Rossella Jannello dopo sette anni di ricerca mescolando sapientamente cronaca e romanzo. La storia ha luogo nel 1911, quando il padre della giovane Angelina Moccio fece costruire il cosiddetto Castello di Leucatia come dono di nozze per la figlia. Un immobile sorto dove molti dicono esistesse un tempio dedicato alla dea bianca, come suggerisce il nome che deriva da leukos (bianco) e thea (divinità), «una divinità primordiale e sanguinaria – ci spiega l’autrice – che si crede stia alla base di tutti i culti femminili».

RITROVAMENTO. Recatasi al cimitero di Catania, dopo aver saputo dell’esistenza di una ragazza imbalsamata, la Jannello si è imbattutta in una cappella in rovina, con le sbarre aperte, dove la salma giaceva in una teca di cristallo all’interno di una bara di legno. «Mi sono trovata al cospetto di questa ragazza imbalsamata ‒ racconta la cronista de La Sicilia ‒ non in maniera dormiente, come spesso succede, ma con gli occhi aperti e la testa ruotata verso chi guarda, cioè verso l’ingresso della cappella. È stato veramente un pugno nello stomaco. Mi sono chiesta “cosa posso fare per lei, come posso aiutarla in questa situazione?”, perché mi è sembrata come sospesa tra i vivi e i morti».

La copertina del volume

ANGELINA. Figlia preferita di un industriale catanese, proprietario di una conceria, cresciuta in una famiglia di origine ebrea, Angelina faceva parte della società bene di Catania, città viva e promettente – sede dell’Expo nel 1907 e ai cui preparativi ha pertecipato attivamente anche il padre della ragazza – descritta con attenzione nei saggi presenti nel libro, che danno un quadro sul contesto storico dell’epoca, a cui si intreccia il racconto in prima persona. «Quando Angelina fu in età da marito, ‒ illustra la Jannello ‒ il padre la promise in sposa a un principe del Foro catanese, un avvocato, 20 anni più grande di lei». Ma la ragazza, innamorata di un lontano cugino, era contraria a quell’unione. «Il padre va avanti con i preparativi, compra il terreno Leucatia, vicino alla loro seconda casa, ed edifica questo castelletto in stile gotico siciliano». Ma durante una visita alla proprietà insieme al padre per vedere l’andamento dei lavori, Angelina, che all’epoca aveva solo 19 anni, si getta da una delle torri, «viene portata in ospedale, ma spira il mattino successivo».

TRA LA VITA E LA MORTE. Tradita dal padre, dalla madre, dall’assenza di coraggio dello stesso amato che resta nell’ombra, Angelina viene imbalsamata e portata nella cappella liberty nel viale dei nobili del cimitero di Catania, fatta edificare dopo la vendita del castello. Proprio qui, in un luogo che un tempo doveva profumare di fiori freschi, e che oggi, nonostante i tentativi della stessa autrice, è a rischio di crollo, giace Angelina prigioniera del suo corpo.

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