L’11 luglio 2021, triplice fischio, l’Italia vince gli Europei di calcio. Puntuali come ad ogni vittoria azzurra, i tifosi italiani hanno invaso le strade per festeggiare con caroselli, balli e canti. La Sicilia, sfoggiando il suo lato folkloristico tra auto con carrozzeria tricolore e bare avvolte nella bandiera inglese, non è stata da meno nella partecipazione ai festeggiamenti. Ma a fronte di questo, quanti sono i siciliani scesi in campo per contribuire a questo trionfo?

Al momento della premiazione, tra i giocatori in fila per ricevere la medaglia d’oro, abbiamo visto sventolare una bandiera sarda (due i giocatori provenienti dall’isola: Sirigu e Barella) ma nessuna bandiera siciliana. Come mai? A leggere la lista dei convocati si capisce il perché: nessuno dei 26 giocatori viene dalla Sicilia.

E volendo approfondire un po’ di più, grazie a una ricerca di calcioefinanza.it si scopre che dal 1980 ad oggi, la nazionale italiana di calcio ha convocato ben 406 giocatori, ma di questi solamente quattro sono i nati in Sicilia (meno dell’1%). L’isola così si ritrova al penultimo posto per numero di convocati tra Umbria e Basilicata (che però hanno un numero molto inferiore di abitanti). La Trinacria, oltretutto, è all’ultimo posto in rapporto al numero di abitanti: in proporzione, è come se in 40 anni la Sardegna avesse contribuito con 35 giocatori invece di 7.

Totò Schillaci, l’ultimo campione siciliano, e Diego Armando Maradona

A parte l’exploit leggendario di Totò Schillaci a Italia ’90 e considerando che Balotelli è nato a Palermo ma è cresciuto in Lombardia, questi dati ci confermano che c’è un problema di rappresentanza e di partecipazione attiva dei siciliani alla nazionale italiana e di conseguenza ai suoi trionfi e alle sue sconfitte. La questione è che un “contenitore” di prestigio come la selezione azzurra non faccia venire a galla un problema fondamentale: la Sicilia non riesce a produrre un numero sufficiente di giocatori di alto livello da almeno 40 anni. Questo suggerisce un paio di ipotesi: la prima consisterebbe in un limite geografico dettato dal fatto che procuratori ed osservatori di talenti difficilmente si recano nelle isole (ma questa tesi non regge in virtù del dato della Sardegna); la seconda, invece, lascia pensare che le grandi squadre siciliane, non militando più nella massima serie, tolgono visibilità ai calciatori isolani cresciuti nei loro vivai.

Quindi se da un lato c’è il problema del calcio siciliano che non riesce ad esprimere giocatori di qualità capaci di militare in grandi club e quindi anche in nazionale, dall’altro il risultato è che i siciliani si trovano a festeggiare una squadra che non rappresenta il territorio se non a livello politico. Il meccanismo è simile a quello che si riproduce a livello di club: secondo un’indagine del 2017 del bookmaker William Hill, tre siciliani su quattro intervistati tifano la Juventus, seguita da Milan e Inter. Sembra quindi che nello sport (almeno ad alto livello) per i siciliani non ci debba essere uno stretto legame tra squadra appoggiata e la rappresentazione territoriale, anche a livello di provenienza degli atleti.

Riflessioni che lasciano aperte tre questioni: in primo luogo, l’estrema difficoltà del nostro territorio nel produrre giocatori di alto livello. Un limite economico, geografico o organizzativo? In secondo luogo, la scarsissima rappresentanza siciliana nelle nazionali degli ultimi 40 anni, con la conseguenza che l’apporto attivo dell’isola ai trionfi degli azzurri sia stato pressoché inesistente. La Sicilia può davvero dirsi rappresentata? Infine: quanto incide questo fattore sulla passione del tifoso siciliano? E che legame esiste tra questi problemi?

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