Bill Frisell presenta il progetto “Harmony”: «Un intreccio di voci col canto della mia chitarra»

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Il musicista di Baltimora apre lunedì 21 ottobre la stagione di Catania Jazz presentando il nuovo progetto “Harmony” basato sulla voce e sul recupero delle radici della musica americana. In cartellone anche John Scofield e Jason Moran. Molto spazio ai talenti siciliani. La rassegna etnea è quella con il maggior numero di abbonati in Europa

Perfetto simbolo di eclettismo stilistico e attenzione per i generi musicali più diversi, il chitarrista Bill Frisell torna in Sicilia per aprire la XXXVII stagione concertistica di Catania Jazz lunedì 21 ottobre al Teatro Abc. E si presenta in una nuova e inedita veste.
Frisell è un maestro della sua arte e un uomo che non ha mai smesso di ascoltare e assorbire nuove strade espressive. Il suo catalogo musicale è vasto e vario, ha suonato con quasi tutti: Pat Metheny, John Zorn, Joe Lovano, Paul Motian, Jan Garbarek a Ginger Baker, Marianne Faithfull, Bonnie Raitt, Sting, Elvis Costello, tra gli altri. Ha pubblicato circa novanta album come leader o co-leader ed è apparso come sideman in innumerevoli altre registrazioni. Ha vinto due premi Grammy, cinque premi “Guitarist of the Year” della Jazz Journalists Association ed è regolarmente votato miglior chitarrista da Downbeat Magazine (15 volte all’ultimo conteggio). Non è definito da un solo genere, ma abbraccia jazz, country, blues, folk, musica da film, avanguardia, qualunque cosa appelli alla sua sensibilità musicale. Ed è questa apertura a tutta la musica che lo rende così ammirato da così tante persone. A tutti i suoi progetti porta la sua versatilità, il suo tono caldo e un discreto e virtuosismo.

«Sto cantando con la mia chitarra e il resto sta cantando con le proprie voci. Ma sostanzialmente è così: cantiamo insieme»

L’iconico chitarrista e compositore negli ultimi anni si è dedicato al recupero delle radici della musica americana in concomitanza anche con il suo debutto per la Blue Note Records. Non solo. Frisell scopre la voce. «Quando ho cominciato a pensare al nuovo progetto, avevo in mente di coinvolgere musicisti con i quali non avevo mai suonato, che non avevo neanche incontrato», racconta. «Sviluppo queste amicizie e relazioni, ed è un brivido quando riesco a riunire le persone e vedere cosa succede. Sembrava di aver trovato un’ottima combinazione. È stato solo all’ultimo minuto che ho focalizzato la situazione. “Oh, aspetta un attimo, sono tutti cantanti, quindi proviamo anche quello”. E appena hanno iniziato, hanno provato queste parti in modo super spontaneo, ed è stato emozionante per me suonare la mia chitarra. Mettiamola così: sto cantando con la mia chitarra e il resto sta cantando con le proprie voci. Ma sostanzialmente è così: cantiamo insieme».

La cantante Petra Haden (figlia del celeberrimo bassista Charlie), Hank Roberts (violoncello-cantante) e Luke Bergman (chitarra-basso-cantante baritono), sono i nuovi compagni d’avventura di Bill Frisell. Un ensemble dall’alchimia straordinaria. “Harmony” è il titolo del progetto, oltre che del disco, che lascia intuire le strade imboccate dal sessantottenne chitarrista di Baltimora. Che trasferisce in un’atmosfera sognante nuove composizioni e materiale reinventato dal suo catalogo e interpretazioni di generi di base di jazz e americana. Un repertorio che spazia da “On the Street Where You Live” di Lerner e Loewe a “Deep Dead Blue” di Elvis Costello, dalla sempreverde “Red River Valley”, cantata a cappella, a “Lush Life” di Billy Strayhorn, fino a un’interpretazione di “Where Have All The Flowers Gone?” di Pete Seeger. E dal vivo si aggiunge una versione in forma di adagio di “Space Oddity” di David Bowie.

«“Harmony” è diventata una ricerca: l’intreccio di voci diverse in un’unica narrazione, un equilibrio di elementi disparati, un insieme che è maggiore della somma delle sue parti»

«Se ripenso a tutta la mia vita, a tutta la musica che ho amato, perché non posso mettere tutto insieme allo stesso tempo?» si chiede Frisell. «Posso suonare una canzone di Bob Dylan e posso suonare una canzone standard o una canzone di Charlie Parker, e possono adattarsi insieme. Perché no? Non c’è motivo per cui non puoi avere “Lush Life” e la tradizionale “Red River Valley” nello stesso album. Sono entrambe bellissime canzoni». E tiene a sottolineare: «“Harmony” è diventata una ricerca: l’intreccio di voci diverse in un’unica narrazione, un equilibrio di elementi disparati, un insieme che è maggiore della somma delle sue parti».

LA STAGIONE DI CATANIA JAZZ. Il chitarrista americano è una delle “chicche” della nuova stagione di Catania Jazz, la rassegna con il maggior numero di abbonati in Europa. «Partiamo da 600 al buio, quindi contiamo di arrivare allo stesso numero dell’anno scorso, ovvero 800 abbonati, anche se 1.020 resta il record ai tempi del Teatro Metropolitan» s’inorgoglisce Pompeo Benincasa, l’anima storica di Catania Jazz. «Ti confermo che siamo primi per stagione invernale… I festival sono altra cosa, eppure il dato del ministero dice che Catania Jazz è seconda solo ad Umbria Jazz quanto a incassi da botteghino». Una eccellenza da proteggere e sostenere, contraltare ai venti di crisi che attraversano tutto il mondo della cultura in Sicilia.

John Scofield (3 febbraio) e Jason Moran (al suo debutto assoluto in Sicilia l’8 aprile) sono gli altri momenti topici del cartellone che ha in serbo anche Charlie Hunter & Lucy Woodward (20 novembre); Kevin Harris – Ameen Saleem -Greg Hutchinson (10 dicembre); Jakob Bro Quartet Feat. Mark Turner (25 marzo); Linda Oh (15 aprile); Melissa Aldana (28 aprile).

Grande spazio alle produzioni locali. Dal Water Trumpet quartet di Giacomo Tantillo, che grazie alla promozione di Catania Jazz si è esibito in Canada, Svezia, Malta e in molti altri prestigiosi festival italiani, al nuovo disco di Francesco Cataldo “Giulia “ con la partecipazione di Marc Copland al piano, Piero Leveratto al basso e Fabrizio Sferra alla batteria. Dal debutto pianistico del batterista siracusano Francesco Branciamore alla presentazione in anteprima del nuovo disco dei fratelli Marangolo.

Il locale Ma farà da scenario alla prima nazionale assoluta della haitiana Moonlight Benjamin, sacerdotessa voodoo e potente cantautrice con una gamma vocale impressionante e una travolgente miscela di voodoo e rock’n’roll. Ed ancora la presentazione del nuovo album dei catanesi/danesi Libertango e il duo chitarristico di Matteo e Vincenzo Mancuso, padre e figlio, col primo cd in cantiere per il talento di Matteo, unico siciliano invitato al Namm di Los Angeles e già affermato all’estero.

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