Negli ultimi tempi, la città di Catania e la sua area metropolitana (che include i 58 comuni i quali fino alla legge Delrio del 2015 facevano parte dell’omonima provincia) hanno spesso conquistato le prime pagine dei quotidiani anche se, purtroppo, per le ragioni sbagliate. Dai roghi nella valle del Simeto all’inondazione che ha travolto il capoluogo, dagli scandali universitari al recente crollo del tetto in uno dei licei cittadini, le storie di un territorio che sembra essere abbandonato a sé stesso non mancano di certo. E se le cose, in futuro, andassero diversamente e la città divenisse invece un simbolo di sviluppo e attrattività per tutto il Mediterraneo? Sembra impossibile, eppure, a The European House – Ambrosetti credono questo piccolo miracolo sia davvero realizzabile. A gennaio infatti la think-tank ha ricevuto l’incarico dalla città metropolitana di Catania di stilare il suo Piano Strategico, secondo le indicazioni della legge Delrio. Uno strumento di programmazione che tracci le linee guida e individui le aree di intervento per orientare un progetto coerente di sviluppo per il territorio fino al 2050. In attesa della pubblicazione del documento completo – prevista per fine dicembre – e in occasione dell’anteprima tenutasi presso l’innovation hub Isola di Catania ci siamo fatti raccontare di alcuni dettagli del Piano da Cetti Lauteta, Responsabile Area Scenario Sud, The European House Ambrosetti.

«Dispersione scolastica e fuga dei talenti sono tra i più importanti temi cui porre attenzione, ma bisognerà lavorare molto anche sul piano delle infrastrutture e della connettività»

 «La stesura del Piano Strategico – spiega – è cominciata con uno studio rigoroso del territorio. L’uso di banche dati e un serrato colloquio con gli attori territoriali ci ha quindi consentito di individuare le diverse esigenze e punti di forza di forza che è necessario valorizzare». Rilevazioni da cui emerge un quadro composito e pieno di contraddizioni. Ad esempio, se da un lato Catania è la seconda città metropolitana più giovane, con un’età media dei residenti di 44,3 anni e terza per indice di natalità, dall’altro, è quella in cui NEET (36,9% contro la media nazionale del 22,2) e la dispersione scolastica (25% contro 14% nazionale) la fanno da padrone. Ma le criticità a cui porre rimedio non si limitano alla sola questione giovanile: «Oltre alla dispersione scolastica e alla fuga dei talenti – prosegue Lauteta – nel nostro confronto con le istituzioni, sia regionali che locali, con il settore privato e con i cittadini è emersa la centralità altri temi chiave: innanzitutto quello delle infrastrutture e della connettività. Un fattore abilitante per lo sviluppo e le cui lacune determinano l’impossibilità per il territorio di esporsi a contaminazioni, sia dall’interno sia dal resto del mondo. Accanto a queste problematiche, anche la questione dell’incuria ambientale è percepita come particolarmente urgente. Basti pensare ai recenti danni causati dagli eventi meteorologici».

Grafico realizzato automaticamente con ARIA Tool

Accanto alle ombre ci sono però anche alcune luci. «Oggi ci sono le risorse (secondo le stime di The European House, quelle destinate al Meridione per il periodo 2021-2030, tra fondi europei e piani nazionali, ammontano a circa 213 Mld di euro) e si avverte una volontà molto forte di mettere in moto una rinascita». Non solo. Che la città metropolitana sia ben collocata per diventare una realtà trainante lo dicono anche i numeri. Siamo i primi tra le province siciliane per Valore aggiunto (1,1 Mld di euro pari al 30% del totale regionale) e per occupati. Va forte anche il settore hi-tech, che ci vede primi sia per numero di aziende che per numero di addetti. E poi ci sono asset strategici come il porto e l’aeroporto, il patrimonio storico-culturale e paesaggistico e l’artigianato, solo per citarne alcuni di quelli evidenziati dalla ricognizione effettuata da Ambrosetti.

«Il Piano include anche novità, in ambiti come la transizione energetica, che chiamano in causa il mondo dell’università e della ricerca in una logica di collaborazione con l’impresa»


Qual è dunque la “ricetta” per far funzionare le cose? «Innanzitutto, all’interno del piano – chiarisce Lauteta – ci sono progetti di buon senso ma che non sono ancora stati realizzati. Mi riferisco, ad esempio, alla separazione porto merci e passeggeri tra Catania e Augusta, o alla valorizzazione del waterfront di Catania la quale, a differenza di altre città costiere, non è ancora riuscita ad instaurare uno stretto rapporto con il mare su cui si affaccia. Altri sono vere e proprie novità, legate anche al tempo che viviamo, come quelli legati alla transizione energetica e che chiamano in causa il mondo dell’università e della ricerca in una logica di collaborazione con l’impresa. Ma è nuova soprattutto la visione che li guida tutti: una città che non si limiti a persuadere i propri giovani a non andare via, ma che riesca a presentarsi al mondo come un territorio competitivo e attrattivo».

Cetti Lauteta, Responsabile Area Scenario Sud, The European House Ambrosetti.

E se, come sottolinea la Lauteta, il Piano Strategico è un documento di programmazione “alto”, ovvero che orienta secondo linee generali la vocazione di un territorio, esso non dimentica «senza obiettivi è difficile che il territorio riesca ad attivare dei progetti veramente trasformativi». E di indicatori attraverso cui misurare lo stato di avanzamento di quelli che nel Piano vengono chiamati “Indirizzi bandiera” ve ne sono diversi. La buona riuscita del “Piano Marshall per l’istruzione” di cui il documento si fa promotore, terrà in considerazione, ad esempio, il numero di asili nido e gli investimenti pro-capite e, in un’ottica di lungo periodo, la riduzione dei già citati NEET e dei ragazzi in dispersione scolastica. Target specifici, che secondo la Lauteta «la città è in grado di raggiungere», sono stati individuati anche per gli altri indirizzi, in tutto cinque (oltre al Piano per l’istruzione, il Potenziamento integrato della connettività, la Rigenerazione urbana di scala metropolitana, la Creazione di un ecosistema attrattivo per investimenti e imprese e la Creazione di un ecosistema attrattivo per i talenti dall’area mediterranea).

«Affinché il progetto non rimanga lettera morta sarà necessaria una forte volontà politica. Ispirandoci a Bologna e Napoli proponiamo un modello che ridia ruolo ai sindaci dei comuni»

Resta da vedere se, dopo la pubblicazione a dicembre, il Piano Strategico non rimarrà lettera morta o se, invece, le Istituzioni saranno capaci di mettere in atto le indicazioni contenute nel documento. «Il problema è la capacità di progettazione e quindi la spesa effettiva. Serviranno competenza e una forte volontà politica. Si tratta di una questione di governance – conclude – per la quale noi, ispirandoci a città come Bologna e Napoli, abbiamo proposto un modello efficace che aspira anche a ridare un ruolo ai sindaci dei comuni».  

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