C’è un’Isola di jazz che cresce. Lo aveva indicato Enrico Rava alla festa per i suoi 80 anni: «Voi siciliani avete il jazz nel Dna». Soprattutto, lo si era percepito ascoltando le produzioni di Dino Rubino, Angelo Di Leonforte, Urban Fabula, Raffaele Genovese, Emanuele Primavera, per citare soltanto alcuni degli alfieri dello swing siculo. Applauditi protagonisti in rassegne, stimati e richiestissimi session-man da altri musicisti, non trovano la stessa considerazione da parte delle istituzioni locali. Mancano, in Sicilia, e più in generale nel nostro Paese, una sensibilità e una attenzione nei riguardi delle realtà più creative e positive. Quella che, ad esempio, ha un’isoletta non molto lontana dalle nostre coste: Malta.

Da poco più di ottanta chilometri dalla costa sud-orientale della Sicilia arriva uno degli album jazz più interessanti di questo 2021. S’intitola Acquapazza e per quattro quinti è realizzato da musicisti siciliani. Titolare del progetto è il Joe Debono Quintet, formazione guidata dal pianista maltese alla cui corte si è raccolto il gotha del jazz siciliano: i catanesi Dino Rubino, alla tromba e flicorno, e Nello Toscano, al contrabbasso, il siracusano Rino Cirinnà al sax tenore ed il palermitano Paolo Vicari alla batteria. Un progetto nato da una serie di incontri in festival maltesi e siciliani, approfondito e limato al Monk di Catania, e realizzato nell’isola dei Cavalieri perché lì ha trovato il sostegno del Malta Arts Fund – Arts Council Malta, organismo che utilizza fondi pubblici per «investire in iniziative artistiche di qualità e sviluppo sia a Malta sia a livello internazionale». Un po’ come accade nel tacco dello Stivale con Puglia Sounds.

Joe Debono. Foto di Joe Smith.

In Sicilia Joe Debono ha trovato quell’America dove temeva di doversi trasferire per poter realizzare i suoi sogni jazz. «Nei miei anni formativi mettevo in discussione la validità della presenza del jazz a Malta», racconta. «Pensavo che vivere così lontano geograficamente e culturalmente dalle rinomate capitali jazzistiche mi negasse il diritto di continuare a praticare questo linguaggio, tanto da farlo diventare mio». Sono stati i concerti siciliani e le lunghe discussioni con l’amico Rino Cirinnà che gli hanno fatto capire «il segno ineffabile che i musicisti di discendenza italiana hanno lasciato nella storia del jazz».

È con il sassofonista di Canicattini Bagni che Joe Debono comincia a ordinare i tasselli del progetto Acquapazza. «Rino ha subito pensato di coinvolgere Dino Rubino, che non ha bisogno di presentazioni, perché è uno dei più grandi musicisti italiani ed europei, Nello Toscano, memoria storica del jazz siciliano con un background immenso e conoscenza di questa disciplina musicale, e Paolo Vicari, un giovanissimo talento, ma già con molta esperienza alle spalle e collaborazioni di alto livello maturate nel corso della sua carriera. Le intense esperienze che ho vissuto con questi ragazzi hanno consolidato la mia identità di musicista e compositore jazz», spiega il pianista maltese.

L’album, come la tecnica di preparazione del pesce, alla quale fa riferimento il titolo Acquapazza, affonda le sue radici nelle tradizioni delle musiche afroamericane, con l’aggiunta di ingredienti che danno ai nove brani che compongono il disco una impronta mediterranea, calda, densa di sapori, umori e fascino.

Da Malta al Portogallo. Da La Valletta a Lisbona. Dal Malta Arts Fund al Centro Culturale Belem, dove oltre a gustare i buonissimi pastéis de nada, imperdibili dolcetti tipici del luogo, negli scorsi giorni è stata applaudita la Norma in Jazz, ideata e prodotta da Nello Toscano. Sul palco, Paolo Fresu, Paolo Silvestri e l’Orchestra jazz del Mediterraneo, nella quale troviamo Seby Burgio, Alberto Fidone e Peppe Tringali, ovvero gli Urban Fabula, e incontriamo nuovamente Rino Cirinnà. Un cuore siciliano per l’occasione in compagnia di dodici elementi locali in una sorta di scambio culturale. «In tre giorni abbiamo provato e siamo andati in scena in un teatro stracolmo», racconta Nello Toscano, con orgoglio e con un filo di stanchezza. «Non per lo spettacolo, ma per le estenuanti attese all’aeroporto per fare i tamponi».

Anche in questo caso il paradosso di dover andare ad applaudire all’estero progetti nati in Sicilia per la disattenzione e l’incapacità delle istituzioni locali. La Norma in Jazz, nata come omaggio al Cigno di Catania e concretizzata in un magistrale disco, ha trovato ospitalità nei teatri di Milano, Siracusa, Lisbona, mentre a Catania, snobbata da un Bellini sempre poco propenso alle novità (e per questo in crisi), è passata velocemente nel 2019 al Cortile Platamone. «Dovremmo tornare a Catania il prossimo 10 settembre alla Villa Bellini», annuncia perplesso Nello Toscano. «Ma ancora non c’è alcun contratto e tutto sembra ancora in aria».

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