I potenti come in Risiko conquistano territori e annientano avversari, ma non giocano. Giocare è una cosa seria, perché si sorride e si cresce insieme

[dropcap]«[/dropcap][dropcap]I[/dropcap]l G7 è il momento in cui si riuniscono i grandi per discutere cose su cui non si trova mai un accordo, prendiamo ad esempio Trump e i patti climatici. Etna Comics è l’esatto contrario. Qui ci sono persone di età e provenienza diverse che si riuniscono e fanno cose immense insieme: si condividono spazi ludici e culturali, ci si confronta, si socializza e si crea. È la dimostrazione che la cultura funziona più della politica». La provocazione di Antonio Mannino, direttore artistico di Etna Comics, potrebbe apparire a un primo sguardo azzardata, se non proprio fuori luogo. Eppure, a pensarci bene, una rinascita culturale del Paese potrebbe iniziare proprio da quella “cultura pop” in grado di far socializzare i giovani e riunire le famiglie. All’indomani della settima edizione del Festival Internazionale del Fumetto e della Cultura Pop, che quest’anno ha fatto registrare il record di 78mila presenze, quali considerazioni sono possibili dopo una visita all’ampliata “area games?”

Antonio Mannino: «Il successo di Etna Comics è la dimostrazione che la cultura funziona più della politica»

LA RINASCITA DEI GIOCHI DA TAVOLO. Era l’anno delle contestazioni giovanili quando apparve per la prima volta “Risiko”, ancora prima, nel 1936, era stato pubblicato Monopoli. Per molti anni i giochi da tavolo hanno ricoperto un ruolo centrale nell’intrattenimento domestico, salvo poi essere accantonati dai più nei ripostigli, complice pure l’avvento del digitale. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, non solo sono stati tirati fuori dal mucchio di polvere in cui erano finiti, ma ne sono stati pubblicati nuovi: il mercato è oggi in forte crescita. «Grazie alle fiere e alla creatività di autori nuovi – spiega Anna dell’associazione “Gamestorm” – questi giochi stanno guadagnando sempre più popolarità, ritagliandosi uno spazio nei momenti di aggregazione di giovani e giovanissimi». Il gioco da tavolo diventa allora un’opportunità di socializzazione semplice anche per chi ha difficoltà nel relazionarsi: i giocatori siedono l’uno accanto all’altro senza conoscersi e basta dare una occhiata ai padiglioni della fiera catanese per rendersene conto.

Anna, dell’associazione “Gamestorm” «Questi giochi si ritagliano uno spazio nei momenti di aggregazione di giovani e giovanissimi»

GLI EDITORI E IL DIGITALE. «Gli ingredienti del gioco da tavolo – spiega Antonio della “Giochi Uniti” – sono essenzialmente tre: rispettare le regole, socializzare e divertirsi. In questo senso la nostra azienda produce varie tipologie di prodotti, ciascuna delle quali è adatta a uno specifico target». Barbara di “DV Giochi – DaVinci Editrice” li definisce invece giochi di famiglia e ci spiega come l’intrattenimento videoludico non ne abbia impedito la diffusione. «Il digitale non ha escluso la socializzazione dei giochi da tavolo. Sebbene a una prima impressione i due settori possano apparire come rette parallele, infatti, ci sono casi in cui queste s’intersecano. Ad esempio sono nati giochi da tavolo che utilizzano app al loro interno e in cui tradizione e innovazione coesistono».

Barbara, di DV Giochi «Il digitale non ha escluso la socializzazione dei giochi da tavolo»

UNO STRUMENTO DI SOCIALIZZAZIONE. Il tavolo è da sempre simbolo di vita familiare e in generale di condivisione, basti pensare alla Camelot di re Artù. Studi scientifici di autori come Rocco De Biasi, Jean Piaget e Donald Winnicott sottolineano l’importanza educativa del gioco per lo sviluppo cognitivo-emotivo e sociale, come mezzo attraverso cui ogni bimbo costruisce la propria identità, quella altrui e del mondo circostante. Un giro per l’Area Games di Etna Comics mostra che questo valore crescendo non si perde. Se è vero che spesso tutta questa gente che ogni anno affolla il complesso de “Le Ciminiere” può sembrare strana a chi guarda dall’esterno (e forse un po’ lo è), se proviamo ad entrare, a osservare cosa succede qui dentro, oltre le stranezze troveremo un piccolo grande laboratorio di condivisione che si staglia in mezzo all’isolamento e all’apatia che governano la nostra società. D’altronde, quanto tempo passiamo nelle nostre case seduti attorno ad un tavolo? I potenti, come in Risiko, conquistano territori e annientano avversari, ma non giocano. Giocare è una cosa seria, perché si sorride e si cresce insieme.

Studi scientifici di autori come Rocco De Biasi, Jean Piaget e Donald Winnicott sottolineano l’importanza educativa del gioco per lo sviluppo cognitivo-emotivo

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