Dal “rasoio di Ockham” al decluttering: l’arte del viaggiare leggeri

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Soffri di panico da valigia? Con l’aiuto di un inglese del Medioevo e di una giapponese dei giorni nostri cerchiamo di capire in che senso preparare i bagagli è sintomatico del modo in cui conduciamo la nostra vita, fra “non si sa mai” e accumuli seriali

Ogni mattina di luglio una Marie Kondo si sveglia e va in aeroporto. La riconosci: splendente, tacchi, piega ferma e trolley etereo che sembra autotrascinarsi verso la vacanza. Ogni mattina di luglio una disordinata si sveglia e sa che deve correre più veloce di una gazzella per non perdere l’aereo. La riconosci: i 40 °C di Catania brillano su giacchetta e sciarpa legate addosso perché «non si sa mai la sera faccia freschetto a Malta», mentre gli strati di magliette le danno l’aria da inesperta scalatrice di fredde montagne. E quando i vicini di fila si chiedono se sia essa stessa il suo bagaglio a mano, eccola agitata chiamare a raccolta i chili di troppo per pressare la valigia dentro il misuratore all’imbarco. Questo quadro restituisce la perfetta metafora della vita come viaggio: c’è chi viaggia leggero e chi come mulo al tempo dell’era pre-Ford. Insomma, dimmi come viaggi (e come fai la valigia) e ti dirò chi sei. Così sembra potersi sintetizzare il metodo KonMari, il sistema per ordinare casa, mente e valigia, migliorando la qualità di vita, che è valso alla sua autrice, la scrittrice giapponese Marie Kondo, il novero fra le 100 personalità più influenti del 2015 secondo il The Times, oltre che una serie su Netflix. Il successo del decluttering, la pratica del fare spazio, ottimizzandolo, come stile di vita, riaccende i riflettori su un inglese francescano del Medioevo, la cui filosofia gli valse invece l’accusa d’eresia: Guglielmo di Ockham.

SEMPLICE È MEGLIO. Avrete sentito tutti parlare del “rasoio di Ockham”: l’immagine che richiama è quella di uno strumento utile a togliere qualcosa in eccesso. E di fatti quello elaborato dal filosofo è un principio metodologico di economia: «Si fa inutilmente con molte cose ciò che si può fare con poche cose». Che significa? Che, anzitutto, la realtà va spiegata a partire da concetti semplici, eliminando superflue complicazioni. Le piramidi potrebbero essere opera di alieni o di sapienti egiziani ma ipotizzando la prima dovremmo chiederci: che fine hanno fatto questi alieni? Sono stati rispediti a casa loro? In cosa differivano dai terrestri? Perché non costruiscono il ponte sullo Stretto di Messina? È evidente che la seconda ipotesi è più semplice perché evita il diramarsi di ulteriori dimostrazioni su cui non possiamo pronunciarci, pertanto adotteremo questa fino a prova contraria. Ciò non significa essere ingenui ma partire da dimostrazioni più semplici e quindi più facili da verificare. È una regola ben nota in ambito scientifico e può essere estesa alla risoluzione di ogni problema, dal settore investigativo ai vestiti nell’armadio. Il “rasoio di Ockham” è un rasoio logico: consente di avere sempre chiaro ciò che si sa e ciò che non si sa, ordinando il pensiero. Similmente, chi ordina l’armadio ha più contezza di ciò che possiede, quindi evita di cadere nel consumismo e affronta meglio il dilemma del sabato sera.

RICOMINCIARE DALL’ARMADIO. Al liceo la professoressa chiese a una mia compagna in difficoltà con il latino come avesse l’armadio e, rimandandola al posto, la invitò a riordinarlo. Alla base c’era l’idea che lo studio del latino stimoli il ragionamento e che una persona disordinata produca pensieri confusi in cui faccia fatica a districarsi. E pare proprio così. È più utile in vacanza un trolley ben carico o ben fatto? Quanti vestiti che non indossiamo più teniamo nei cassetti che trasformano la ricerca di una camicia in scavi archeologici? Quante scartoffie accumuliamo sulla scrivania? Quante scatole riempiamo di cimeli impolverati? Se non ricordi cos’hai in valigia ma sai bene che gli unici souvenir che riuscirai a portare saranno quelli in fase di digestione; se al posto della bolletta da pagare trovi la fotocopia dello scontrino del vestito dei 18anni; se i ricordi ti schiacciano, è evidente che è giunto il momento di fare ordine. Gli spazi, siano essi l’ufficio, la libreria o una borsa, vanno organizzati nel modo più semplice come le dimostrazioni per il filosofo medievale. Il segreto, spiega Marie Kondo, è circondarsi solo di cose o utili o belle e buttare tutto il resto cercando di riciclarlo, ad esempio donando. Quand’è che una cosa è bella? Quando ci emoziona e ci rende felici. Ordinare è un atto liberatorio che si estende dagli ambienti alle menti. Quanti pensieri che alimentiamo quotidianamente ci creano ansia? Tutte le volte in cui pensiamo male degli altri e siamo pronti a urlare al complotto, siamo sicuri che sia conveniente? Non vivremmo più agevolmente riciclando i pensieri brutti in belli? Imparare a lasciare andare semplifica la vita. In modo diverso, Marie Kondo e Gugliemo di Ockham sembrano volerci dare la stessa lezione: semplicità, chiarezza, ordine e serenità vanno insieme. Certo, non diventeremo tutti esperti piegatori di magliette, ma potremmo imparare a viaggiare più leggeri, lasciando andare zavorre materiali e mentali. Dopo tutto, quante cose ci occorrono per essere felici?

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