Il regista e attore sulle orme di Perla Peragallo: «In scena la connessione tra drammaturgia del corpo e drammaturgia della voce deve essere totale, perfino con la temperatura corporea»

E se la scena teatrale smettesse di essere un luogo di spaccio per spettatori teatro- dipendenti e si trasformasse in un farsi continuo, per cui ogni replica sia unica e molteplice? Questa è la scommessa, il tentativo, che Roberto Latini, attore, autore e regista formatosi presso lo Studio di Recitazione e Ricerca teatrale di Perla Peragallo e vincitore di numerosi premi, persegue a ogni incontro con lo spettatore. Durante l’incontro con studenti e appassionati tenutosi presso il Monastero dei Benedettini di Catania e moderato dalla docente di Storia del teatro e dello spettacolo Stefania Rimini e dalla critica teatrale Filippa Ilardo, ha spiegato: «Ogni qualvolta ho un appuntamento con i miei spettatori mi sforzo di essere il più possibile presentabile,devo essere nelle condizioni di produrre suoni con il mio corpo, ma non solo. È indispensabile, infatti, una partecipazione totale, persino con la temperatura corporea e lo spettacolo è spesso costruito per raggiungere uno specifico calore fisico o vocale; per questo alcune scene sarebbero impossibili per me all’inizio della rappresentazione». Forse si nasconde tutto qui il significato dell’espressione “sentire scenico”, uno di quei suggerimenti criptici che Latini ha appreso dalla Peragallo «la connessione tra drammaturgia del corpo e drammaturgia della voce è totale e con drammaturgia del corpo non intendo solo quella dell’attore, ma anche quella dello spazio circostante, del corpo nello spazio…».

UNA NUOVA IDEA DI TEATRO. E da un insegnamento non convenzionale come quello di Perla Peragallo fatto di “no!” che ammonivano, ma privo di ricettari e basato sull’apprendimento induttivo sulla scena, non poteva che nascere un’idea di teatro altrettanto originale: «Non faccio intrattenimento, né performance che implicherebbero allenamento e prestazione, elementi assolutamente estranei al teatro. Al contrario io e la mia compagnia non abbiamo mai finito le prove, ci fermiamo sempre nel momento in cui sopraggiunge l’esigenza di uno spettatore perché se si andasse oltre lo spettacolo diverrebbe autoreferenziale». Sullo spettatore poi Roberto Latini ha un’idea ben chiara: «le platee sono spesso ben più avanzate rispetto allo spettacolo che viene loro proposto» e per questo sceglie di abbandonarle in preda alla voragine del senso in cui sprofondano in quel continuo happening scenico e di utilizzare abilmente le nuove tecnologie. Ad esempio il microfono diventa strumento «per amplificare non tanto la voce, quanto i silenzi, quegli spazi tra i suoni e le parole, e generare un teatro aumentato. Per questo Iago è stato il primo personaggio amplificato; l’Otello non è la tragedia della gelosia, bensì della parola, sospesa, interrotta, impreparata».

Una scena dallo spettacolo “Noosfera Lucignolo”

IL PROGRAMMA NOOSFERA. Ma il teatro di Roberto Latini non si lascia intrappolare in nessuna categoria e si evolve continuamente come dimostra lo spettacolo Noosfera Lucignolo (2010), il quale abbandona le tecnologie amplificatrici per una tecnologia di struttura «la prima parte dello spettacolo si presenta visivamente come un succedersi di fotogrammi attraverso l’alternanza tra luce e buio, la seconda invece fluisce senza interruzioni. Ciò non determina una bipartizione della messa in scena, che mantiene invece la sua unità, sebbene io non sappia come realizzare questa coesione né eserciti alcuna sorveglianza sullo spettacolo». Lucignolo appartiene al programma Noosfera, termine che sintetizza e definisce la sfera del pensiero umano,insieme a Noosfera Titanic (2011) e Noosfera Museum (2013), programma volto ad illustrare la deriva umana. Punto di partenza è un personaggio secondario del Pinocchio di Collodi, che Latini definisce «un manuale dell’italianità», ovvero Lucignolo «simbolo dell’ignoranza reale contro l’ignoranza culturale a cui siamo incatenati, il quale insegue un futuro diverso prima ancora di desiderare un futuro migliorare. È figlio di un malessere che non si accontenta della sola aspirazione, non si consola, agisce inseguendo la certezza di un miraggio e paga il conto del proprio sogno ». Ma questo sogno, questo paese dei balocchi tanto agognato s’infrange contro un iceberg e sul ‘900 cala la notte «l’iceberg che ha affondato il Titanic ha interrotto la più grande festa della storia» e si giunge al Noosfera Museum, approdo ad un rifugio privo di prospettiva in cui «ad ogni movimento affondiamo ulteriormente». In attesa del debutto del quarto lavoro di questo progetto, ispirato al Cantico dei Cantici, Latini riporta il primo episodio sulla scena.

Noosfera Lucignolo, dopo l’appuntamento al Centro culturale Zo sarà a Messina, al Teatro Clan Off, il 6 e il 7 maggio.

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