Nel 2021 in Italia i reati sui minori sono cresciuti dell’8%; il 64% di questi casi ha colpito una bambina o una ragazza; tra questi, quelli di violenza sessuale, hanno riguardato per la maggior parte femmine. Saliti anche i reati familiari del 5% con il 54% di prevalenza di casi a danno delle più piccole. E questi – secondo la recente indagine dell’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e OneDay Group – sono soltanto i casi denunciati. Quanti dati ancora lì fuori ci guardano con occhi grandi in attesa di salvarsi? Non si parla solo di donne, si parla di futuro. Per questo ogni giorno, non solo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dobbiamo raggiungere i giovani, femmine e maschi, nei luoghi che più abitano, nel linguaggio che più conoscono, nei legami che più frequentano per sensibilizzarli all’affettività. Da questa urgenza nasce a Bronte, all’Istituto Superiore “Benedetto Radice”, il primo spazio in Italia all’interno di una scuola per denunciare la violenza di genere ma anche per condividere il proprio vissuto e chiedere un aiuto concreto per cambiare destini apparentemente segnati. «Si chiama Stanza Zero perché entrando qui tutti hanno la possibilità di prendere in mano la loro vita e ricominciare da zero», ci spiega Antonella Caltabiano, docente della scuola e presidente della sede siciliana di Telefono Rosa che ha promosso l’iniziativa. Di cosa si tratta?

UNA PORTA TRA LE PORTE. «Comincia tutto dalle attività di sensibilizzazione che con Telefono Rosa di Bronte portiamo avanti nelle scuole da dieci anni – chiarisce Caltabiano –. Tante volte, dopo gli incontri, mi contattavano per denunciare violenze che avevano subito o a cui avevano assistito. I ragazzi provano ad aprirsi con qualcuno e spesso ciò accade nella loro stessa scuola. Così ho deciso di ideare questa forma di assistenza». Come nota la Dirigente Maria Pia Calanna, che ha caldeggiato il progetto, «i ragazzi possono denunciare violenze all’interno di uno spazio, quello scolastico, che conoscono bene e in cui si sentono a proprio agio». Ciò rende rivoluzionaria l’iniziativa: la Stanza Zero non è semplicemente una stanza, è una classe; la sua porta è una tra le tante porte che gli studenti possono aprire per aprire insieme il loro futuro. Se gli sportelli psicologici sono ormai diffusi negli istituti, questo progetto è un unicum nel panorama nazionale.

IL SERVIZIO. Ed è anche a portata di clic: per prenotare un appuntamento con discrezione basta inquadrare il QR Code degli adesivi sparsi nei corridoi, nelle classi, in ascensore e persino in bagno. Concordato il giorno, ad accogliere sarà una esperta formata all’ascolto, il filo rosso di tutta l’iniziativa. Individuato il problema, il team di professioniste del Telefono Rosa (psicologhe, psicoterapeute, assistenti sociali, medici, coach familiare, mediatrici culturali, avvocate ed educatrici) elabora il percorso più adatto. A questo punto, se il richiedente è minorenne, per procedere servirà l’autorizzazione dei genitori che se vorranno potranno pure usufruire dei servizi gratuiti della Stanza Zero. «La varietà delle consulenze, aperte all’intera comunità scolastica, spiega il fatto che si tratta di un centro di ascolto contro la violenza in senso lato», precisa Samantha Lazzaro, vicepresidente Telefono Rosa che presta il suo servizio in qualità di avvocato penalista. «È un messaggio che ci sforziamo di trasmettere agli studenti che spesso non hanno contezza di cosa è grave o reato. Non sanno che è reato inoltrare fotografie di una compagna senza il suo permesso; che body shaming e catcalling sono violenze psicologiche; o che quando il padre minaccia di negare alla madre l’accesso alle sue risorse economiche è violenza economica». Oggi debellare la violenza contro le donne significa sensibilizzare verso tutte le sfumature della violenza e riconoscere gli stereotipi che le rendono accettabili. «Ma significa anche – interviene Caltabiano – accompagnare gli adulti ad accogliere le richieste di aiuto degli studenti». Le loro giovani vite rischiano di sgretolarsi tra le nostre mani mentre le tendiamo verso di loro. Possiamo permetterci questo rischio?

CAMPANELLA E CAMPANELLI D’ALLARME. «Il momento in cui la vittima decide di parlare è il più importante: se dall’altra parte trova empatia e accoglienza possiamo sperare che intraprenda realmente un percorso di uscita dalla violenza», continua Caltabiano. La Stanza Zero è un punto di ascolto anche per docenti e personale ATA per gestire in maniera funzionale casi che coinvolgono studenti e famiglie. «I ragazzi hanno un mondo dentro, sta a noi tirarlo fuori. Tante volte gli insegnanti – riflette la Dirigente – colgono nelle classi dei campanelli d’allarme e non sanno con chi confrontarsi. Qui trovano professionisti con cui fare rete». E non sentirsi soli in questa impresa meravigliosa a volte titanica. «La violenza di genere – chiosa Caltabiano – è un problema che richiede una rivoluzione culturale». E la rivoluzione della Stanza Zero, a poco più di un mese dall’inaugurazione, sta già dando i suoi frutti: tante e diverse tra loro le richieste pervenute da parte di ragazze, ragazzi e docenti. In questa cornice di roccia vulcanica a 760 metri sul livello del mare, dove l’aria sa di camino, rugiada e pistacchio, la scuola si conferma culla e agorà del domani.

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