«L’alcol e la droga ci tolgono l’arte»: quale peggior pericolo per un artista? Queste parole di denuncia acquistano un peso ancor più oneroso se messe in bocca all’attrice siciliana Guia Jelo, che ha fatto dell’arte la sua vita e adesso ha deciso di volgere la sua carriera al sociale. Ne è prova “Devi avere paura”, lo spettacolo che la vedrà in scena il prossimo 27 agosto alla Corte Mariella Lo Giudice del Palazzo della Cultura di Catania e che andrà in tournée nella prossima stagione invernale (regia di Francesca Ferro, produzione Cinemaset di Antonio Chiaramonte con l’associazione “Antimafia e Legalità”).

IN RICORDO DI AMY. Sul palco Guia Jelo è affiancata dalla cantante new soul Cristina Russo e dalla sua band che omaggeranno un’artista morta proprio per la dipendenza da alcool e droghe. «La dipendenza rovina la vita, l’arte e il talento – afferma l’attrice siciliana – e io ho sentito il bisogno di scrivere un testo di denuncia sociale a riguardo. È la prima volta per me e ho voluto farlo con un omaggio ad Amy Winehouse». La cantante è stata trovata morta nel 2011 dopo una vita vissuta abusando di alcool e stupefacenti. «Amy non è l’unica artista devastata da queste dipendenze, ma ho deciso di omaggiare proprio lei con la voce di Cristina Russo perché io la amavo e la sua morte precoce mi ha fatto arrabbiare» spiega Guia sottolineando che sarà un omaggio rispettoso, non un tentativo di imitare il soul bianco della cantante britannica.

MAI SÈ STESSI, MAI PERSONAGGI. «A teatro non si imita, non ci si immedesima e non si improvvisa: io insegno recitazione e la prima regola per me è il divieto di improvvisazione. Ogni interpretazione deve rispettare le volontà del regista e dell’autore». A tal proposito la Jelo sottolinea che è impossibile per un attore immedesimarsi in un ruolo: «L’attore in scena non è mai se stesso, ma non è neppure il personaggio che interpreta: io, sempre sobria e lucida, anche se un po’ bizzarra, non mi identifico in Amy Winehouse, così come non mi sono mai immedesimata in alcuno dei personaggi interpretati, dalle suore alle prostitute». C’è però qualche ruolo che l’attrice ha amato di più e a cui anche il pubblico è legato: «Io sono affezionata a personaggi tutti diversi l’uno dall’altro: da Sant’Anna, la madre di Maria, a Liuccia Bonuccia, una de “Le buttane”, fino alla signora Lapecora dell’episodio del Commissario Montalbano “Il ladro di merendine”. Si tratta di sante, prostitute, vedove, ma io non sono una santa né una prostituta».

LE AMICIZIE DI UNA VITA. Come moltissimi sono i ruoli interpretati da Guia Jelo, altrettanti sono gli artisti incontrati nell’arco della sua carriera, ma solo con pochi di loro è nato un legame indissolubile: «Sono tre gli attori per i quali provo un amore fraterno, privo di opportunismi, interessi, livore o gelosia». Il primo è Michele Placido: «Lo conobbi sul set di “Corleone”: io avevo 25 anni e lui 28 e mi offrì il suo camper per cambiare gli abiti. Da allora è nata un’amicizia stabile e sincera, benché gli impegni ci tengano lontani». Il secondo è il siciliano Tuccio Musumeci: «Ho incontrato Tuccio agli albori della mia carriera al Teatro Stabile di Catania e lui mi ha sempre spronato portandomi sul palmo della mano. Con lui è diverso, possiamo vederci più spesso e c’è distanza generazionale». Di recente alle due amicizie storiche se ne è aggiunta una terza: «Non me ne vogliano i miei amici di una vita, ma da un anno ho conosciuto Neri Marcorè grazie alla fiction “Il Santone – #lepiùbellefrasidiOscio” e anche con lui sento che è nato un amore fraterno e puro ricambiato con affetto».

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