Una grande sinfonia con variazioni. Si prospetta così la nuova stagione operistica e sinfonica del Teatro Massimo di Palermo dopo il taglio del 75% di contributi da parte del Comune per l’anno 2021-2022. Una manovra che la giunta Orlando ha attuato nella primavera scorsa per riequilibrare il bilancio e non rischiare il dissesto. Un terremoto in parte arginato con il reinvestimento delle tasse di soggiorno, che però è coinciso con diversi cambiamenti in seno al Teatro a cominciare dall’addio di Francesco Giambrone, che ha lasciato il capoluogo siciliano per l’Opera di Roma, la nomina del direttore artistico Marco Betta alla sovrintendenza, il cambio di colore politico a Palazzo delle Aquile e gli strascichi da Covid che hanno inciso non poco sul comparto dello spettacolo dal vivo. 

UNO SFORZO CORALE. «L’arte fiorisce dove ci sono difficoltà» è stato il mantra di Betta in questi mesi, il quale si è subito rimboccato le maniche per dar vita a un cartellone con sette opere, quattro balletti e quattordici concerti, costruito sulla cooperazione interna ed esterna al Massimo in particolare con Palazzo Butera, appellandosi all’arte tout court come salvagente per la cultura. È per questo motivo che per curare la parte visual del manifesto è stata chiamata l’artista tedesca Elisabeth Scherffig, nota per i suoi lavori legati ai cambiamenti nello spazio urbano. Un disegno con una mappa di Palermo vista dal mare, con la facciata del Massimo in evidenza, su cui sono state adagiate due teste: una dorata a rappresentare il balletto e l’opera, l’altra bianca a simboleggiare i concerti sinfonici. Due mondi che si guardano e sono in stretto dialogo fra loro proprio come i due cartelloni che vanno a costituire la stagione 2023. L’intento del sindaco e di Betta non è solo quello di costruire un circuito ricco di stimoli con cui orientare la comunità al bello ma anche di riuscire a trovare le risorse necessarie al sostentamento dell’arte che si strutturino attorno all’autofinanziamento. La numerosa presenza di turisti e croceristi è un ottimo punto di partenza, ecco perché si è subito pensato a un biglietto unico per le visite guidate al terzo teatro più grande d’Europa che coinvolgesse anche la Fondazione Butera, la quale nei primi 9 mesi dalla sua riapertura, nel maggio del 2021, ha ospitato ben 15.000 visitatori. La chiamata a raccolta delle istituzioni e associazioni del territorio si è estesa a macchia d’olio anche al Conservatorio e all’OSS, al The Brass Group e al Piano City Palermo passando per l’UniPa, l’Associazione Acrobazie Arte e l’Accademia di Belle Arti.

MEMORIA E ATTUALITÀ. Il titolo che l’8 novembre inaugurerà la stagione sarà il Kaiserrequiem, nuova creazione del direttore musicale israelita Omer Meir Wellber e del regista Marco Gandini in cui si unisce il Der Kaiser von Atlantis, composto da Viktor Ullman nel campo di concentramento di Theresienstadt, con la Messa da Requiem di Mozart e nel quale ci sarà il pieno coinvolgimento dell’Orchestra, del Coro e del Corpo di ballo del Massimo. In occasione del trentennale delle stragi, qualche giorno più tardi, toccherà al Requiem per le vittime della mafia, composto nel 1993 da Ferrero, Galante, Arcà, D’Amico, Sollima, Betta e Tutino su un testo di Vincenzo Consolo. Un progetto realizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati che ha come obiettivo primario quello di tenere accesa la fiaccola del passato per illuminare il futuro e di raccontare quanto accaduto nel 1992 in un tour in giro per l’Italia. Come se non bastasse si cercherà anche di avviare una riflessione sull’odierna guerra in Europa coinvolgendo alcuni pianisti ucraini e di portare la musica fra la gente delle periferie, grazie all’impegno del Comune e della Città Metropolitana, per promuovere democraticamente la musica. Fra i titoli operistici legati al repertorio della tradizione troviamo “La Traviata” di Verdi per la regia di Pontiggia, che insieme a “La bohème” di Puccini andrà in tournée in Giappone. Due opere spesso presenti all’interno delle stagioni delle altre 13 fondazioni, come il Lirico di Cagliari, il Maggio Musicale Fiorentino, il San Carlo e la Fenice. A testimonianza del fatto che oltre alla sperimentazione bisogna avere sempre un occhio vigile sul botteghino. Inoltre quasi tutti i teatri presenti sul territorio nazionale hanno già annunciato i loro cartelloni e chi non l’ha ancora fatto sarà certamente prossimo.

LA MUSICA AI GIOVANI. Altro asso nella manica di Betta sta nell’affidare la direzione di alcuni concerti sinfonici a tre giovani maestri: l’inglese Ben Glassberg, la trapanese Manuela Ranno e il veronese Alessandro Bonato. Novant’anni in tre faranno da contraltare alla presenza del veterano Riccardo Muti che per la prima volta dirigerà a Palermo il “Don Giovanni”, con la regia della figlia Chiara. Intanto, ampio spazio è stato riservato al balletto, affidato al neodirettore del corpo di ballo Jean-Sébastien Colau che raccoglie il testimone da Davide Bombana firmando insieme a Vincenzo Veneruso Lo schiaccianoci di Čajkovskij e Le corsaire su musica di Adam, Pugni, Delibes e Drigo. Sappiamo che la situazione della danza in Italia non è fra le più floride, basti pensare che solo quattro fondazioni possono contare su un corpo di ballo, è per questo che il teatro palermitano, geograficamente fra le realtà più a Sud, tenterà di dargli il giusto valore con creazioni apposite come la Carmen coreografata da Leo Mujić e L’ultimo bacio di Anna di Veneruso su musiche di Paolo Buonvino. Ultima chicca, il Don Pasquale di Donizetti con la regia del visionario Michieletto coprodotto insieme alla Royal Opera House Covent Garden di Londra e all’Opéra di Parigi, immette di fatto la fondazione siciliana nel circuito internazionale. Ecco perché bisognerebbe ripensare a una metodologia nell’erogazione dei contributi e non lasciare che ad ogni crisi si metta a repentaglio un intero settore, perché è vero che con sacrificio si può arrivare a tutto, e in questo senso il Massimo ha avuto un atteggiamento fattivo e ligio anche nel rispettare i contratti firmati prima della pandemia, ma alla luce del suo peso e del suo valore non è più pensabile considerare la cultura come ancella dei bilanci istituzionali.

IL CARTELLONE

OPERE E BALLETTI

Kaiserrequiem (8 novembre 2022), Omer Meir Wellber e Marco Gandini. 

Requiem per le vittime della mafia (12 novembre) in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati. 

Balletto Lo schiaccianoci (16-23 dicembre) di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

La traviata, (17- 24 gennaio) di Giuseppe Verdi, regia Mario Pontiggia e Francesco Zito, direttore Carlo Goldstein.

Don Pasquale (17-23 febbraio) di Gaetano Donizetti regia Damiano Michieletto sul podio Michele Spotti.

Balletto Le corsaire (15-19 marzo) musica di Adolphe Adam, Cesare Pugni, Léo Delibes e Riccardo Drigo.

Norma (16-23 aprile) di Vincenzo Bellina, regia di Ugo Giacomazzi e Luigi DiGangi direzione Lorenzo Passerini.

Balletto Carmen (13-18 giugno) coreografia di Leo Mujić.


Orfeo ed Euridice (19-26 settembre) di Christoph Willibald Gluck direttore Gabriele Ferro.


L’ultimo bacio di Anna (30 settembre-1ottobre) coreografia di Vincenzo Veneruso musiche Paolo Buonvino.

Don Giovanni (24 ottobre al 2 novembre) regia di Chiara Muti direzione Riccardo Muti.

CONCERTI

Requiem direzione Ben Glassberg e Manuela Ranno.

Concerto per violoncello di Edward Elgar, solista il violoncellista Steven Isserlis, e la Sinfonia “Eroica” di Beethoven direzione Omer Meir Wellber. 

Cabaret! direzione Omer Meir Wellber. 

Concerto di Capodanno, violinista Julian Rachlin, concerto diretto da Salvatore Di Vittorio. 

liederKindertotenlieder e Quinta Sinfonia direttore Marc Albrecht. 

Harold en Italie di Hector Berlioz, direzione Omer Meir Wellber. 

Gustav Mahler e Johannes Brahms, direttore musicale onorario Gabriele Ferro.

Concerti con l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori (il 26 aprile) e l’Orchestra Jazz Siciliana (9 settembre).

Concerto Pavel Berman, direzione Alessandro Bonato.

Concerto soprano Asmik Grigorian, direttore Henrik Nánási.

Stabat Mater di Giovanni Sollima.

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