Il presidente di Longanesi, già direttore del “Corriere della Sera” e del “Sole 24 Ore”, è intervenuto a Catania in occasione della presentazione ufficiale della “Fondazione Domenico Sanfilippo Onlus” e del volume “Il mio novecento”

«Essere giornalisti significa misurarsi con l’istante, raccontare fatti notevoli seppure effimeri nella loro istantaneità, essere giornalisti significa immergersi nel flusso della storia. Ed è un po’ come trovarsi dinanzi a un pozzo e dover ogni volta scegliere se limitarsi a guardare la propria immagine riflessa nell’acqua o gettarsi al fondo per scandagliare la notizia. Il giornalista che sceglie quest’ultima strada diventa lo storico dell’istante». Queste le parole di Giuseppe Di Fazio, caporedattore de “La Sicilia” che ha conversato con Ferruccio De Bortoli e Antonio Martino durante la presentazione del libro “Il mio Novecento. Memorie del secolo breve” (Domenico Sanfilippo editore, 2017) del giornalista Nino Milazzo svoltasi presso il Palazzo Platamone di Catania e trasformatasi in una grande lezione di giornalismo.

De Bortoli, presidente di “Longanesi” e già direttore del “Corriere della Sera” e del “Sole 24 Ore”, è autore della prefazione al libro di Milazzo, un giornalista che, secondo le sue parole, è stato capace di non polemizzare coi fatti anche quando questi si allontanavano dalle sue previsioni. «Il giornalismo ha molti meriti ma anche solidi difetti – ha spiegato – dovrebbe arrendersi dinnanzi all’evidenza di un evento che smentisce quelle che erano le supposizioni iniziali. Putroppo spesso la tendenza del giornalista odierno è invece quella di manipolare i fatti».

Ferruccio De Bortoli, Giuseppe Di Fazio e Nino Milazzo

L’ATTENZIONE AGLI ESTERI. “Il mio Novecento – Memorie del secolo breve” raccoglie gli articoli pubblicati da Milazzo tra il 1963 e il 2009 sul “Corriere della Sera” e su “La Sicilia” (quotidiani dei quali fu rispettivamente vicedirettore e condirettore). Tra questi spiccano in particolare i reportage dall’estero scritti già negli anni ’70 per “La Sicilia”, anticipando una tendenza oggi diffusa in tutta la stampa nazionale. «L’apertura alla politica estera – ha spiegato De Bortoli – non solo aiuta a leggere il territorio locale ma permette di acquisire una migliore lente, tanto più nell’odierna era della globalizzazione. Lo dimostra il fatto che il miglior giornalismo ha anticipato e preparato le future aperture del Paese. Su un articolo del Corriere della Sera scritto in occasione della firma dei trattati di Roma, Gaetano Martino affermava “questa firma è una risposta ai muri e all’indifferenza”, dichiarazione ancora oggi attuale e che comprova l’apertura della stampa italiana all’estero già alla fine degli anni ‘50. La nostra civiltà è storicamente caratterizzata dall’apertura».

CRONACHE DI MUTAMENTI E MUTAZIONI. La carriera giornalistica di Nino Milazzo, così come quella di Alfio Russo (primo direttore de La Sicilia nel 1945 e successivamente direttore del Corriere dal 1961 al 1968) è stata un grande esempio della collaborazione di giornalisti meridionali a testate settentrionali come il Corriere della Sera. «La loro esperienza – ha chiarito De Bortoli – ha costituito un ponte tra l’isola e il territorio peninsulare spiegando la realtà siciliana e le sue contraddizioni a chi, pur avendola conosciuta, la giudicava ancora secondo luoghi comuni. Oggi invece la questione meridionale e il tema politico regionale sono stati rimossi dalla stampa nazionale, forse per una precisa scelta, e anche le politiche economiche hanno rivolto poca attenzione alle esigenze del Sud, che si sono via via ampliate».

Ferruccio De Bortoli e Giuseppe Di Fazio

IL FUTURO DEL GIORNALISMO. Il giornalismo sta cambiando e uno dei mutamenti più preoccupanti è la costante decrescita delle vendite dei quotidiani cartacei. Nonostante questo, secondo il giornalista, i buoni articoli sono oggi più letti che in passato grazie alla condivisione in rete. «Internet – spiega ancora – è una piazza democratica che annulla ogni distinzione tra chi produce la notizia e chi la racconta. L’autorevolezza dei giornali gioca allora oggi un ruolo ancora più importante: i lettori verificano le notizie sulle testate ufficiali, anche se magari di quegli stessi giornali non hanno mai acquistato una copia cartacea». Per De Bortoli la buona informazione richiede un po’ di fatica da parte dei lettori, che però saranno ricompensati dalla capacità di difesa nei confronti delle fake news. «La pigrizia spesso denota l’attaccamento alla post-verità. Il giornale oggi è in fondo il nostro passaporto civile, un elemento d’identità sempre più prezioso, volto a promuovere la condivisione».

LE AMICIZIE NEL GIORNALISMO. Interrogato da Di Fazio sull’esistenza dell’amicizia nel mondo giornalistico quale virtù, De Bortoli ha risposto: «La virtù a volte può mutarsi in difetto e non dobbiamo dimenticare che il mondo dei giornalisti è specchio della società odierna, con esponenti esemplari e non. Come in ogni realtà, all’interno delle redazioni covano grandi amicizie e inimicizie; spesso i migliori giornalisti hanno mostrato un certo narcisismo che li ha condotti a scontrarsi tra loro: Oriana Fallaci, Indro Montanelli e Tiziano Terzani non si sono certamente amati. Il direttore allora deve comportarsi come un impresario e giudicare le qualità umane chiudendo un occhio sui connotati caratteriali». Nel libro di Milazzo molte sono le amicizie narrate, intessute con una cronaca che ricostruisce frammenti del nostro passato, momenti importanti di un’identità collettiva che le nuove generazioni rischiano di dimenticare, come la guerra fredda e la caduta del muro di Berlino. “Il mio Novecento- Memorie del secolo breve” si rivolge soprattutto ai giovani, affinché dalle parole dello storico dell’istante evincano le grandi rotture, ma anche le linee di continuità che attraversano la storia del nostro Paese e non solo».

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