La musica unisce i popoli: nasce la prima raccolta delle più belle canzoni europee

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Si chiamerà “The European Songbook” e radunerà, dai 27 membri dell’UE, le sei canzoni che ogni Paese, tramite una votazione, ha scelto come le più rappresentative della sua storia. L’idea di un progetto così innovativo? Si deve a una piccola Ong culturale, co-fondata dal musicista catanese Francesco Calì

Sei canzoni per riscoprire un lato inedito del patrimonio culturale del Vecchio Continente e l’importanza di un sentimento convintamente europeista. Questa l’intuizione e la sfida della piccola Ong culturale danese The European Union Songbook – fondata dallo scrittore e giornalista danese Jeppe Marsling e dal musicista e compositore catanese Francesco Calì – che dal 2015 ha ideato e lanciato un contest senza precedenti: ognuno dei 27 stati dell’Unione, tramite una votazione telematica, è stato chiamato a scegliere i brani che più rappresentano la propria storia musicale tra un totale preselezionato di 50, individuati da insegnanti e allievi di musica e cantanti di coro e divisi nelle seguenti categorie, da cui verrà scelto un brano per ognuna di esse: Canzoni d’amore, Natura e stagioni, Libertà e pace, Canzoni popolari, Fede, Canzoni per bambini. Per quanto riguarda la selezione italiana, la supervisione per la redazione del Songbook è stata affidata al prof. Stefano Sanfilippo, docente di accompagnamento pianistico presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini”. Che a proposito della selezione iniziale, che vede classici come “O sole mio” o “Bella Ciao”, gioielli cantautorali come “Il testamento di Tito” o “La donna cannone”, o ancora celebri brani per bambini come “Volevo un gatto nero”, ha dichiarato: «I brani selezionati rappresentano trasversalmente il gusto e la tradizione musicale di milioni di persone. Attraversando il tempo, abbracciano e uniscono generazioni di fruitori e appassionati di tutti i generi della canzone».

ABBRACCIARSI CON LE NOTE. L’Unione Europea, si sa, non attraversa il momento più felice della sua storia. Tra le polemiche che ogni giorno si inseguono sulla sua politica migratoria ed economica, la delicata questione della Brexit e il sempre crescente euroscetticismo di molti Paesi che rivendicano la priorità dei propri interessi nazionali, il presente del Vecchio Continente non si dimostra certo un esempio irreprensibile di coesione. Che ruolo può giocare, perciò, questo inedito approccio all’identità europea nel favorire un percorso di reciproca conoscenza? «Noi crediamo – afferma Francesco Calì – che le culture nazionali e quella europea siano in relazione dinamica. Senza uno scambio tra i Paesi europei ogni singola cultura nazionale diventa senz’altro noiosa, meno interessante. È importante – prosegue – vedere e ascoltare sé stessi attraverso gli occhi e le orecchie di un altro e imparare dalle differenze storiche e culturali». Il progetto di un book musicale europeo di comune riferimento, insomma, punta sul principio del reciproco riconoscimento come condizione imprescindibile della relazione: «Alcune delle canzoni di libertà più forti del nostro Songbook – conferma il maestro Calì – sono quelle scelte nei paesi che hanno sofferto le terribili dittature comuniste dell’Est europeo. Cantare quelle canzoni in Occidente ci permette di capire meglio chi vive vicino a noi e di apprezzare la libertà stessa».

UNA LINGUA PER L’EUROPA. Approntare una raccolta di questo tipo non significa solo rimettere in circolo la voglia di conoscere il proprio vicino oltre ogni pregiudizio o confronto superficiale, ma anche immettere nella coscienza europea la consapevolezza di poter sviluppare un linguaggio comune che abbatta ogni barriera: «L’esigenza di un simile progetto – spiega Calì – nasce dall’aver realizzato che in seguito a decenni di americanizzazione e all’assenza di una lingua comune tra i Paesi europei, condividere il patrimonio delle canzoni nazionali potrebbe permetterci di superare la scarsa conoscenza delle altre culture che abbiamo a fianco, e perfino prevenire lo smembramento dell’UE». Un progetto certamente ambizioso, che solo la musica, capace di arrivare indistintamente ad ogni cuore sensibile a prescindere da culture e provenienze, può sognare di realizzare.

Francesco Calì, co-fondatore di “The European Union Songbook”

CONOSCI GLI ALTRI…PER CONOSCERE TE STESSO. Un’occasione del genere, in un Paese come quello italiano, può innescare un altro, fondamentale meccanismo: quello di rivalutare il trattamento politico e sociale dedicato alla nostra cultura musicale negli ultimi anni. Non a caso l’Italia – che sarà l’ultimo Paese ad esprimere le sue preferenze sino al 27 ottobre, giorno di chiusura delle votazioni – patisce un notevole deficit rispetto ad altri, virtuosi, esempi continentali: «Ormai da decenni – ammette amareggiato Francesco Calì – la musica italiana non rispecchia più il nostro illustre patrimonio artistico-culturale e viene confinata nell’ambito dell’intrattenimento. 3 soli anni di educazione musicale, quelli attualmente previsti dall’attuale ordinamento scolastico – rincara – non sono sufficienti ai docenti per trasmettere agli allievi approfondite nozioni di una materia così sconfinata, specie se si fa il confronto con Paesi come la Germania o la Danimarca, dove gli anni previsti sono rispettivamente 12 e 6 (in questo caso, però, ogni comune è obbligatoriamente dotato di una scuola musicale dalla retta assai accessibile)». Per non parlare di una visione scarsamente lungimirante: «Paesi come Norvegia, Austria, Malta, Olanda, Regno Unito e non solo – chiosa Calì – possono contare su un forte supporto governativo, che permette il fiorire di progetti artistici e di un fitto network di organismi creati specificamente per sostenere la creatività». Che sia questo il treno da prendere in corsa?

La procedura di votazione, interamente in lingua italiana, si svolge sul sito www.eu-songbook.org. La tappa finale del progetto sarà la pubblicazione, prevista per la Giornata Europea del 9 maggio 2020, del “The European Songbook”, che conterrà 162 canzoni stampate in lingua originale e in traduzione inglese. Il ricavato servirà a finanziare una 2°edizione in tutte le 24 lingue ufficiali della UE.

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