Dall’alto dell’acropoli di una minuscola isola nel Mediterraneo soffia un vento tiepido, una mite perturbazione artistica che investe le Eolie con un sospiro di ripartenza. Accade a Lipari, più precisamente all’interno del Chiostro normanno del Monastero dei Benedettini, dove l’Associazione Un Sanpietrino ha chiamato a raccolta artisti contemporanei del panorama nazionale per parlare di ripresa e possibili prospettive post-Covid. Eoliè 21, un sospiro di ripartenza è l’edizione zero di un esperimento culturale fortemente voluto da Francesco Malfitano, avvocato liparota trapiantato a Roma, che torna alla sua isola col desiderio di solleticare le menti e riscuotere gli animi dal torpore creativo che la pandemia ci ha lasciato addosso.

«Intorno all’850 d.C. i pirati saraceni saccheggiarono e devastarono l’isola di Lipari e le Isole Eolie, cacciando via la comunità cristiana. Nel 1061 un gruppo di monaci benedettini approdò sull’isola ed è a loro che si deve la costruzione di questo Chiostro. È da qui che nel Medioevo ripartì la civiltà di Lipari», spiega Malfitano. Un’involontaria lezione di storia che è anche la premessa necessaria per raccontare e cogliere lo spirito del progetto di cui è padre. «Dal punto di vista simbolico questo luogo rimanda a una ripartenza, ed è il motivo per cui l’ho scelto. Così come è stato per gli eoliani quasi mille anni fa, allo stesso modo desideravo oggi una ripartenza proprio da questo spazio, che da quando è stato riscoperto circa trent’anni fa non è mai stato particolarmente valorizzato».

Il virus, alla stregua dell’incursione saracena, ha fatto terra bruciata senza alcun discrimine. Adesso che, con più paura che fiducia, ci affacciamo oltre la soglia di casa per capire se il peggio sia passato, è lecito cercare punti fermi e porci domande per capire in che direzione andare. Ma che cosa significa ripartire, cosa ci manca per farlo?

La location del Festival: chiostro normanno del Monastero dei Benedettini, Lipari

«Chiediamolo in primis agli artisti», suggerisce. «Ripartiamo dagli artisti, da loro che spesso vedono prima di altri verso dove stiamo andando».

Se i monaci benedettini nel momento del bisogno sono stati capaci di traghettare la civiltà da un’epoca all’altra, dal Medioevo al Rinascimento, allo stesso modo forse i più lungimiranti di noi sapranno individuare e solcare nuove vie verso la ripresa. «Io non ho delle risposte, ma delle domande», commenta Malfitano. «Domande che pongo a questi artisti e risposte che cerco e spero di trovare nelle loro opere. Non so cosa verrà fuori da questo momento artistico, so che però prendiamo sul serio l’interrogativo della ripartenza». 

Poi aggiunge: «Ripartenza che forse non può essere affidata soltanto a un vaccino, che è ovviamente importantissimo, perché ci serve anche altro: sia da un punto di vista sociologico che culturale».

Lo scultore Jago

Così a rispondere alla chiamata o – come dice lui – alla provocazione, saranno loro: gli artisti. Il chiostro di Lipari ospiterà infatti, fra il 18 luglio e il 6 agosto, i dipinti di Agostino De Romanis, il classicismo di Alessandro Motta, gli scatti urbani di Raffaello Perna, le esplosioni di colore di Marco Tamburro e le fotografie del tre volte premio Oscar Vittorio Storaro, già tanto caro a Woody Allen. Presenti per dire la loro anche lo scultore Jago, il poeta Davide Rondoni, il musicista Carmelo Travia e l’attrice Teresa Saponangelo, ancora avvolta nei Nastri d’Argento 2021 come miglior attrice protagonista. Un incontro artistico all’insegna della contaminazione e dell’improvvisazione, come l’esibizione del Maestro Travia che, riferisce Malfitano, ha detto: «Non so cosa farò lì. Guarderò, vedrò e interpreterò il momento».

Il meteo culturale dell’arcipelago prevede dunque venti e sospiri poetici rivolti su ogni versante, da quello pittorico a quello musicale, si spera abbastanza decisi da mettere in allerta gli isolani anche durante la stagione turistica, la più frenetica e preziosa.

Il direttore della fotografia, tre volte premio Oscar, Vittorio Storaro

«L’isola può ben rappresentare un momento di approfondimento e di otium latino, inteso come riflessione sul dove stiamo andando e cosa stiamo osservando», riflette a questo proposito. «Le Eolie sono fra i luoghi più belli del mondo e lo dico senza campanilismo. Trovo insopportabile che luoghi così belli non abbiano dei momenti culturali e di approfondimento forti, momenti di cui godere così come godiamo anche del mare e del paesaggio. Perché non possiamo avere un luogo che possa provocare anche da un punto di vista culturale, così come provoca dal punto di vista paesaggistico? Lipari può dare tanto da questo punto di vista».

«Noi liparoti siamo personaggi un po’ duri, per usare un eufemismo – continua Malfitano – siamo cocciuti, che in generale è un po’ la caratteristica degli isolani».

Poi aggiunge, concludendo la chiacchierata con un’altra breve lezione, stavolta di storia dell’arte: «Anche se ormai è stata smentita, per decenni l’interpretazione del dipinto dell’Ignoto Marinaio di Antonello da Messina è stata legata alla storia di un marinaio liparota. Guardando il quadro si può notare della follia nell’espressione di quell’uomo, ma anche del genio. E allora, proprio come quel marinaio, auspico che gli eoliani possano intuire che nella vita sulle isole c’è anche della bellezza culturale, che può permetterci di apprezzare più compiutamente la bellezza naturalistica di cui già godiamo».

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