Da qualche anno imperversa nei social, soprattutto su Instagram, la patria delle foto, il fenomeno del “Food Porn”, il così detto “cibo che si mangia con gli occhi”. Negli ultimi anni il food porn è diventato una vera e propria passione, con le sue fontane di pistacchio, gli hamburger in perfetto stile americano, e i bomboloni “fritti fritti fritti”, con la conseguente nascita di numerose pagine di food, dedicate proprio a questo fenomeno. Ma cosa fa un food blogger in questo periodo in cui l’imperativo è, di nuovo, “restare a casa”?

Marco di Pistacchissimo

«A marzo, quando i locali avevano chiuso tutti e le persone erano bloccate a casa, avevo iniziato a concentrarmi maggiormente sulle ricette. In seguito i ristoratori hanno faticato un po’ a organizzarsi con l’asporto e il domicilio, ma stavolta si sono attrezzati in maniera più tempestiva» racconta Marco, creatore della pagina Instagram Pistacchissimo. Se durante il precedente lockdown ci si improvvisava tutti pizzaioli con la conseguente scomparsa del lievito dai supermercati, oggi ci troviamo tutti più preparati ad affrontare la situazione e abbiamo l’opportunità di provare a casa i nostri piatti preferiti dai locali che ci incuriosiscono. Oggi le stories dei food blogger non mostrano più le specialità dai locali della città, ma le raccontano dai salotti di casa.

Marco di Pistacchissimo: «Cerchiamo di sfruttare la visibilità per buoni scopi come informare sulle nuove restrizioni, ad esempio sui nuovi orari, e veicolare dei messaggi importanti, come l’uso della mascherina»

Prima della pandemia le pagine di questi ragazzi avevano come unico intento far conoscere, attraverso le loro foto e le loro recensioni, le piccole e grandi realtà del food della nostra città. In questo periodo, tuttavia, con il settore in profonda crisi, il loro ruolo diventa quello di aiutare i ristoratori a fronteggiare la situazione, proponendo le loro specialità e servizi in modalità più familiari. 

Sebbene la maggior parte di questi progetti sia nata per gioco e rappresenti un’attività extralavorativa, gestire una pagina con migliaia di follower comporta anche a delle responsabilità sociali. «Cerchiamo di sfruttare la visibilità per buoni scopi – racconta ancora Marco – come informare sulle nuove restrizioni, ad esempio sui nuovi orari, e veicolare dei messaggi importanti, come l’uso della mascherina». 

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