Forti e puri come un fiore che sboccia: Quasimodo e l’auspicio per l’anno nuovo

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Anche dopo l’inverno più gelido, anche dove sembra che il grigiore abbia la meglio sulla vita, una miracolosa esplosione di bellezza è dietro l’angolo. Con la poesia del nostro conterraneo accogliamo l’inizio del 2020: non come attesa inquieta dell’ignoto, ma come occasione per riscattarsi e mettersi in gioco giorno dopo giorno

L’anno nuovo è ormai alle porte. Mentre l’eco del Natale appena trascorso abbandona flebile le ultime, fredde giornate di dicembre e mentre già fervono i preparativi in vista dell’ennesimo cenone, una qual certa ansia sembra assalirci. Non solo perché il Capodanno è, da sempre, la fiera dell’incertezza, degli impegni presi all’ultimo secondo disponibile, ma anche perché sentiamo l’inevitabile avvicendarsi del tempo come una tappa obbligatoria per fare i conti con noi stessi, un incentivo a tracciare un bilancio di quanto siamo riusciti ad ottenere e dei nostri fallimenti, una finestra su un futuro tutto da scrivere e per questo misteriosamente atteso. Fioriscono i progetti e le speranze: talvolta di radicale rinnovamento, altre volte di una serena continuità. Quale che sia il desiderio legato al sopraggiungere di una nuova stagione della nostra vita, piuttosto che considerare questo passaggio come un ignoto da affrontare dovremmo, invece, vederla come un’opportunità irripetibile da cogliere a piene mani. Come ci suggerisce di fare una splendida poesia del nostro conterraneo Salvatore Quasimodo.

«Ed ecco sul tronco/ si rompono gemme:/ un verde più nuovo dell’erba/ che il cuore riposa: il tronco pareva già morto, piegato sul botro./ E tutto mi sa di miracolo; e sono quell’acqua di nube/ che oggi rispecchia nei fossi/ più azzurro il suo pezzo di cielo,/ quel verde che spacca la scorza/ che pure stanotte non c’era». Così recitano i versi della poesia Specchio, un vero e proprio scatto fotografico in lirica di una natura che, indomita, non cede alla furia degli agenti atmosferici. Sbuca, quel verde che rimanda all’esplodere della vita, dal grigiore desolante di un tronco abbattuto, privo di linfa. La vita, in fondo, è così: impronosticabile nei suoi risvolti, incontenibile nel suo fluire persino nelle ristrettezze materiali. Come la natura, capace di mantenere un suo salvifico equilibrio in ogni situazione, di innescare un ciclo produttivo di attività e riposo, di appassimento e fioritura, allo stesso modo l’esistenza umana non può sottrarsi alla presenza di periodi infelici, di gelidi inverni che la schiacciano sotto il loro peso, riducendola quasi irreparabilmente al lumicino della propria resistenza. Sono queste oscure strettoie, queste erte salite a temprare il fiore dei nostri anni che dovrà rinascere, più forte e variopinto. Miracolo lo chiama Quasimodo: quando i colori del calore e della felicità si rovesciano prepotentemente sulla bianca, monotona tela dei nostri giorni, a ricordarci quanto sono belli per il semplice fatto che sanno sorprenderci, oltre che opprimerci. Che sanno renderci più completi, se accogliamo con decisione e consapevolezza la nostra integrale appartenenza a quello che qualcuno chiamava “il grande cerchio della vita”. Ecco perché l’incertezza che accompagna ogni anno nuovo può divenire improvvisamente salutare: perché perfino da un ramo secco destinato alla potatura può scaturire bellezza. La novità non è inquietudine, ma desiderio di reinventarsi.

Perciò, che l’anno che ci sta per salutare sia stato da dimenticare o un lasso di tempo di irripetibile fecondità, ciò che Quasimodo ci invita a considerare è che un nuovo inizio non è un fastidioso ripartire da zero, un riadattamento forzato ad un ordine che non ci è congeniale. Ogni novità che sboccia sotto ai nostri occhi è un regalo di inestimabile valore: porta con sé le esperienze del passato, le cicatrici e le bruciature, e al tempo stesso la fame di futuro, l’istinto ad abbracciare il mondo. Ogni giorno, nel suo piccolo, è un fiore che riempie la nostra aiuola, una tessera del nostro mosaico. Che ad accompagnarci verso l’anno che verrà sia questo auspicio: che si possa imparare ad essere simili a quel fiore forgiato dal tempo, memore e ingenuo contemporaneamente.

Buon 2020 a tutti voi, cari lettori.

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