Uno spettacolo nato in sogno. Scaturito dall’incontro di due donne: Gabriella Lucia Grasso, cantautrice catanese, ex Malmaritata (e da tre anni felicemente sposata con la sua compagna Lucia Baroni), e Valeria Benatti, scrittrice e giornalista di origini venete e milanese d’adozione.

«Io conoscevo Gabriella attraverso Carmen Consoli», racconta la scrittrice. «Una sera, dopo averla ascoltata in concerto a Salina, ho voluto conoscerla, poi ci siamo scambiate i numeri di telefono con l’intento di rivederci».

«Tutto è finito lì», continua la cantautrice. «Quando, un mese dopo, l’ho sognata: eravamo insieme sul palco in un concerto nel quale parlavamo di donne. L’indomani le telefonai: “Stanotte ti ho sognato”. E lei: “E che facevamo?”. “Un concerto”, le dissi. Valeria sbottò a ridere: “Tu sei matta, un concerto mai, non se ne parla».

Invece… Invece, quel sogno, a poco a poco, cominciò a concretizzarsi, diventando un docu-show, come lo definiscono le due autrici, presentato in anteprima nazionale all’Open Creative Work Space di Catania. Sognatrici il titolo, sia per la genesi, sia per la speranza di vivere in un mondo in cui le pari opportunità e l’uguaglianza dei diritti siano princìpi acquisiti. Protagoniste dello spettacolo sono le donne, donne simbolo di una lotta cominciata nell’Ottocento per conquistare libertà negate da una società patriarcale. Signore valorose, alcune poco note, altre famose, che hanno avuto un ruolo importante nel raggiungimento di obiettivi importanti nella storia del femminismo.

Donne come Mariannina Coffa, la poetessa maledetta netina che sfidò la società di fine Ottocento per inseguire rime e libertà. O come la geniale scultrice Camille Claudel, punita con trent’anni di manicomio perché volle essere libera di vivere e lavorare in maniera indipendente. La stessa sorte che colpì Alda Merini, la poetessa dei Navigli. O ancora come Graziosa Casella, poetessa catanese dimenticata, vissuta nella prima metà del Novecento, appartenente a quella schiera di donne che, come Rosa Balistreri, hanno dovuto affrontare un mondo di violenze fisiche e psicologiche per affermare il loro valore, le loro dignità e i loro principi. A differenza della Balistreri però, non conseguì il successo e il riscatto. E poi Franca Viola, la prima donna a rifiutare pubblicamente il matrimonio riparatore dopo uno stupro, Mariasilvia Spolato, docente di matematica alfiere della lotta per i diritti LGBT in Italia, fino ad arrivare al movimento #Metoo e a Claudia, l’eroina di Gocce di veleno, il libro di Valeria Benatti, simbolo di tutte le donne che subiscono violenza psicologica all’interno di un rapporto di presunto amore.

Storie drammatiche che vengono raccontate da Gabriella Grasso e Valeria Benatti con leggerezza, ironia, con il sorriso sempre sulla bocca, completate da otto canzoni in dialetto, ognuna delle quali dedicata alle donne citate, e accompagnate da proiezioni di foto storiche. La rabbia e lo sgomento per le vicende narrate vengono stemperate nell’amarezza e nel sarcasmo. La tristezza è sottolineata dalla voce di Gabriella Grasso e dal violino struggente di Vincenzo Di Silvestro, uno degli eccellenti musicisti che hanno affiancato le due protagoniste della serata insieme con Denis Marino (chitarra, guitalele e bouzouki) e la thereminista siracusana Lina Gervasi, per l’occasione al flauto traverso e all’ottavino.

Uno spettacolo elegante e interessante, coinvolgente e senza cali di tensione, nel quale le due protagoniste si rivelano splendide interpreti, sorprendendo nello scambio dei ruoli. E se Gabriella Grasso era già conosciuta e apprezzata come cantautrice, in questo spettacolo la scopriamo abile attrice, mentre la scrittrice e attrice Valeria Benatti si muove bene tra canzoni e pianoforte. Insieme, nella musica e nelle parole, ricominciano a sognare.

Sognatrici, dopo l’anteprima catanese, in autunno andrà in tour nei teatri.

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