Giancarlo Esposito: «Interpretare Gus Fring ha richiesto uno
sforzo spirituale»

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L’attore americano, ospite d’eccezione dell’ultima giornata di EtnaComics 2019 e divenuto celebre grazie al personaggio della pluripremiata serie Breaking Bad, ha rivelato di tenere fortemente alle sue origini e spiegato quanto sia difficile a volte, per chi fa questo mestiere, convivere con un personaggio che si è a lungo interpretato e che non lo rispecchia nella vita reale

Un sonoro e allegro «Buongiorno!» rompe il silenzio e l’attesa dei giornalisti quando Giancarlo Esposito fa il suo ingresso in sala stampa. Sorriso limpido, aria gioviale, un carisma quasi palpabile e subito l’immagine di Gustavo Fring, il gelido e calcolatore re del narcotraffico da lui interpretato nella pluripremiata serie Breaking Bad, sbiadisce. «Quasi tutti mi conoscono per Gustavo e per i ruoli nei film di Spike Lee, ma in realtà sono una persona simpatica, mi piace scherzare e faccio un sacco di battute, a volte anche un po’ stupide», rivela lo stesso Esposito. Classe 1958, padre italiano e madre afroamericana, ha alle spalle una lunghissima carriera iniziata a soli otto anni calcando i palcoscenici di Broadway. «Mio fratello Vincenzo e mia madre cercavano di insegnarmi a ballare, ma all’inizio ero così scarso che dicevano avessi due piedi sinistri», scherza l’attore, ricordando i suoi esordi. Interprete di tanti e diversi ruoli in film di grandi registi quali Spike Lee, Francis Ford Coppola e John Landis, ha raggiunto la popolarità globale con il sopracitato ruolo in Breaking Bad e nel suo spin-off Better Call Saul, che gli è valso, fra le altre, anche una nomination agli Emmy.

VOGLIA DI SPERIMENTARE. Nonostante gli oltre cinquant’anni di attività, però, Esposito ha l’entusiasmo e la voglia di mettersi alla prova di un esordiente: «Sono come un ragazzino di tredici anni e mi piace sentire, in quello che faccio, l’innocenza e lo stupore dei bambini di fronte alle novità. Tutt’oggi mi sento come se avessi appena iniziato questo lavoro». Una voglia di sperimentare che si riflette anche sul suo rapporto con i personaggi interpretati: «Amo tutti i ruoli in cui ho recitato, ma cerco di tenerli separati dalla mia vita reale. Restare troppo legato a un personaggio interpretato anni fa sarebbe un po’ come restare il Giancarlo del passato». Una disciplina mentale perseguita e applicata specialmente al ruolo di Gustavo Fring, nei panni dei quali Esposito è tuttora impegnato: «Quando interpreti un personaggio per tanto tempo, inevitabilmente ne vieni coinvolto fortemente e quindi, quando ne esci, devi riuscire a spogliartene». Il machiavellico narcotrafficante risulta avere una personalità diametralmente opposta all’esuberanza dell’attore americano che, non a caso, si è sottoposto ad un duro lavoro psicologico per potersi calare nel ruolo: «Gus è molto freddo, il che non mi permette di mostrarmi come realmente sono. C’è tantissimo lavoro per diventare lui. Tutto parte con la respirazione, cerco di rilassarmi, di calmare la mente, perché tutto ha origine da lì. Lo stesso vale anche nella vita quotidiana. Ogni mattina ci alziamo e creiamo un programma mentale di cosa faremo nel corso della giornata. Il lavoro inizia dal respiro. Da lì inizio a entrare nella testa di Gus o, meglio, cerco di farmi possedere da Gus. In un certo senso è qualcosa di spirituale».

«Un attore  – prosegue –  è una sorta di canale e quindi bisogna fare molta attenzione, bisogna essere molto cauti e proteggere il proprio spirito, il proprio cuore, per non essere sopraffatti dal proprio ruolo. In passato alcuni ruoli hanno preso il sopravvento su di me e questo mi ha fatto star male. Io ogni tanto devo dirmi: “Non sei Gus! Sei Giancarlo!”, anche se Gus mi dà potere. Gus non ha paura. Gus può guardare una persona, capire tutto di lei e fare in modo che si comporti esattamente come a lui più conviene. Quindi, per essere lui, ho imparato a farlo anche io, ogni giorno entravo in quel ruolo, ma ogni sera dovevo disfarmene. Tutto questo è alla base del lavoro psicologico fatto sul personaggio».

Giancarlo Esposito a Etna Comics
Giancarlo Esposito a Etna Comics

RITORNO ALLE RADICI. Profondo l’amore e il legame che ha Esposito ha con l’Italia: «Quando mi chiedono se mi sento più americano o più italiano rispondo che mi sento più italiano perché in America spesso sono solo il colore della mia pelle, mentre qui in Italia sento che c’è ancora un forte spirito di accoglienza». Un amore ereditato dal padre Giovanni: «Era sempre pieno di passione – racconta l’attore con voce rotta dall’emozione – e diceva sempre che l’Italia è il meglio, che in Italia tutto è migliore. Di conseguenza, sono cresciuto con questa idea, con Galileo, Leonardo, Raffaello, il regista Visconti, con questi talenti e passioni italiane. Sono fiero di quello che sono, sono legato alle mie radici, ogni volta che vengo in Italia miglioro un po’ il mio italiano e amo la passione e l’integrità che sono parte dell’essere italiano. Poi mi dicono che sono nero e sì, sono anche nero, ma sono tutto, nero e anche italiano. Guardatemi! Gesticolo, sono passionale, amo la gente, amo il cibo, amo il vino…questa è Italia! E ne sono veramente orgoglioso».

LA FORZA DI ESSERE SE STESSI. Davanti alle centinaia di avventori di Etna Comics venuti ad assistere alla sua conferenza, Giancarlo Esposito dà libero sfogo alla sua personalità esplosiva e magnetica, abbandona spesso il suo posto per percorrere il palco avanti e indietro e rivolgersi direttamente ai tanti giovani presenti, incoraggiandoli a realizzare loro stessi e a cercare la felicità: «Le intenzioni e la volontà sono tutto. Potete realizzare grandi cose se credete in quello che fate e lo amate. Io sono felice perché amo quello che faccio». Scrosci di applausi seguono le parole dell’attore, in un crescendo emotivo culminato in una lunga standing ovation che commuove lo stesso Esposito. «Coltivate l’amicizia – conclude – Coltivate le vostre passioni e i vostri sogni. Non siate delle copie di qualcun altro. Trovate le vostra strada e seguitela. Se è la vostra, non sarà mai la strada sbagliata».

 

 

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