I furbetti made in Italy
e l’anello di Gige:
andiamo a lezione
da Platone

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Cartellini timbrati per poi fare la spesa; cambi di residenza per ottenere il reddito di cittadinanza; finte disabilità per ottenere sussidi: perché? Ce lo spiega il filosofo greco

A guardare le precauzioni prese dal governo per arginare il fenomeno dei “furbetti” del divorzio, ovvero i nuclei familiari che si rompono allo scopo di accedere al reddito di cittadinanza, si potrebbe pensare che siamo un popolo di furbetti che si diletta in pesci d’aprile tutto l’anno. Per non parlare di chi timbra il cartellino, salvo poi recarsi in palestra o di chi si finge disabile per ottenere tutte le agevolazioni del caso. Sembra proprio che in Italia amiamo i giochi di ruolo: si impersona il morto di fame, il lavoratore, il cieco. Cosa si cela dietro questa tendenza? Il mito del pastore Gige, raccontato da Platone ne “La Repubblica”, ci aiuta a riflettere sull’amore tutto italiano per ricorrere a tali escamotage.

IL MITO DI GIGE. Gige era un pastore al servizio di Candaule, re di Lidia, nell’odierna Turchia. Dopo un temporale e un terremoto, nel luogo dove stava pascolando il suo gregge, si aprì una voragine: lì vide un enorme cavallo di bronzo in cui era seppellito un gigante con al dito un anello d’oro. Senza pensarci troppo glielo sfilò. Nell’ indossarlo, scoprì che girando il castone dalla parte interna della mano, verso il palmo, diventava invisibile. Sfruttando questo meraviglioso potere, uccise il sovrano, dopo esser passato dal letto della moglie, e ne prese il trono. «Supponiamo ora che ci siano due di tali anelli e che l’uno se lo infili il giusto e l’altro l’ingiusto. In tal caso non ci sarebbe nessuno, si può credere, tanto adamantino da restare giusto». Con queste parole Glaucone, fratello di Platone e personaggio del dialogo a cui è affidato il racconto del mito, ne spiega il significato: non importa chi tu sia, tutte le volte in cui si ha la possibilità di farla franca, allora si commette ingiustizia, come fa Gige. A tal punto che, aggiunge Glaucone: «Supponiamo che uno disponga di una simile facoltà e tuttavia si rifiuti di commettere un’ingiustizia o di toccare la roba d’altri: quanti venissero a saperlo lo giudicherebbero ben disgraziato e sciocco». Non è, questo, un sentimento diffuso? Così c’è chi pensa che è da sciocchi non andare in piscina in orari di lavoro se nessuno se ne accorge o che è da sciocchi non fingersi ciechi o in difficoltà se si possono avere così sussidi o non pagare le tasse.

L’OCCASIONE RENDE L’UOMO LADRO? Oggi si parla di Effetto Gige per indicare la disinibizione incentivata dall’anonimato di Internet, come nel caso degli hater. Ma se l’anonimato non rende tutti rabbiosi, l’occasione non rende tutti ladri e l’invisibilità non fa tutti mascalzoni. Diversamente da quanto sostenuto da Glaucone e coerentemente con quanto spiegherà poi Platone, dipende tutto da chi si impossessa del potere, come mostrano anche i fiumi di grafite e inchiostro sulla simbologia dell’anello che scorrono forse proprio a partire dal mito platonico: da “L’anello dei Nibelunghi” di Wagner a “Lanterna Verde” della DC Comics passando per “Il Signore degli Anelli” di Tolkien. Una convincente confutazione della tesi di Glaucone viene, a più di due millenni di distanza, proprio dall’universo dei supereroi: ne “I Fantastici 4” della Marvel la “Donna invisibile” usa la sua abilità per il bene dell’umanità, mostrandoci così che la virtù è possibile. L’esatto contrario di quello che farebbe Gige. Non è che, quindi, ad essere onesto non è semplicemente chi non imbroglia, ma piuttosto chi non lo fa pur avendone l’occasione?

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